Guten Tag o Auf Wiedersehen?

Quando la Germania ha l’influenza, la Svizzera tossisce

Franco forte, approvvigionamento e costi di materie prime ed energia, tutti temi che da tempo sono diventati di quotidiana attualità quando si parla di economia svizzera, compresa quella ticinese. Può sembrare un’ovvietà perché è chiaro per tutti, o almeno dovrebbe esserlo, che le interdipendenze fra paesi hanno un ruolo centrale nelle dinamiche economiche.
La Svizzera non fa eccezione, ovviamente, visto che gli scambi commerciali per il nostro paese sono vitali. Con l’Unione Europea (UE) che fa la parte del leone, essendo il nostro più importante partner commerciale. Eppure, vi sono dinamiche che stanno cambiando il panorama globale e quindi anche quello dei nostri rapporti con alcuni paesi dell’UE, con conseguenze importanti per le aziende elvetiche.
Chi pensa che il mercato europeo sia facilmente sostituibile con quelli di altri paesi farebbe bene a non illudersi, perché è di fatto impossibile pensare a una sostituzione tout court. Spesso gli spostamenti verso altri mercati fanno registrare qualche punto percentuale sull’arco di anni e comunque non oltre certi limiti che si potrebbero definire fisiologici. Eppure, alcuni cambiamenti meritano un’attenzione particolare, perché le conseguenze sulla nostra economia, anche quella ticinese, possono essere importanti.
Svizzera e Germania, ad esempio, intrattengono relazioni intense in vari ambiti e sono fortemente interconnesse grazie a una lingua comune e a proficui scambi economici, culturali e personali.

Germania-Svizzera non è solo un derby

La situazione della Germania è quindi molto importante per noi, trattandosi di un partner essenziale per l’economia elvetica, soprattutto in ambito industriale. Che siano prodotti finiti o semilavorati e componenti, la Germania, con l’industria automobilistica, ma non solo, è da sempre un riferimento essenziale per le nostre aziende. Oltre a essere (stata) la cosiddetta locomotiva dell’economia europea. Locomotiva però che da qualche tempo sbuffa pericolosamente, perché costretta a trascinare vagoni di oneri sempre più pesanti. E quando la Germania va in difficoltà, negli anni la Svizzera ha quasi sempre pagato dazio. Capita la stessa cosa con l’attuale crisi economica e sociale che sta attanagliando il nostro vicino settentrionale? È interessante rilevare che questa volta la situazione è un po’ diversa dal passato e i motivi sono molteplici.

Le ragioni della crisi tedesca

I nostri colleghi della Camera di commercio e dell’industria tedesca hanno pubblicato recentemente dati molto significativi sulla situazione attuale del loro paese. Secondo un sondaggio condotto su 3’300 imprese industriali, quattro su dieci stanno valutando di ridurre la produzione in Germania o di trasferirla all’estero. Tra le aziende più grandi, con più di 500 dipendenti, più della metà sta addirittura prendendo in considerazione tale trasferimento.
Emerge in particolare, e senza sorpresa, che due elementi essenziali del sistema tedesco sono venuti a mancare: l’energia a basso costo proveniente dalla Russia e le esportazioni, in particolare quelle verso la Cina. È noto che l’industria tedesca dipende fortemente dalla produzione di automobili e dal mercato cinese. Inoltre, la difficile transizione verso le auto elettriche (l’annunciata dismissione di fabbriche della Volkswagen ne è un segnale chiaro), acuisce ulteriormente il fatto che la Cina cresca più lentamente e importi meno.

I colleghi delle Camere tedesche rilevano poi in modo molto critico alcune scellerate scelte in ambito energetico, visto che, dopo la decisione di abbandono dell’energia nucleare, la politica non è finora riuscita a creare le condizioni per un approvvigionamento energetico affidabile e conveniente. I prezzi elevati dell’energia – soprattutto rispetto ai concorrenti americani o asiatici – stanno diventando sempre più un ostacolo alla produzione e agli investimenti. A questi fattori va aggiunto il fatto che per molti anni la Germania ha limitato gli investimenti nelle infrastrutture e ora si trova a dover fronteggiare necessità di spese fuori misura per recuperare il terreno perso.
Taluni servizi sempre più carenti, come le evidenti difficoltà del traffico ferroviario spesso turbato per guasti di ogni genere, sono il segnale inequivocabile di questo ritardo accumulato negli anni.
Fra crescita debole e contrazione della produzione economica, le difficoltà tedesche pesano inevitabilmente su tutta l’economia Europea, compresa quella Svizzera. La riduzione dell’inflazione, un certo aumento dei livelli salariali, una ritrovata sebbene ancora fragile stabilità del mercato del lavoro e un miglioramento dell’approvvigionamento di materie prime fanno sperare che vi possa essere una ripresa. Ma tutto questo è insufficiente a fronte del menzionato nodo dei problemi strutturali, non risolvibili in breve tempo e per i quali sono indispensabili riforme che la politica stenta a fare.

E la Svizzera?

