La Cc-Ti presenta la propria valutazione interna per il triennio 2016 – 2018 in termini di responsabilità sociale delle imprese.
A tre anni dalla prima edizione della valutazione interna di sostenibilità, si è deciso di pubblicare nuovamente un set di indicatori aggiornato. I dati testimoniano la costanza e la serietà dell’approccio al tema. Il documento riporta i risultati emersi, pur non esprimendo in modo esaustivo l’impegno che, con innumerevoli attività, svolgiamo a favore della crescita in ambito sociale e ambientale e che trovano riscontro nelle indicazioni sulla Corporate Social Responsibility (CSR) date dalle aziende nei nostri rilevamenti annuali.
Questo progetto si è avvalso della collaborazione istituita nel 2016 fra la Cc-Ti e Quantis, che guida le aziende nella definizione e nell’attuazione di soluzioni intelligenti per la sostenibilità ambientale.
Indicatori di performance economica
Indicatori di performance sociale
Indicatori di performance ambientale
Il flyer completo è a disposizione per tutti i dettagli. La Cc-Ti, con questo progetto, dà prova di continuità delle iniziative dedicate al monitoraggio delle proprie performance di sostenibilità. Per il futuro quindi si intende proseguire sulla via tracciata, con nuove iniziative e progetti per gli associati. A questo proposito è possibile contattare Gianluca Pagani, CSR Manager Cc-Ti.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/08/ART20-sostenibilità-main.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-08-06 09:00:502021-03-02 14:46:25Indicatori di sostenibilità – edizione 2020
Il ‘giro del mondo’ in chiave delle ripartenze dell’export. Spunti e prospettive.
Il blocco di
oltre la metà della popolazione globale e quindi del PIL ha colpito il mondo
come un meteorite, spingendo l’economia globale nella peggiore recessione dai
tempi della Seconda guerra mondiale: -3,3% nel 2020, pari a 9 miliardi di
dollari persi o al PIL di Germania e Giappone messi insieme. È più del doppio
rispetto alla crisi finanziaria globale del 2009. Le perdite commerciali
potrebbero ammontare a 3,5 miliardi di dollari nel 2020. Prevediamo che il
commercio globale diminuirà del -20% spingendo i fatturati aziendali a -30% a
-40% a/a nel secondo trimestre del 2020, in particolare nell’Eurozona.
Nonostante il
sostegno senza precedenti, le insolvenze sono destinate ad aumentare del 35%
entro il 2021: dopo un aumento del 17% nel 2020, la previsione di un ulteriore
+16% per il prossimo anno non lascia intravedere segnali di attenuazione. e
questo quarto anno consecutivo di insolvenze in aumento è il risultato di un
aumento del 25% negli Stati Uniti, del 15% in Cina e del 19% in Europa. Prevediamo
che il settore energetico sarà il più colpito (-733 miliardi USD di perdite
all’esportazione), seguito dai metalli (-420 miliardi USD) e dai servizi di
trasporto legati alle case automobilistiche (-270 miliardi USD). I fornitori di
macchinari e attrezzature, di tessuti e di automobili perderanno meno in valori
assoluti ma il valore delle loro esportazioni crollerà di oltre il 15%. Gli
unici settori che non subiranno danni dovrebbero essere il software e i servizi
informatici e i prodotti farmaceutici. Non da ultimo, vediamo prove evidenti di
un crescente protezionismo, desideri di autonomia industriale e sovvenzioni
nascoste al reshoring (vedasi il
piano di stimolo del Giappone di 2,2 miliardi di USD per spostare alcune
produzioni fuori dalla Cina).
D-day in vista?
L’entusiasmo per un’uscita apparentemente imminente dal blocco dei Coronavirus
è sopravvalutato. Gestire efficacemente il tasso di riproduzione (R0) del virus
significherà che la maggior parte delle economie funzionerà al 70-80% del loro
potenziale per due-tre trimestri con il trasporto, i viaggi, la vendita al
dettaglio e l’ospitalità in pausa più a lungo. Di conseguenza, l’attività nei
settori manifatturiero e delle costruzioni potrebbe aumentare più rapidamente
che nei servizi. Le lezioni apprese dalla Cina ci mostrano che un mese dopo che
il numero di infezioni interne da Covid-19 è sceso vicino allo zero, le
attività di produzione continuano a registrare l’80%-85% dei loro normali
livelli pre-crisi, mentre la spesa dei consumatori per i beni durevoli rimane a
circa il 65% dei livelli normali. A livello globale, il ritorno allo status quo non è previsto prima della
metà del 2021 (+5,6% di crescita del PIL nel 2021) e dipenderà dalla presenza
di un vaccino. I mercati dei capitali potrebbero quindi peggiorare prima di
migliorare man mano che la realizzazione prenderà il via. Inoltre, bisognerà
tenere d’occhio i fattori scatenanti di una possibile crisi prolungata anziché
di un auspicato scenario di ripresa a forma di U.