L’industria svizzera di regola risente della debolezza della crescita tedesca, tanto che è noto l’adagio secondo cui “quando la Germania ha l’influenza, la Svizzera tossisce”. Tuttavia, dopo la pandemia di Coronavirus, il quadro sembra essere un po’ diverso. Negli ultimi quattro anni, l’economia svizzera è riuscita a sganciarsi almeno in parte dalle difficoltà tedesche, visto che il prodotto interno lordo svizzero è cresciuto in misura nettamente maggiore rispetto a quello tedesco.
Indubbiamente le aziende svizzere sono state meno colpite dallo shock dei prezzi dell’energia rispetto ai loro concorrenti tedeschi, e i consumatori svizzeri hanno subito un’inflazione significativamente inferiore rispetto ai consumatori dei paesi vicini.
Anche la composizione delle esportazioni elvetiche è cambiata. I prodotti chimici e farmaceutici rappresentano oggi circa la metà di tutte le esportazioni e la loro quota è più che raddoppiata in 20 anni. Questi prodotti sono meno sensibili ai prezzi e ai cicli economici e non sono focalizzati prevalentemente sulla Germania. La dipendenza della Svizzera dalla Germania è quindi sostanzialmente diminuita, visto che la quota delle esportazioni elvetiche verso nord è in continua diminuzione da anni. Vent’anni fa, oltre il 20% delle esportazioni era destinato al nostro vicino settentrionale, oggi ci attestiamo sul 15%. Non a caso, dal 2021, gli Stati Uniti hanno sostituito la Germania, attestandosi quale paese principale partner commerciale della Svizzera.
Non a caso si guarda con legittima preoccupazione a cosa avviene negli Stati Uniti, soprattutto all’esito delle imminenti elezioni presidenziali, alla stabilità del paese e alla relativa politica economica. Una flessione negli Stati Uniti potrebbe incidere tanto quanto le difficoltà della Germania sulla nostra economia, mettendo a dura prova le esportazioni e gli investimenti svizzeri. In questo senso, la nostra economia diversificata presenta indubbi vantaggi, come dimostrato negli ultimi venti anni costellati da crisi di vario genere, che hanno avuto effetti malgrado tutto contenuti per il nostro paese. Ma l’incertezza per l’instabilità di partner così forti come Germania e, in parte, Stati Uniti (senza dimenticare anche la Cina…) ovviamente resta.

E il Ticino?

Perché tutto quanto precede è rilevante anche per il Ticino? Molte nostre aziende esportano direttamente verso i mercati citati oppure, a volte in misura ancora maggiore, operano per aziende svizzere che a loro volta esportano. Quindi, direttamente o indirettamente, l’andamento tedesco e quello americano hanno risvolti importanti anche per la nostra economia cantonale, la cui quota-parte in termini di esportazioni è considerevolmente cresciuta negli ultimi due decenni.
È di fondamentale importanza, oggi più ancora che in passato, osservare analiticamente quanto accade nel mondo perché rilevante anche per l’andamento economico e l’occupazione nel nostro microcosmo.
Spese fuori controllo, ricchezza considerata come scontata, rinuncia a fonti energetiche senza valide alternative, scarsi investimenti e altri errori esiziali dovrebbero costituire un monito per non ripetere gli stessi errori nel nostro panorama cantonale e nazionale.
Oltre a trarre magari qualche insegnamento dalla situazione tedesca, che dimostra come talune decisioni politiche prese con avventatezza e superficialità possono, in poco tempo, retrocedere una locomotiva a semplice vagone.


Campionato svizzero delle competenze imprenditoriali 2024

Il Campionato professionale svizzero dell’imprenditorialità si è tenuto per la seconda volta alla fiera BAM di Berna dal 5 all’8 settembre 2024. Nel corso di quattro giorni, otto squadre provenienti da tutte le regioni della Svizzera hanno affrontato la sfida di sviluppare un’idea imprenditoriale in linea con un obiettivo di sviluppo sostenibile. La manifestazione è sostenuta dalle Camere di commercio e dell’industria svizzere, di cui anche la Cc-Ti fa parte.

Alla competizione hanno partecipato anche due studentesse provenienti dal Ticino, Alessandra Maniezzo e Giada Battaini. Entrambe frequentano il Bachelor of Science in Leisure Management presso la SUPSI.

Durante i 4 giorni gli 8 finalisti hanno dovuto affrontare diverse sfide. L’obiettivo da raggiungere era basato sul rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili. I finalisti sono stati chiamati a sviluppare un’idea imprenditoriale che promuovesse una vita sana per la società nelle città e nelle regioni e che si adattasse all’obiettivo 11 per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Oltre alle sfide principali, che comprendevano la stesura di un budget e la ricerca di mercato, i finalisti hanno dovuto affrontare anche delle sfide intermedie come la produzione di un breve filmato e lo sviluppo di una campagna di marketing per i primi clienti. Nei primi tre giorni, ogni sera, i coach hanno valutato i risultati delle squadre attraverso una serie di criteri in relazione al compito assegnato.

Nel ruolo di coach ed esperto per il Ticino era presente Mattia Bedolla, collaboratore scientifico presso il Centro competenze management e imprenditorialità (CMI) della SUPSI. Insieme agli altri coach ha seguito i finalisti fornendo feedback, rispondendo a domande puntuali e valutando le performance dei partecipanti.

Domenica si è invece tenuto l’atto finale, ovvero la presentazione attraverso un pitch delle idee imprenditoriali sviluppate. La giuria composta da Miriam Gantert (Superloop Innovation), Michael Koch (cofondatore e CEO di HYLL) e Yacine Bouazdia (Università di Scienze Applicate di Berna/Associazione Giovani Imprenditori) ha giudicato le presentazioni.

Domenica pomeriggio i finalisti di EntrepreneurSkills si sono riuniti per la cerimonia di consegna delle medaglie, dove i primi tre classificati hanno ricevuto le congratulazioni della giuria, dei coach e degli ospiti del mondo politico, economico e sociale.

IG EntrepreneurSkills e i suoi partner principali Gebert Rüf Stiftung, Initiative Schweiz e gli altri partner SVC Swiss Venture Club, Camera di Commercio di Soletta e Leadership Lighthouse si congratulano vivamente con il team vincitore composto da Leonardo Soares Sousa, Marlon Liam Mathieu e Alessio Lovatello.La loro idea imprenditoriale innovativa, che promuove l’uso della bicicletta per spostamenti brevi, ha convinto la giuria. Le congratulazioni vanno anche agli altri finalisti, che hanno proposto idee interessanti e che hanno colpito per il loro mindset imprenditoriale. Siamo ansiosi di vedere dove porterà il viaggio di questi giovani imprenditori.

Nell’ambito della sfida, Alessandra Maniezzo e Giada Battaini, hanno sviluppato un’idea di come gli edifici sfitti possano essere utilizzati per la convivenza sostenibile e la coesione sociale nelle regioni. Le studentesse provenienti dal Ticino vorrebbero creare centri comunitari in cui offrire alla popolazione regionale opportunità educative e attività su temi specifici come la biodiversità e l’arte.

IG EntrepreneurSkills

Il gruppo di interesse EntrepreneurSkills è stato fondato nel settembre 2021 da GZS (Gründungsdienstleistungen Kanton Solothurn), SDK (Schweizerische Direktorinnen- und Direktorenkonferenz der Berufsfachschulen), l’Istituto Innovazione e Imprenditorialità Strategica del Dipartimento di Economia dell’Università di Scienze Applicate di Berna (BFH), persone del mondo imprenditoriale e FH SCHWEIZ (organizzazione ombrello per i laureati delle università di scienze applicate). IG EntrepreneurSkills è sostenuto dai partner principali Gebert Rüf Stiftung, Initiative Schweiz e dai partner: SVC Swiss Venture Club, Camera di Commercio di Soletta, Leadership Lighthouse, Microsoft e ON, nonché da altre organizzazioni e fondazioni. IG EntrepreneurSkills è presieduto dal Consigliere nazionale e imprenditore Andri Silberschmidt-Buhofer. L’obiettivo di IG EntrepreneurSkills è promuovere l’imprenditorialità organizzando la competizione EntrepreneurSkills come campionato professionale svizzero (compreso il Campionato SwissSkills). Il Centro Svizzero per il Pensiero e l’Azione Imprenditoriale (szUDH), con sede a Olten, è la forza trainante di myidea Challenge e EntrepreneurSkills. Inoltre, il szUDH è un partner ufficiale svizzero e un attore impegnato nella rete internazionale YouthStart”.

Le Camere di commercio svizzere e altre organizzazioni finanziatrici sostengono l’ulteriore sviluppo di questa iniziativa.

Classifica ufficiale dei Campionati svizzeri delle professioni SwissSkills / Campionato svizzero delle professioni imprenditoriali 2024 

  1. Medaglia d’oro
    Leonardo Soares Sousa – Hergiswil / NW – Uomo d’affari EFZ
    Marlon Liam Mathieu – Adligenswil / LU – Uomo d’affari EFZ
    Alessio Lovatello – Udligenswil / LU – Uomo d’affari EFZ
  1. Medaglia d’argento
    Nico Reist – Aesch / BL – Tecnico elettronico EFZ
    Sven Moser – Bättwil / SO – Tecnico elettronico EFZ
    Marlon Schaad – Therwil / BL – Tecnico elettronico EFZ
  1. Medaglia di bronzo
    Kiran Felice De Simone – Rheinfelden / AG – Uomo d’affari EFZ
    Adrian Valentino Teske – Oberengstringen / ZH – Informatico EFZ

Riforma LPP21

Da tempo le pensioni professionali sono sottoposte a forti pressioni: da un lato a causa dell’invecchiamento della popolazione e dall’altro per ragioni economiche, in particolare la volatilità dei mercati.

La riforma colma le lacune nella previdenza professionale per le persone che lavorano a tempo parziale e per le persone a basso reddito

La riforma AVS21, adottata in maniera restrittiva dal popolo svizzero il 25 settembre 2022, è stata un primo passo verso il risanamento dei fondi pensione.
Il Parlamento a Berna, dopo diverse fasi di deliberazioni ampiamente controverse, ha votato per un compromesso puramente svizzero: Riforma LPP21.
Avendo giudicato il progetto penalizzante per le rendite dei futuri pensionati e delle donne, il sindacato svizzero ha lanciato un referendum e ha raccolto 141.726 firme, motivo per cui il popolo svizzero voterà su questa riforma il 22 settembre 2024.

Anche le donne al centro della riforma

Con questa riforma, verranno migliorati i benefici per i redditi bassi, per le persone che lavorano a tempo parziale e per coloro che svolgono più lavori.
I referendari affermano che la riforma costringerebbe gli assicurati a pagare di più a favore delle rendite basse. Tuttavia, uno studio pubblicato dall’istituto BSS per conto dell’organizzazione femminile Alliance F (che sostiene anche la riforma) rivela che 359.000 persone, tra cui 275.000 donne, riceveranno una pensione più alta se la revisione verrà accettata.
Inoltre, abbassando la soglia di accesso alla LPP da 22.050 a 19.845 franchi e modificando la trattenuta di coordinamento al 20% del salario AVS invece dell’importo fisso di 25.725 franchi, verranno nuovamente assicurati circa 100.000 rendite.
Questo cambiamento non è banale poiché il tasso di povertà al momento del pensionamento scende dal 13,6% allo 0,7% se la persona riceve prestazioni del secondo pilastro.

Migliore occupabilità per gli over 50

La riforma mira anche a rafforzare la posizione degli over 50 nel mercato del lavoro.
Attualmente, i contributi LPP aumentano notevolmente con l’età, rendendo i dipendenti over 50 più “costosi” per i datori di lavoro.
La nuova legge prevede quindi di ridurre i contributi dei lavoratori più anziani abbassando l’aliquota contributiva dal 18% al 14% per la fascia di età 45-65 anni. Per le generazioni di transizione è prevista una compensazione al fine di mantenere le rendite al livello attuale nonostante un’aliquota di conversione ridotta.

Una grande alleanza d’intenti a favore del SÌ

Molte organizzazioni mantello e associazioni economiche come l’Unione svizzera dei datori di lavoro, l’Associazione svizzera degli assicuratori e l’USAM sostengono la riforma. Da notare che anche Alliance F, un’associazione che rappresen- ta la voce delle donne nella politica svizzera, si è espressa a favore di questo progetto.

Sul piano politico sostengono la riforma anche il Centro, l’Udc, il PLR e i Verdi liberali
(https://si-lpp.ch/).

La Cc-Ti si unisce all’alleanza e difenderà la proposta federale al 22 settembre.

Stati Uniti: è terra promessa?

La più grande potenza economica del mondo, il terzo Paese per estensione e per
popolazione, un crescente protezionismo che contrasta con l’aumento delle importazioni e degli investimenti diretti dall’estero: così si presentano in sintesi gli Stati Uniti, secondo partner commerciale più importante della Svizzera dopo la
Germania e principale destinazione delle esportazioni e degli investimenti diretti svizzeri. Una Nazione a cui guardano con interesse anche le aziende ticinesi.