Politiche adattive cercasi
I disavanzi fiscali a due cifre, l’onere supplementare del debito e il
gonfiamento dei bilanci delle banche centrali (50% del PIL sia per la Fed che
per la BCE) hanno contribuito a mitigare i costi finanziari, economici e
sociali della crisi. Tuttavia, ora è il momento di definire una politica per la
crisi di solvibilità che ci attende, di riparare e recuperare. Riaprire un
passo alla volta: a partire da subito, le politiche dovrebbero passare dal
sostegno di liquidità d’emergenza al sostegno alla solvibilità, con misure
mirate e sempre più condizionate per evitare un’ulteriore “zombificazione”
dell’economia. Non da ultimo, le politiche monetarie dovranno affrontare
l’eredità della crisi ed evitare una ricaduta.
Le prospettive regionali: scenario di base
Stati Uniti ed Europa delineano percorsi divergenti, la Cina conferma un rimbalzo decisamente parziale e i mercati emergenti affrontano la tempesta perfetta. Gli Stati Uniti quale epicentro dell’ondata dei fallimenti con un +57% fino al 2021 (2020: +47%; 2021: +7%). L’Eurozona impiegherà verosimilmente un anno prima di ritornare a livelli pre-crisi. In Svizzera si attende un aumento totale dei casi di insolvenza del 15% entro il 2021 (2020: +6%; 2021: +9%) quale Paese d’esportazione, sentirà più forte, rispetto ad altre nazioni, l’impatto degli sviluppi negativi nei mercati esteri. Ciononostante, è probabile che supererà la crisi meglio di molti altri Paesi. In Cina, la nostra previsione di crescita del PIL per il 2020 è ora pari al +1,8%, rivista al ribasso rispetto al +4,0% (dopo il +6,1% del 2019). Per quanto concerne i mercati emergenti il peggio non è ancora passato. Nella regione Asia-Pacifico, prevediamo ora che la crescita aggregata diminuirà fino a -0,6% nel 2020. Nell’Europa dell’Est si prevede una contrazione del PIL annuo del -3,9% nel 2020. In America Latina la recessione è inevitabile e nel complesso ci aspettiamo una contrazione di circa -4,1% nel 2020. Il Medio Oriente sta affrontando il duplice shock di Covid-19 e il forte calo dei prezzi del petrolio d il PIL reale della regione dovrebbe contrarsi del -5,1% ma potrebbe toccare il -11.6% in caso di crisi protratta. In Africa prevediamo un -1.6%.
La popolazione svizzera è sempre più longeva. Lo dicono le statistiche e lo conferma il numero crescente di persone inscritte ai circoli della terza età. Questa metamorfosi del popolo svizzero è dovuta dal raggiungimento dell’età pensionistica dei baby-boomers. Cosa significa questo cambiamento nella composizione della popolazione?
Un’economia che muta, così come la società e i suoi bisogni. Oggi chi è attivo sul mercato del lavoro contribuisce al sostentamento delle spese pubbliche. Da domani a cambiare saranno le necessità sociali.
I baby-boomers, ovvero coloro nati tra gli anni 1950 e 1970, raggiungeranno tra alcuni anni l’età della meritata quiescenza. Il periodo storico del dopoguerra – che ha visto nascere i ‘baby-boomers’ – è definito unico nel suo genere, poiché negli anni a seguire non è più stato registrato un tale incremento demografico. Se il tasso di crescita della popolazione svizzera negli anni ‘60 era attorno al 2% annuo, oggi siamo al di sotto dell’1%.
All’inizio degli anni ‘70 la percentuale di persone con più di 64 anni era vicino al 10%, oggigiorno questa percentuale si aggira attorno al 18% ed è destinata a superare il 25% entro il 2065. Secondo una statistica UE (EuroStat), entro il 2100 circa il 30% della popolazione europea raggiungerà la fascia pensionistica, mentre il numero di persone in età lavorativa continuerà a ridursi. Questo trend si prevede anche nella Confederazione.
Cosa significa questo cambiamento nella composizione della popolazione? Da un lato ci si aspetta un aumento della percentuale delle persone in AVS, dall’altro un abbassamento della percentuale di popolazione attiva sul mercato del lavoro. Tendenze che si traducono in una tematica che involve e coinvolge tutti i cittadini. Coloro attivi sul mercato del lavoro contribuiscono operosamente al sostentamento delle spese pubbliche e ai vari servizi annessi. A cambiare saranno le necessità sociali e, allo stesso tempo, si prevede la crescita della domanda per alcuni settori tra cui quello farmaceutico e quello della sanità pubblica (spingendo così l’economia ad adeguarsi ai bisogni della società). Meno evidente è il potenziale mutamento del comportamento finanziario del singolo cittadino, il quale subirà a sua volta una trasformazione nel suo modo di agire. Con l’aumentare dell’età, il comportamento speculativo e capitalistico ha tendenza ad essere più conservativo e meno predisposto a grandi investimenti. Fenomeno che potrebbe sfociare in un rallentamento del flusso di capitali nell’economia nazionale. Inoltre un numero minore di persone occupate fa sì che il rapporto del capitale investito per persona sia maggiore, bilanciando così gli effetti di una decrescita degli investimenti.