Negli ultimi 20 anni, il commercio tra Svizzera e Stati Uniti si è sviluppato in modo estremamente dinamico e le esportazioni sono più che triplicate, passando da 14 a quasi 49 miliardi di franchi del 2023. Per le aziende ticinesi, con quasi 693 milioni di franchi di export, gli USA costituiscono oggi il terzo mercato di sbocco, dopo l’Italia e la Germania. Statistiche alla mano, il “Made in Switzerland” è molto apprezzato, in particolare per quanto riguarda i prodotti chimico-farmaceutici, che rappresentano quasi il 50% dell’export elvetico nel Paese, gli strumenti di precisione, le macchine e l’elettronica.

I prodotti svizzeri sono presenti in tutti i settori, ma molto spesso il pubblico non lo sa: in ogni Starbucks del mondo, ad esempio, il caffè è preparato con macchine prodotte dalla lucernese Thermoplan AG; il rover Perseverance della NASA su Marte è invece azionato da motori elettrici realizzati dall’obvaldese Maxon Motor AG. Anche un pezzo di Ticino è sbarcato su Marte: parti della sonda InSight, che nel 2019 aveva perforato il suolo marziano, sono infatti state prodotte dalla Faulhaber Minimotor SA di Molinazzo di Monteggio. Infine, è grazie ai sistemi di monitoraggio e di prevenzione dei guasti della scale-up DAC System SA di Manno che viene garantito il buon funzionamento, tra le altre, dell’antenna per le telecomunicazioni posta sulla Freedom Tower di New York.

L’interesse delle aziende svizzere nei confronti dello Stato nordamericano si riflette anche negli investimenti: con una quota di circa il 20% di tutti gli investimenti svizzeri all’estero (IDE), gli Stati Uniti sono di gran lunga la principale destinazione degli IDE svizzeri e la Svizzera è il settimo investitore straniero nel Paese, in particolare per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, ambiti in cui entrambe le Nazioni eccellono.

Gli Stati Uniti dispongono di un grande mercato interno, sempre aperto a nuovi prodotti e servizi. Per le aziende che vogliono espandere il loro business nell’intero Nordamerica, grazie all’accordo di libero scambio USMCA, essi fungono anche da porta d’accesso privilegiato ai mercati di Canada e Messico. L’entrata non è però esente da ostacoli. L’attuale politica industriale, con l’aumento dei sussidi e del protezionismo, di certo non aiuta i nostri esportatori. Inoltre, il Paese non è costituito da un unico grande mercato omogeneo, bensì da un mosaico di mercati locali più piccoli: comprendere e adattarsi alle sfumature culturali e alle preferenze dei consumatori è già di per sé una grande sfida. Anche le distanze e la logistica non vanno sottovalutate, così come non bisogna dimenticare che nel Paese vige una forte tutela legale e della proprietà intellettuale. Nel primo caso poi, l’ambiente normativo è complesso e diversificato, ne è un esempio la responsabilità per danno da prodotto, regolata prevalentemente da leggi statali. Infine, il mercato è tanto ampio quanto intensa è la concorrenza: se in patria o in Europa, le nostre aziende sono leader di settore, per loro entrare nel mercato americano significa competere con imprese con marchi già affermati, che beneficiano di un forte riconoscimento e di una fedeltà consolidata da parte del pubblico locale e ciò implica saper differenziare il prodotto, identificare il giusto canale di vendita e costruire un posizionamento efficace.

In sintesi, gli Stati Uniti non sono (più) la terra promessa, ma rappresentano terreno fertile per le aziende consapevoli delle sfide poste da questo mercato e pronte a pianificare un’adeguata strategia di ingresso e sviluppo. Per fornire ai propri associati informazioni, strumenti e contatti utili a prendere decisioni informate e consapevoli, la Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino terrà un “Evento Paese” il 24 settembre a Villa Sassa a Lugano, in collaborazione con Allianz Trade, Cippà Trasporti SA, M. Zardi & Co. SA e Switzerland Global Enterprise e con gli interventi di Develed Sagl e DAC System SA.

Ad aprire l’evento sarà Monica Zurfluh, Responsabile Commercio internazionale alla Cc-Ti. Sulle opportunità offerte dal mercato e le diverse opzioni di entrata si esprimerà Annina Bosshard, Consultant USA & Canada di Switzerland Global Enterprise, a cui farà seguito Valerio Di Vinci, New Business Underwriter di Allianz Trade Switzerland, che metterà in evidenza i rischi associati al mercato. La parola passerà poi a Gaetano Loprieno, Consulente logistico di Cippà Trasporti SA, che si focalizzerà sulle sfide poste dalla logistica e dai trasporti. L’esperto in materia brevettuale Paolo Gerli, dello studio M. Zardi & Co., approfondirà invece il tema della tutela della proprietà intellettuale. Seguiranno, in forma di testimonianza, gli interventi di Giuseppe Maffei, fondatore di Develed Sagl, che si soffermerà sull’importanza di conoscere ed integrare gli aspetti socioculturali nell’approccio al mercato, e di Pietro Casati, CEO di DAC System SA, che illustrerà come la sua scale-up è riuscita ad entrare nel mercato e ad installare i suoi sistemi di monitoraggio e prevenzione dei guasti di grandi antenne radiotelevisive.


Informazioni e iscrizione:
EVENTO PAESE | STATI UNITI

Specialista in commercio estero con attestato professionale federale

I nostri Percorsi Formativi di Gestione Aziendale possono avvalersi, oggi, di un nuovo corso dedicato all’export

Abbiamo previsto una presentazione il 5 settembre 2024 alle ore 17.30 presso le sale Cc-Ti al 6° piano.

Vi preghiamo di comunicarci la vostra eventuale partecipazione: Roberto Klaus (Direttore SSIB Ticino) klaus@cc-ti.ch / 079 277 77 76.

Le materie:

  • Area 1: Commercio estero e dogane
    – Principi del diritto doganale
    – Controllo dell’esportazione e sanzioni
    – Merce di origine preferenziale e non preferenziale
    – Elaborazione degli ordini
  • Area 2: Commercio estero e gestione aziendale
    – Trasporto e logistica internazionale
    – Gestione del progetto
    – L’importanza del marketing e delle sue attività organizzazione strutturale e dei processi dell’azienda
  • Area 3: Finanze e aspetti contabili
    – Gestione del rischio
    – Assicurazioni
    – Calcolo dei costi
    – Imposta sul fatturato in Svizzera
    – IVA imposta sulla cifra d’affari
    – Finanziamento delle esportazioni
  • Area 4: Diritto internazionale
    – Diritto internazionale
    – Gestione dei dati e archiviazione
    – Diritto della proprietà intellettuale
    – Conformità dei prodotti

 Percorsi formativi: https://www.cc-ti.ch/percorsi-formativi-gestione-aziendale/

Guida all’IVA e ad altre imposte nel mondo

EY ha riunito tutto quello che c’è da sapere in merito all’imposta sul valore aggiunto (IVA), all’imposta sui beni e servizi (GST) e all’imposta sulle vendite in numerosi Paesi.

La Guida di EY “Worldwide VAT, GST and Sales Tax Guide 2024”, aggiornata al 1° gennaio e pubblicata a marzo 2024 copre un’ampia gamma di argomenti relativi alle imposte sui consumi in 150 giurisdizioni, tra cui informazioni sull’ambito di applicazione dell’imposta in ciascun Paese, sui soggetti passivi, sulle aliquote, sul momento della fornitura, sul recupero dell’imposta pagata a monte da soggetti passivi e imprese non stabilite nel mercato di riferimento, sulla fatturazione, sui resi e i pagamenti e sulle penali. A seguito delle numerose novità in ambito legislativo e del loro impatto sulle aziende, vi è anche una sezione dedicata alla fatturazione elettronica.

La guida può essere scaricata in formato PDF (14 MB) qui.

Svizzera-Indonesia: in vigore l’accordo per la protezione degli investimenti

Ad inizio agosto è entrato in vigore il nuovo accordo tra Svizzera e Indonesia in materia di protezione degli investimenti. Esso sostituisce l’accordo scaduto nel 2016, conciliando altresì la protezione degli investimenti con lo sviluppo sostenibile.

Il nuovo accordo bilaterale di protezione degli investimenti tra la Svizzera e l’Indonesia è entrato in vigore il 1° agosto 2024, lo ha annunciato la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) in un comunicato stampa. L’accordo colma il vuoto giuridico creatosi dal 2016, alla scadenza del precedente accordo.

L’Accordo garantisce agli investimenti svizzeri in Indonesia – e viceversa agli investimenti indonesiani in Svizzera – una protezione dai rischi politici. Concretamente, protegge da discriminazioni statali e da espropriazioni illegali e garantisce il libero trasferimento dei pagamenti connessi agli investimenti.

L’Accordo con l’Indonesia è il primo accordo di promozione e protezione reciproca degli investimenti (APPI) fondato su un nuovo approccio negoziale: rispetto ai precedenti accordi contiene infatti disposizioni aggiuntive per limitare la discrezionalità dei tribunali arbitrali in caso di controversie. Inoltre, per conciliare gli obiettivi di protezione degli investimenti con quelli dello sviluppo sostenibile sono state integrate disposizioni sulla responsabilità sociale delle imprese e la lotta alla corruzione.

Secondo quanto riportato dalla SECO, l’Indonesia è una delle più importanti destinazioni degli investimenti diretti svizzeri in Asia e alla fine del 2022 il volume totale degli investimenti diretti svizzeri nel Paese ammontava a oltre 1,8 miliardi di franchi.

La Svizzera vanta una rete di più di 110 accordi bilaterali di protezione degli investimenti e, con un volume di oltre 1’318 miliardi di franchi di investimenti diretti all’estero, figura fra i dieci maggiori esportatori di capitali al mondo.

Strada e ferrovia, accostamento vincente

Le strade… crocevia di disquisizioni infinite del mondo moderno, sono ormai costantemente oggetto di diatribe, non solo a causa dei quotidiani bollettini sul traffico, ma anche e soprattutto quando si tratta di decidere interventi infrastrutturali per adeguamenti di capacità.

© Staatsarchiv Luzern

Purtroppo, nella discussione politica molti sono ancora ostaggi di una contrapposizione ideologica fra trasporto privato e pubblico, come se si trattasse di due entità nettamente separate e non parte dello stesso sistema. L’economia ha sempre sottolineato la necessità di considerare i vari vettori di trasporto come complementari (strada, ferrovia e pure aereo). Unitamente alla rete ferroviaria, quella stradale nazionale è essenziale per il buon funzionamento del nostro Paese. La mobilità individuale e collettiva, così come quella logistica della consegna delle merci, è possibile solo con infrastrutture ferroviarie e stradali dinamiche ed efficienti.

Un territorio che vuole essere forte economicamente deve poter contare su mezzi di trasporto diversificati e integrati. Non ci sono alternative e le scelte unilaterali hanno poco senso.
Pensiamo allo scenario auspicato da taluni “esperti” durante la campagna di votazione per la realizzazione del secondo tubo autostradale del San Gottardo: chiusura del traffico stradale e tutto il peso sulla ferrovia, persone e merci. Questo non tenendo conto dell’ovvia limitata disponibilità di tracce ferroviarie, considerata come un dettaglio, facilmente risolvibile. L’incidente che ha bloccato la galleria di base per oltre un anno dall’agosto 2023 al prossimo mese di settembre è la risposta più eloquente a questi tipi di approcci settari.