Oltre a registrare un calo del numero delle persone impiegate nel mondo del lavoro, vi è un secondo fenomeno che si rivela nell’attuale fotografia dell’economia contemporanea. È stato evidenziato, da un recente studio della SECO, un abbassamento della produttività globale del lavoro dovuto all’incremento del numero di persone più vicine ai 60 anni d’età. Si potrebbe pensare che, grazie alle nuove tecnologie, sia possibile incrementare il rendimento e la produttività lavorativa, ma quello che è meno evidente da comprendere è che l’utilizzo di queste tecnologie è spesso estraneo o poco familiare nelle fasce d’età più alte (ossia in là con gli anni), tranne eccezioni. Due aspetti si controbattono: l’assottigliamento della capacità di apprendimento e delle abilità fisiche con il passare degli anni, e d’altra parte l’aumento del numero di competenze acquisite nel corso delle diverse esperienze lavorative. Una calo del rendimento lavorativo si riflette fortemente sul PIL pro capite. Se dal 1960 in Svizzera il PIL per abitante è aumentato, si rischia di vedere questo dato invertirsi nell’arco dei prossimi 20 anni. Uno degli effetti dell’invecchiamento demografico si traspone in una decrescita del PIL pro capite.
L’educazione e l’aggiornamento delle competenze sono l’essenza dell’innovazione e del progresso economico-sociale, necessari a garantire un futuro di ogni generazione.
Cosa si può fare per combattere questo ipotizzabile regresso della ricchezza? Le soluzioni proposte dai ricercatori della SECO sono quelle di focalizzarsi sull’aumento della produttività e sul consolidamento degli investimenti dei capitali. L’aumento della redditività e il numero di investimenti sono strettamente correlati. Di fatto si constata un esponenziale rafforzamento della produttività a seguito dell’influsso di capitali nei vari settori economici.
A sostenere il rendimento e l’aggiornamento delle competenze in ambito lavorativo vengono in soccorso le formazioni continue e le riqualifiche, le quali offrono uno spettro di possibilità nei vari campi e settori economici. La Svizzera è in tal senso al passo con i tempi, il carnet di formazioni offerte a livello cantonale e federale è molto vasto. L’educazione e la specializzazione, nonché l’aggiornamento delle competenze attuali, sono l’essenza dell’innovazione e del progresso economico-sociale, necessari a garantire un futuro di ogni generazione.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-08-06 07:44:552020-08-04 15:03:17Di baby boomers e formazione continua
Il 31 agosto 2020 scade l’Ordinanza COVID-19 e decadranno le misure straordinarie in ambito di indennità per lavoro ridotto. Dal 1° settembre la procedura per ottenere l’indennità per lavoro ridotto torna in regime normale.
Cosa cambia dal 1° settembre 2020?
viene reintrodotto il preavviso di 10 giorni
viene reintrodotto il termine di attesa (1
giorno)
la durata massima è di 18 mesi su 24
Che cosa accade alle autorizzazioni di lavoro
ridotto il 31.08.2020?
le decisioni il cui periodo di diritto alle indennità al 31.08.2020 dura da almeno 3 mesi scadono al 31.08.2020 (indipendentemente dalla data di scadenza riportata sulla decisione)
le decisioni il cui periodo di diritto alle indennità al 31.08.2020 dura da meno di 3 mesi subiscono una modifica di validità: la loro nuova durata si riduce automaticamente a 3 mesi (senza intervento da parte dell’autorità)
le decisioni che indicano quale data della fine del periodo autorizzato il 31.08.2020 scadono il 31.08.2020
Evolve, inoltre, la cerchia dei beneficiari dell’ILR:
Rispetto al periodo pandemico, si tornerà alla procedura ordinaria e verranno quindi richiesti maggiori dettagli, come per esempio la motivazione dettagliata per giustificare la richiesta (indicare semplicemente “COVID-19” non sarà sufficiente), la conferma firmata da parte di ogni collaboratore che avrà accettato il lavoro ridotto, un conteggio dettagliato, l’organigramma dell’azienda. Le aziende dovranno giustificare il calo di lavoro e la diminuzione delle attività. Lalista dettagliata dei documenti richiesti sarà disponibile a partire dal 19 agosto 2020.
Le aziende che necessitano di beneficiare dell’indennità per il lavoro ridotto (ILR) dopo il 31.08.2020 devono presentare la richiesta di rinnovo inoltrando un nuovo preannuncio online rispettando il termine di 10 giorni.
Il modulo di preannuncio per il lavoro ridotto verrà messo online dalla SECO dal 19 agosto 2020. Per coloro che intendono ricevere l’indennità per il lavoro ridotto con decorrenza al 1.9.2020, devono ritenere come data utile ultima per la richiesta il 21 agosto 2020.
La Cc-Ti comunicherà celermente nelle prossime settimane ulteriori aggiornamenti.
Per maggiori informazioni o domande vi chiediamo gentilmente di prendere contatto direttamente con l’amministrazione cantonale (Ufficio giuridico della sezione del lavoro). È anche possibile scaricare questa circolare illustrativa – elaborata dal Cantone – che spiega le nuove disposizioni per le indennità per lavoro ridotto (ILR).
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-08-05 14:00:552020-08-05 14:19:20Nuove disposizioni per l’Indennità per lavoro ridotto (ILR)
Non si può prevedere precisamente quando una crisi come una pandemia finirà, la storia non racconta di tempi brevi, ma di riprese forti ed importanti. Per cui, come si suol dire, chi la dura la vince.
Una ripartenza, passo dopo passo, scalino dopo scalino, verso nuovi orizzonti.
Primo Levi scrisse “se comprendere è impossibile,
conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze
possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre!”. La storia
si ripete, sempre.
In data 11 marzo 2020, l’Organizzazione mondiale della
salute ha classificato il Covid-19 come pandemia. Il primo segnale di allerta
era arrivato a fine dicembre a Wuhan, dove l’apparizione di più casi di
polmonite avevano insospettito il corpo medico-sanitario cinese. Virus che in
poco tempo ha oltrepassato frontiere contagiando migliaia di persone, e
troncando vite in tutto il mondo.
Cicli e ricicli
storici
La storia ci insegna che quando si tratta di pandemie,
malattie virali e influenza, le frontiere nazionali e continentali non
conoscono ragioni. Dalla peste nera al Covid-19, passando per l’influenza
spagnola del 1918, la SARS, la ‘suina’ o l’‘aviaria’, queste malattie hanno e stanno segnando la storia dell’umanità con
modifiche demografiche, umanitarie e sociali importanti. Diverse sono state le
epidemie e pandemie che hanno messo a dura prova i sistemi sanitari, la
responsabilità del singolo individuo e dei Governi, per cercare di contrastare
gli esiti devastanti che queste malattie causano alla società.
Nonostante gli sforzi e gli studi scientifici, non è facile
trovare un vaccino. L’igiene rimane la prima arma di prevenzione contro i
virus, per proteggersi dai germi e dalla diffusione dei batteri.
Parlando di economia, crescita e ripresa occorre calcolare
il fattore “tempo”, ma ci si rialza sempre. A dipendenza della durata di una pandemia,
dove i Paesi sono costretti a misure di contenimento e di chiusura totale per
proteggere la popolazione, si osserva una perturbazione ed un rallentamento significativo
dell’economia. Le imprese e i commerci subiscono forti ripercussioni, al punto
da faticare nella gestione della sopravvivenza dell’impresa stessa.
Colpite maggiormente sono le aziende che già prima della diffusione della
malattia riportavano delle perdite, aziende in difficoltà ante la presa di
misure eccezionali e straordinarie da parte dei Governi. Una ditta sana, che
deve, per cause di forza maggiore, far fronte ad un avvenimento tale quale una
pandemia, può essere preoccupata di quello che riserverà il futuro, ma se prima
della crisi la situazione era positiva in termini di “fattore Z”,
saranno maggiori le probabilità di rifiorire.
Cos’è il fattore Z?
Così denominato dall’economista statunitense Edward I. Altman nel 1968, si tratta di un modello sviluppato al fine di prevedere, attraverso un calcolo con un’accuratezza del 95%, quali società abbiano una probabilità di fallimento alta o bassa. Il modello prende in conto diverse variabili, tra cui le vendite nette, le attività correnti, le passività totali, il valore di mercato, ecc.. La formula matematica rappresenta un indice di analisi sufficientemente attendibile, anche se non in maniera del 100%. Questo indice permette di calcolare la probabilità di fallimento di un’azienda già un anno prima che avvenga un evento imprevedibile e di grande impatto sociale ed economico come una pandemia.
Senza entrare nel dettaglio delle variabili matematiche e
non di questo indice, di seguito, alcuni esempi che hanno confermato la
validità del fattore Z:
Leclanché: azienda attiva nell’approvvigionamento di energia, fondata nel 1909 a Yverdon. Nel 2018, sull’azienda pesavano forti perdite, per un totale di 50 milioni di franchi con in controbilancio 20 milioni di capitale proprio. Nell’arco di un anno Leclanché perse la metà del suo valore.
Meyer Burger: azienda che divenne presto star dei mercati borsistici, attiva nel campo dell’energia solare, ebbe una fama che durò poco tempo. Nel 2012 dei competitors cinesi copiarono la tecnologia della Meyer Burger, e così, da quel momento l’azienda registrò continue perdite, fino ad arrivare al 2018 quando l’ammontare di queste raggiunse i 60 milioni. Un anno dopo l’azienda perse due terzi del suo valore di mercato.