Il prossimo 24 novembre 2024 sarà un ulteriore banco di prova per un approccio “integrato” (strada e ferrovia), visto che saremo chiamati alle urne per votare sulla Fase di potenziamento delle strade nazionali 2023, oggetto di referendum. La proposta comprende sei progetti in diverse regioni della Svizzera (non in Ticino), volti a eliminare e/o ridurre i “colli di bottiglia”, migliorando il flusso del traffico sulle nostre strade nazionali. Un potenziamento più che necessario, considerata la crescita economica, l’aumento della popolazione e il conseguente incremento dei veicoli stradali a motore in Svizzera che nel 2023 erano quasi 6,5 milioni (di cui ¾ automobili, ca. 4,8 milioni di immatricolazioni), a fronte dei circa 5,7 milioni del 2013 (nel 1950 erano 147’000…).
Centrale resta una visione complessiva e integrata della mobilità per rendere più scorrevole il traffico sia per i mezzi pubblici che per il trasporto privato, facilitando notevolmente gli spostamenti sul nostro territorio ed evitando di sostare ore fermi nel traffico congestionato. Le soluzioni alternative proposte fino a oggi, come gli impianti di limitazione dinamica della velocità o le corsie dinamiche, non sono più sufficienti in molti tratti autostradali per gestire il traffico attuale e per affrontare la crescita di quello futuro. Anche se la crescita dovesse rallentare, ipotesi poco plausibile, si può legittimamente ritenere che non vi saranno diminuzioni significative rispetto allo stato attuale delle cose. I potenziamenti mirati proposti per risolvere le criticità più gravi sono pertanto assolutamente sensati e necessari.
Questa tendenza all’aumento del traffico privato si verifica malgrado l’inalterata e, anzi, crescente passione della popolazione svizzera per il trasporto pubblico, con cifre record per il numero di chilometri percorsi dalle persone, come attestato dall’Associazione svizzera per il trasporto pubblico (www.voev.ch). Certo, il trasferimento delle merci su rotaia ha ancora un potenziale di crescita, ma è illusorio pensare di risolvere tutti i problemi del traffico puntando solo su questo elemento. Per quanto riguarda il Ticino, ci sono comunque buone notizie per il trasporto pubblico: i dati confermano che i passeggeri continuano ad aumentare. Il potenziamento dell’offerta di tre anni fa sta dando i suoi frutti, con un 2023 da record e anche il 2024 si preannuncia in crescita. In ottica dei finanziamenti futuri a livello cantonale, a fine maggio è stata presentata la richiesta di stanziamento di un credito quadro per il finanziamento delle prestazioni di trasporto pubblico per il quadriennio 2025-2028, pari a 462,1 milioni di franchi, di cui 358,3 milioni a carico del Cantone e 103,8 milioni a carico dei Comuni.

Anche molte aziende si sono da tempo attivate con misure puntuali messe in campo per cercare di contenere il traffico nell’ottica di una mobilità sostenibile, attraverso iniziative come il car pooling, il car sharing, sconti per collaboratori per l’abbonamento arcobaleno o navette aziendali.

L’automobile si conferma comunque ancora il mezzo preferito dagli svizzeri per gli spostamenti quotidiani. La complementarità menzionata in precedenza permette di ponderare quale sia il mezzo di trasporto più idoneo per una determinata tratta e, spesso, l’automobile gioca ancora un ruolo cruciale. Fare in modo che il traffico scorra senza intoppi sulle autostrade significa quindi anche alleggerire le città e i comuni, verso i quali spesso si riversano i flussi rallentati sulla rete nazionale. Le code interminabili si ripercuotono infatti direttamente sulla viabilità delle strade cantonali, mettendo in difficoltà regioni intere.
I dati pubblicati a metà giugno da USTRA sono chiari: con un aumento del 22,4% rispetto all’anno precedente, gli incolonnamenti in Svizzera hanno raggiunto un valore record nel 2023, totalizzando 48’807 ore, di cui l’86,7% imputabile a problemi di congestione della rete. Numeri che confermano la necessità di un aumento della capacità della rete autostradale.

Il Ticino non è direttamente toccato dalla votazione del 24 novembre 2024, ma è importante comunque sostenere progetti infrastrutturali che ci concernono anche solo in maniera indiretta, perché è un atto di solidarietà con le altre regioni svizzere e di coerenza nell’ambito della politica dei trasporti auspicata.
Del resto, l’importanza per i ticinesi del trasporto privato è dimostrata non solo dall’elevato numero di veicoli immatricolati (324’508 nel 2022), ma anche dall’età media delle automobili, che in Ticino è di 8,9 anni a fronte dei 10 anni della media nazionale. Un parco veicoli meno “vecchio” di quello degli altri cantoni, non male per una regione considerata povera…

Per maggiori informazioni, continuare ad approfondire il tema con l’articolo «Un tempo, le strade erano un “arricchimento del paesaggio”»

«Non solo business…»

L’economia per la società

La nostra società sta vivendo una fase di cambiamenti epocali. L’innovazione tecnologica avanza a un ritmo vertiginoso, trasformando il panorama lavorativo: vecchi mestieri scompaiono, mentre nuove competenze emergono. Questo progresso tecnologico non solo rivoluziona l’economia, ma ridisegna profondamente il tessuto sociale, creando opportunità inedite ma anche nuove sfide.

Di fronte a queste trasformazioni, diventa ad esempio imprescindibile ripensare il nostro sistema formativo e colmare la mancanza di manodopera qualificata in molti settori, specialmente in vista dell’imminente pensionamento della generazione dei baby boomer. La necessità di formazione continua e aggiornamento diventa essenziale per restare al passo con i tempi, mantenere la competitività in un contesto internazionale sempre più agguerrito e severo e quindi poter garantire che si possano creare posti di lavoro a beneficio di tutta la collettività.

Il ruolo delle aziende

Ma oggi il ruolo atavico delle aziende, cioè, detto in maniera diretta, ottenere profitto per poter investire e creare posti di lavoro in un’ottica “win-win” per tutti non è più considerato sufficiente.

Dalle aziende si esige un ruolo differenziato, più ampio, che favorisca anche fattori ambientali e sociali, oltre che economici. Elementi richiesti dal mercato, dalle filiere stesse, da chi valuta la propria collocazione lavorativa e dalla politica.