Farmaceutica di Basilea: azienda specialista nel campo della ricerca contro il cancro, a causa della forte concorrenza da parte di gradi gruppi farmaceutici, annunciò innumerevoli perdite. Negli ultimi dodici mesi, il valore borsistico delle azioni di Basilea hanno perso il 17% del loro valore.
MCH Group: azienda specialista nell’organizzazione di fiere in tutta la Svizzera. Tra le tante, Baselworld e Art Basel. La natura delle attività di MCH Group è fortemente toccata dagli effetti del Covid-19, portando all’annullamento degli eventi e ad un mancato guadagno. Il prezzo delle azioni è passato da 29,60 franchi nel novembre 2019, a 18,50 franchi a marzo 2020.
L’aiuto da parte dello Stato che si è mosso al fine di garantire in primis la salute della popolazione e aiutare l’economia nel superare questo momento difficoltoso, è fondamentale per non lasciare cadere un Paese in uno stato d’insolvenza. L’economia ha giocato la sua parte fino in fondo, accettando dolenti e amare restrizioni per il bene di tutti e di tutto un paese coinvolto nel vortice di una tempesta virologica inaspettata e sconosciuta. Le aziende hanno dimostrato un alto senso di responsabilità, accettando e sottoscrivendo le tante nuove regole e limitazioni, e durante il periodo di chiusura quasi totale delle attività, i servizi essenziali e le industrie autorizzate a lavorare non hanno conosciuto «riposo» attivandosi, riorganizzandosi e vigilando in primis sulla salute. I fatti hanno premiato questi sforzi promuovendole nell’operato per aver tutelato salute e mercato.
Non si può prevedere
precisamente quando una crisi come una pandemia finirà, la storia non racconta
di tempi brevi, ma di riprese forti ed importanti. Per cui, come si suol dire,
chi la dura la vince.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-08-05 07:38:212020-08-04 14:39:30Il fattore Z
Nelle differenti teorie economiche e industriali del XX e XXI secolo, con ‘obsolescenza programmata’ si definisce la fine pianificata del ciclo vitale di un prodotto. Cosa succede se applichiamo questo concetto alle risorse umane?
L’obsolescenza programmata serve a limitare la durata di un bene in un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile e obsoleto agli occhi del consumatore, soprattutto se confrontato con modelli e/o altri prodotti più innovativi. Questo tipo di strategie industriali sono ricorrenti se pensiamo ad esempio al mondo dell’high-tech: dai cellulari o smartphones agli elettrodomestici.
Cosa succede se applichiamo questo concetto alle risorse umane? In
che modo l’evoluzione digitale e tecnologica – su cui come Cc-Ti stiamo
portando avanti da diverso tempo un’informazione che tocca sfumature e aspetti
diversi – influisce sulle dinamiche di formazione continua dei collaboratori, e
di riflesso sul mercato del lavoro? In che modo il lockdown e la pandemia
Covid-19 hanno modificato e ampliato questo processo?
Alcuni mesi fa il WEF (World Economic Forum) nel suo rapporto
“Future of jobs” ha stimato che nei prossimi 2 anni saranno creati 133 milioni
di nuovi posti di lavoro a livello mondiale. Professioni il cui profilo non è
ancora ben tracciato poiché le dinamiche dell’economia mutano repentinamente e
sono in costante evoluzione. La spinta innovatrice degli ultimi anni ha già
modificato in modo importante il mondo del lavoro facendo sparire o mutando
alcune mansioni, visto che nuove tecnologie si impongono rendendo obsolete
alcune tecniche. Questo significa, parallelamente, che vi saranno migliaia di
persone che dovranno riqualificare le proprie competenze con formazioni continue
e corsi d’aggiornamento.
Le aziende oggi investono nel loro capitale più prezioso: quello umano, con azioni concrete volte allacostante e continua formazione dei propri collaboratori. Quest’azione resta una delle migliori misure concrete da attuare per far fronte all’“obsolescenza programmata delle competenze” nelle risorse umane. Ecco perché oggi le tendenze danno lo sviluppo personale e professionale – mediante corsi di aggiornamento per l’incremento delle proprie competenze e nuove attitudini – quale fondamento di crescita.
Raggiungere un traguardo concludendo un corso di formazione continua permette di restare aggiornati e competitivi sul mercato del lavoro. Di riflesso le aziende possono contare su figure professionali specializzate.
Al pari del perfezionamento continuo dei collaboratori, anche la società e le istituzioni si adoperano per mantenere aggiornati i programmi e le basi giuridiche su cui poggiano i sistemi di formazione di base a tutti i livelli (primario, secondario e terziario), mediante le revisioni di ordinanze sulla formazione. Occorre dunque agire a monte per sensibilizzare gli attori in gioco sul valore della questione e per trovare in modo concertato misure che siano innovative e garantiscano la giusta preparazione – dai giovani ai professionisti – nel mondo del lavoro (orientamento professionale).