Connotazioni all’apparenza più complesse, ma che in realtà spesso le aziende possiedono e perseguono già, anche inconsapevolmente, nel proprio percorso etico sotto il capitolo della “Responsabilità sociale delle aziende” (o anche CSR secondo la denominazione inglese), concetto tutt’altro che nuovo o vacuo per gli imprenditori.

Nel contesto della CSR, che qualcuno a torto considera come mera operazione di marketing emergono, in realtà da tempo, molteplici comportamenti “virtuosi” (termine abusato e che non utilizziamo con piacere, ma che rende l’idea…), che dimostrano inequivocabilmente il già fattivo impegno dell’economia per la società, ben più ampio di quello tradizionale citato all’inizio del capitolo. Un’evoluzione sostanziale, purtroppo ancora troppo poco percepita nel sentire comune, come ha dimostrato la recente votazione cantonale sulla riforma fiscale. Occasione per gli oppositori alla riforma, dati i carenti argomenti, di rispolverare un noto slogan, secondo cui le aziende “rubano”. Senza distinzioni, verità assoluta tipica del pensiero unico di stampo totalitario.

Frutto d’ignoranza (nel senso etimologico del termine, cioè di mancanza di conoscenza della realtà) e/o di malafede. La campagna di votazione spiega molto ma non può giustificare tutto e le menzogne, gli attacchi personali e gli insulti si sono qualificati da soli. È di fondamentale importanza ribadire alcuni temi concreti, magari meno noti, che vedono le imprese in prima fila e spesso anche promotrici di tematiche e pratiche non direttamente legate alla loro attività di base, ma rilevanti per tutta la società, senza dimenticare comunque che il risvolto economico non può e non deve essere considerato un peccato. Del resto, anche chi continua a voler soppesare con diffidenza il mondo imprenditoriale, converrà che è meglio contare su aziende sane che prosperano e possono contribuire al benessere comune, piuttosto che su società fallimentari e a carico della collettività. A meno di credere ciecamente nel potere taumaturgico dello Stato di sostituirsi all’economia, ma questa è un’altra questione.

La responsabilità sociale delle imprese

Come detto in precedenza, questo concetto può declinarsi in molte maniere e concretizzarsi con differenti modalità. Comportamenti quotidiani, magari non immediatamente visibili, ma che hanno un risvolto rilevante sul benessere di chi lavora nell’azienda. Per far emergere questa realtà, abbiamo sviluppato, con il supporto scientifico della SUPSI e in collaborazione con il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) un modello online di rapporto di sostenibilità, accessibile tramite il link: www.ti-csrreport.ch.

Proprio per dare modo alle aziende di evidenziare, in maniera semplice e diretta, i vari ambiti nei quali il loro impegno va ben oltre quella che gli scettici chiamano pura realizzazione del profitto (che per molti resta comunque ancora e sempre “lo sterco del diavolo”). I dati sono inequivocabili: le aziende ticinesi si collocano a un livello superiore nella media nazionale e manifestano attenzione verso il tema, sulla base proprio dei valori e delle convinzioni della dirigenza stessa. Le misure concrete vanno dalla mobilità aziendale alle buone pratiche.

Ne sono state rilevate ben 138 in 32 diversi ambiti. I dati sono riferiti al periodo pre-pandemico e risultano dalla nostra inchiesta congiunturale del 2020 (link: https://www.cc-ti.ch/risultati-inchiesta-cong-2019-2020/).

Data l’accelerazione di nuove forme lavorative, come lo Smart Working, proprio da quanto vissuto durante la pandemia, i dati oggi sono senz’altro ancora superiori.

Conciliabilità tra lavoro e famiglia

Tema importante nel contesto della CSR e non si può certo dire che le aziende ticinesi non contribuiscano a questa causa. Al di là delle applicazioni pratiche nelle singole imprese, che variano ovviamente a seconda delle dimensioni aziendali e della possibilità di flessibilità organizzativa, è giusto rilevare che l’economia cantonale ha versato, negli anni fra il 2019 e il 2023, qualcosa come 91 (novantuno) milioni di franchi nell’apposito fondo cantonale creato con la riforma fisco-sociale entrata in vigore nel 2018. Mezzi destinati all’assegno parentale e alle misure sulla conciliabilità lavoro-famiglia e più particolarmente al sostegno alla spesa di collocamento dei figli, ai servizi e alle strutture di accoglienza e la sensibilizzazione delle aziende. Oltre alle misure di sostegno ai familiari curanti.

Un impegno sostanziale, fatto anche di sacrificio e consapevolezza, e quando si utilizza la parola “ladri” riferendosi alle aziende magari sarebbe opportuno ridimensionare pregiudizi e “slogan” populisti in virtù di una lettura fattuale e includente della realtà. Questo non per assolvere sempre e comunque il mondo imprenditoriale in toto, che deve assumersi determinate responsabilità. Del resto, sono gli imprenditori stessi a chiedere un certo rigore quando si tratta di dimostrare il fare impresa correttamente.

Reintegrazione professionale

Dal 2012 collaboriamo con l’Ufficio dell’Assicurazione Invalidità dell’Istituto delle assicurazioni sociali nell’ambito della manifestazione “Agiamo Insieme” (www.cc-ti.ch/agiamo-insieme-2024), momento dedicato alla reintegrazione professionale di persone con problemi di salute. Persone che hanno ricostruito con successo la propria carriera lavorativa unendo la propria resilienza e il supporto di aziende del territorio.

Questo gratificante binomio tra azienda e collaboratore viene raccontato attraverso testimonianze e video-reportage, dimostrando quanto l’impegno congiunto (persona, famiglia, azienda, economia e Istituzioni) possa essere premiante per tutti.

Una collaborazione fra pubblico e privato che dimostra come vi sia una volontà comune di andare ben oltre il solo interesse economico, ma una vera sensibilità per le persone e il territorio. Vero che la collaborazione con lo Stato in questo contesto è fondamentale, ma vedere aziende di ogni settore, dall’industria ai servizi, determinate a predisporre importanti misure non solo organizzative ma anche sostanziali, modificando gli spazi di lavoro, per agevolare i collaboratori con difficoltà a poter svolgere la propria attività lavorativa, è solo uno degli esempi che contraddice il presunto disimpegno dell’economia dalla realtà sociale.

Sentenziare è una cattiva abitudine non solo ticinese, ma sul nostro territorio siamo particolarmente abili, purtroppo, a disprezzare o sminuire quanto di buono viene fatto e ignorare scientemente iniziative di questo tipo dimostra quanto sia ancora impervio il cammino verso un confronto basato sui fatti e non sul puro confronto ideologico.

Le imprese non solo contribuiscono allo sviluppo sostenibile, ma hanno tutte le qualità e l’interesse a posizionarsi come entità innovative, responsabili e competitive sul mercato. Questo approccio olistico si allinea alle preferenze dei consumatori e alle tendenze normative in evoluzione, favorendo il successo a lungo termine. Il rispetto è molto spesso un’utopia, ma non va dimenticato che l’economia siamo tutti noi, persone e aziende costituiscono un tutt’uno. La differenza tra parlarne e sparlarne è alla base di chi siamo e vogliamo essere. Potrebbero bastare anche solo cinque minuti senza preconcetti per ricostruire un dibattito sensato, basato su cose concrete e non su basse insinuazioni.

Sostenibilità: la CSDDD europea in breve

La direttiva sulla dovuta diligenza in materia di sostenibilità delle imprese (CSDDD/CS3D), entra in vigore il 25 luglio 2024 e richiederà alle imprese con sede nell’Unione europea (UE) e alle imprese extra-UE con attività nel mercato comunitario di gestire con attenzione gli impatti sociali e ambientali lungo l’intera catena di approvvigionamento.

Dopo un lungo iter negoziale, terminato con l’approvazione finale del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024, la Direttiva (UE) 2024/1760 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità – più comunemente nota come CSDDD o CS3D – è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’UE il 5 luglio 2024 ed entra in vigore il 25 luglio 2024. Per essere pienamente applicabile, entro due anni dovrà essere recepita nel diritto nazionale degli Stati membri.

Oggetto e ambito di applicazione

La CSDDD richiederà alle imprese di adottare misure per prevenire, mitigare o ridurre al minimo gli impatti sui diritti umani e sull’ambiente che potrebbero derivare dalle attività che svolgono e dalle catene del valore a cui partecipano. Trattasi in particolare di attività a monte quali la progettazione, l’estrazione, l’approvvigionamento, la fabbricazione, il trasporto, l’immagazzinamento e la fornitura di materie prime, prodotti o parti dei prodotti e lo sviluppo del prodotto o del servizio, nonché di attività dei partner commerciali a valle, tra cui la distribuzione, il trasporto e l’immagazzinamento del prodotto, laddove i partner commerciali svolgano tali attività per l’azienda o a nome dell’azienda.

Il processo di attuazione del dovere di diligenza (due diligence) dovrà seguire le seguenti fasi:

  • integrazione della due diligence nelle politiche e nei sistemi di gestione;
  • individuazione e valutazione degli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente;
  • prevenzione e attenuazione degli impatti negativi potenziali e arresto degli impatti negativi effettivi e minimizzazione della relativa entità;
  • riparazione degli impatti negativi effettivi;
  • istituzione e mantenimento di un meccanismo di notifica e di una procedura di reclamo;
  • monitoraggio dell’efficacia della propria politica e delle misure di due diligence ogni 12 mesi; 
  • comunicazione delle proprie attività di due diligence pubblicando sul sito web una dichiarazione annuale.

Entro il 31 marzo 2027, la Commissione adotterà gli opportuni atti delegati relativi al contenuto e ai criteri per la rendicontazione.

Tempistiche di applicazione

Gli Stati membri dell’UE dovranno recepire la CSDDD nel rispettivo diritto nazionale entro il 26 luglio 2026.

Le disposizioni della direttiva saranno in seguito applicate secondo le seguenti tempistiche:

  • dal 26 luglio 2027 la CSDDD si applicherà alle aziende europee con oltre 5’000 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale superiore a 1,5 miliardi di euro così come ad aziende estere con un fatturato netto di oltre 1,5 miliardi di euro generato nell’UE o a società madri di un gruppo che, su base consolidata, ha raggiunto tale soglia;
  • dal 26 luglio 2028 si applicherà alle aziende europee con oltre 3’000 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale superiore a 900 milioni di euro così come ad aziende estere con un fatturato netto di oltre 900 milioni di euro generato nell’UE o a società madri di un gruppo che, su base consolidata, ha raggiunto tale soglia;
  • dal 26 luglio 2029 si applicherà a tutte le società europee con oltre 1’000 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale superiore a 450 milioni di euro, alle aziende estere con un fatturato netto di oltre 450 milioni euro generato nell’UE o a società madri di un gruppo che, su base consolidata, ha raggiunto tale soglia così come ad aziende che hanno stipulato o sono società madri di un gruppo che ha stipulato accordi di franchising o di licenza nell’UE in cambio di diritti di licenza (royalties) con società terze indipendenti, qualora tali diritti ammontino a oltre 22,5 milioni di euro nell’UE e il fatturato netto generato risulti essere superiore a 80 milioni di euro.

Le soglie indicate dovranno essere raggiunte dall’azienda per due esercizi finanziari consecutivi.

Autorità di vigilanza e sanzioni

Ogni Stato membro dell’UE istituirà un’autorità di vigilanza per verificare che le imprese rispettino gli obblighi previsti dalla Direttiva. Esse potranno avviare indagini, condurre ispezioni e imporre sanzioni, anche pecuniarie, alle aziende inadempienti. Le sanzioni pecuniarie potranno arrivare fino al 5% del fatturato netto mondiale della società in questione. Le autorità nazionali saranno coordinate a livello comunitario dalla cosiddetta “Rete europea delle autorità di vigilanza”.