In
questo scenario che si sta concretizzando, acuito sicuramente dal Covid-19 che
ha spinto sull’acceleratore del telelavoro e dello smartworking, emergono nuove
figure professionali molto specialistiche, che vanno nella direzione di
divenire “gli impieghi del futuro”.
I mestieri di domani
Dove ci porterà il futuro? Ecco qualche ipotesi.
Data Detective Se Peter Falk (celeberrimo Tenente Colombo) indagava su misfatti e delitti, il futuro domanda ancora di detective abili che analizzino il mondo di Internet. Difatti il “Data Detective” sarà un impiego ricercato, in quanto il numero di dati riservati tra cui elementi biometrici e informazioni personali che invadono la rete, richiedono un certo livello di sicurezza nel loro trattamento. È così che le Business Intelligence aziendali sussisteranno per il controllo dei dati ricevuti e trasmessi, in modo da garantirne un uso discreto e rigorosamente serbato.
Ethical Sourcing Officer Manager Ad emergere, nel futuro più di oggi, saranno le professioni che implicano la responsabilità etica e sociale delle imprese. Aziende internazionali e non, avranno bisogno di ESO, ovvero un Ethical Sourcing Officer. Questo ruolo avrà il compito di garantire l’esercizio dei principi morali attraverso tutti i processi operativi e le relazioni interne ed esterne alla società; ovvero assicurarsi che i valori dell’esistenza di una compagnia rispecchino l’immagine per cui essa è riconosciuta dai suoi clienti, fornitori, investitori e collaboratori.
Assistente camminatore e parlatore Nel 2050 si prevede che la percentuale delle persone a superare i 65 anni d’età sarà più del 16%, in confronto al 2019 dove “solo” il 9% della popolazione mondiale rientrava nella fascia ‘over 65’. Quest’incremento delle persone di terza e quarta età si rifletterà sulle generazioni più giovani, dando loro il compito di offrire un servizio di assistenza e supporto. Un mestiere del futuro sarà quindi quello del “camminatore/parlatore”, ovvero passeggiare in compagnia e scambiare due chiacchiere. La collettività è sinonimo di unità e inclusione, l’emarginazione di persone non fa parte di una visione futura.
Personal Trainer 3.0 Se le persone anziane avranno degli accompagnatori, allo stesso tempo, le persone più giovani e attive richiederanno un supporto per restare dinamiche, sportive e in salute. C’è chi deciderà di dedicarsi al coaching sportivo (una sorta di ‘Personal Trainer’ avanzato), per motivare e appoggiare donne e uomini nel loro cammino verso una vita più sana.
Infermieri specializzati Il campo della medicina è evoluto incredibilmente e continuerà in questa direzione. La necessità di personale medico sempre più formato e specializzato è stata anche – purtroppo – confermato negli scorsi mesi dalla pandemia Covd-19. In ottica futura possiamo vedere come in campo MedTech, ad esempio, non sarà più necessaria la presenza di un chirurgo per l’esecuzione di un intervento, ma sarà sufficiente l’accompagnamento di infermieri specializzati, che grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, potranno svolgere operazioni in modo più autonomo.
Professioni relative alle ‘Smart Cities’ La maniera di costruire case e di modellare la realtà urbana si è trasformata nel tempo. Il lavoro di asfaltatori, costruttori, muratori, ingegneri e architetti si è dovuto confrontare con nuovi metodi di concepire e modernizzare le città di domani. Le “Smart Cities” sono già parte del presente. Se nel 2016, a livello globale, venivano spesi 80 miliardi di dollari per lo sviluppo di città intelligenti, nel 2021, si prevede un budget consacrato a questo scopo, di 135 miliardi di dollari. I lavori coinvolti nella progettazione, nella costruzione e nel mantenimento delle metropoli moderne, verranno profondamente sviluppati, in termini di competenze, e conoscenze, di materiali e di infrastrutture hi-tech. Specialisti nei sistemi fotovoltaici e solari saranno ingaggiati nell’ideazione di configurazioni energetiche volte a soddisfare le esigenze dei cittadini.
Lavori del futuro che si uniscono alla tecnologia per fornire beni e servizi. È questa una delle strade da percorrere per non incorrere nell’ “obsolescenza programmata delle competenze”, insieme al potenziamento della formazione continua, affinché si possa fornire al tessuto economico una concreta risposta di personale qualificato.
Un’informativa in merito a questa modifica legislativa, che entra in vigore il prossimo 1° agosto 2020.
Dal
1° agosto 2020 l’assegno di formazione potrà essere riconosciuto anche prima
dei 16 anni, nel caso in cui il figlio ha compiuto 15 anni e segue una
formazione post-obbligatoria.
Nel suo nuovo tenore, l’articolo 3 capoverso 1 lettera b LAFam prevede che l’assegno di formazione sia versato dall’inizio del mese in cui il figlio inizia una formazione postobbligatoria, ma al più presto dall’inizio del mese in cui questi compie il 15° anno d’età. Se invece a 15 anni il figlio frequenta ancora la scuola dell’obbligo, per il diritto all’assegno di formazione si dovrà attendere che abbia compiuto 16 anni.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-07-23 08:33:452020-07-23 16:39:58Revisione della legge sugli assegni familiari per la formazione
Una scheda giuridica redatta dall’Avv. Michele Rossi. Scopriamo i dettagli.
Il contratto di lavoro non richiede alcuna
forma speciale. Addirittura si considera che un contratto sia concluso anche
quando il datore di lavoro accetta, per un certo tempo, l’esecuzione d’un lavoro,
la cui prestazione secondo le circostanze non può attendersi senza salario
(art. 320 CO). In altre parole, una situazione di fatto può quindi costituire
un valido contratto di lavoro senza che le parti ne abbiano nemmeno discusso.
Questa presunzione
legale necessita però di due condizioni. Dapprima che vi sia una fornitura
effettiva di lavoro e, secondariamente, che tale prestazione venga accettata
dal datore di lavoro. Questa seconda condizione è realizzata quando
l’accettazione emana da una persona autorizzata a rappresentare il datore di
lavoro. Non vi è per contro accettazione se la fornitura di lavoro è nota
unicamente a persone senza poteri di rappresentanza in seno all’azienda. Va
precisato che la presunzione porta unicamente sull’esistenza di un contratto di
lavoro, non sul suo contenuto (es. salario).
Esistono però situazioni
che generalmente esulano dall’applicazione di tale regola come ad esempio
eventuali contributi lavorativi di una persona all’azienda del coniuge o del concubino,
oppure nell’ambito di mere attività di volontariato. E’ infatti usuale che
determinate prestazioni vengano fornite senza alcuna controprestazione, anche
sa la gratuità dell’operato non è stata esplicitamente convenuta. A titolo di
esempio si possono citare l’attività di cassiere per una società di calcio,
oppure la sorveglianza dei figli dei vicini per un paio d’ore. In questi casi
si ritiene che i rapporti non siano retti da un contratto di lavoro ma poggino
invece su altre basi.
Se, sulla base di circostanze concrete, si deve ammettere l’esistenza di un contratto di lavoro, allora la conseguenza è l’applicabilità integrale a tale rapporto degli art.319 ss del Codice delle obbligazioni. Come per i contratti stipulati esplicitamente, sia nella forma scritta che in quella orale.
Il nostro Servizio giuridico è a disposizione delle aziende affiliate per consulenze specifiche. Nell’Area soci sono pubblicate diverse schede giuridiche con informazioni mirate e aggiornate su temi d’interesse in ambiti quali diritto del lavoro, HR, diritto commerciale, accordi bilaterali, proprietà intellettuale, fiscalità, assicurazioni sociali, ecc.. L’accesso a questa sezione del sito è destinata esclusivamente ai soci. Il Servizio giudirico è gestito dall’Avv. Michele Rossi, Delegato alle relazioni esterne Cc-Ti.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-07-22 10:35:562020-07-22 10:35:57Contratto di lavoro tacito?
La pandemia di Coronavirus ha favorito lo sviluppo del telelavoro. Se quest’ultimo presenta vantaggi e svantaggi, pone anche questioni legali.
L’azienda può imporre il telelavoro ai
propri dipendenti? E, al contrario, il dipendente può esigere dal proprio
datore di lavorare in telelavoro?
In generale, questa possibilità deriva da un accordo tra di loro al momento della conclusione del contratto di lavoro o, successivamente, da un accordo che modifica il contratto di lavoro. Durante questo periodo di pandemia, l’applicazione della legge è stata adattata alla situazione particolare. Sia le autorità federali che quelle cantonali hanno raccomandato ai datori di lavoro di utilizzare il telelavoro. Questa forma di lavoro è eccezionalmente entrata come parte integrante delle misure che il datore di lavoro poteva adottare per proteggere i suoi dipendenti. A scanso di equivoci va sottolineato che il telelavoro non è un diritto del lavoratore. Deve essere accettato dal datore di lavoro.
La persona che adotta il telelavoro
sosterrà verosimilmente costi aggiuntivi. Usa i suoi locali e, talvolta, i suoi
strumenti (computer, stampante, carta, wifi). Sorge quindi la domanda a sapere
chi debba sostenere questi costi. Questa domanda deve essere risolta alla luce
dell’art. 327ss.CO, secondo il quale il datore di lavoro fornisce al lavoratore
gli strumenti di lavoro e i materiali di cui ha bisogno. Se, previo accordo con
il datore di lavoro, il lavoratore vi provvede personalmente, va adeguatamente
risarcito.
Se il lavoratore svolge su propria
richiesta e volontariamente il suo lavoro da casa, previo accordo con il suo
datore di lavoro, nonostante disponga di un luogo di lavoro consono in azienda,
questo rimborso non è in linea di principio dovuto. Recentemente si è
pubblicamente parlato di una sentenza del Tribunale federale risalente al 2019
in cui i giudici hanno condannato il datore di lavoro ad indennizzare con un
importo forfetario di CHF 150/mese un dipendente che era stato obbligato a
lavorare a domicilio. In questa fattispecie va però considerato il fatto che il
datore di lavoro non era in grado di offrire al dipendente un posto di lavoro
adeguato. Non si tratta pertanto di una regola generalmente applicabile a tutti
i casi di telelavoro.
Domanda fiscale
La detrazione fiscale per il lavoratore viene presa in considerazione solo se la relativa spesa professionale è a carico di quest’ultimo. Se tutti i costi sono a carico del datore di lavoro, non è consentita alcuna detrazione fiscale. Se, in effetti, il dipendente ha subito dei costi, si farà riferimento all’ordinanza federale sui costi professionali, del Dipartimento delle finanze, che consente una detrazione forfettaria delle spese essenziali per l’esercizio della professione da parte del dipendente (ovvero strumenti professionali – compresi hardware e software per computer), lavori professionali o l’uso di una stanza di lavoro privata – affitto, riscaldamento, illuminazione, pulizia). Questa detrazione ammonta al 3% dello stipendio netto (ma minimo 2000 franchi e massimo 4000 franchi). La detrazione viene ridotta se l’attività remunerativa del dipendente viene svolta a tempo parziale. Tuttavia, il dipendente può ottenere una detrazione più elevata se dimostra l’esistenza di costi più importanti.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-07-20 09:25:242020-07-22 10:24:01Il telelavoro: una scelta o un’imposizione?
Lo sportello del Servizio Export e Legalizzazioni assume un ruolo molto importante presso la Cc-Ti: ha infatti il compito di certificare l’origine dei prodotti esportati dalle aziende ticinesi basandosi sull’applicazione delle regole d’origine non preferenziali.
Giulia Scalzi e Martina Grisoni
Ciò si concretizza nella prova documentale (certificato d’origine e/o attestazione dell’origine su fattura) che accompagna la merce all’estero fino al Paese di destinazione.Oltre a poter richiedere la legalizzazione di documenti come semplici certificazioni su fatture e certificati d’origine, lo sportello rilascia anche dei documenti chiamati CITES e Carnet ATA.
Dai certificati d’origine…
Partiamo con la descrizione del documento che viene richiesto maggiormente, ovvero il certificati di origine . A cosa serve? Questo documento viene richiesto dalle aziende che devono esportare in un Paese che non ha un accordo di libero scambio con la Svizzera. Si richiede l’emissione del certificato d’origine per importare la propria merce senza andare incontro a problemi presso la dogana estera, che potrà così verificare sul documento da noi rilasciato la provenienza della merce.
…ai Carnet ATA e CITES
Oltre ai certificati di origine e alle varie legalizzazioni, la Cc-Ti rilascia il Carnet ATA, documento doganale internazionale per l’esportazione temporanea di merci all’estero. Esso permette al suo titolare o al suo rappresentante di evitare il pagamento dei dazi doganali o di altre tasse riscosse all’importazione.
Il Carnet ATA ha validità di un anno e può essere
utilizzato per l’importazione e l’esportazione temporanea di merci finalizzata
ai seguenti scopi:
campioni commerciali
materiale professionale
merce destinata ad esposizioni, fiere,
congressi o manifestazioni simili
La CITES (CITES – Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) invece si riferisce a una convenzione commerciale, nota anche come Convenzione di Washington, sottoscritta da 175 Paesi di tutto il mondo allo scopo di garantire la conservazione e un utilizzo sostenibile delle popolazioni vegetali e animali del nostro pianeta.
Per molte specie di flora e fauna l’espandersi degli scambi internazionali costituisce – o potrebbe costituire – una minaccia. Il loro commercio dovrebbe quindi essere ammesso solo nella misura in cui lo consentono gli effettivi naturali. L’introduzione di regole chiare, improntate ai criteri della sostenibilità, si rivela spesso più efficace di un divieto assoluto. Con il termine ‘commercio ai sensi della CITES’ si intende qualsiasi spostamento che preveda il passaggio di un confine. Le specie protette dalla CITES vengono classificate su tre diversi livelli, a seconda del grado di minaccia. L’importazione e l’esportazione di esemplari vivi, di loro parti o prodotti da essi derivati sono vietate, oppure consentite solo previa autorizzazione.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/07/ART20-scalzi-grisoni.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-07-20 08:31:542020-07-20 08:31:54Con competenza al servizio delle aziende esportatrici
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