4 buone ragioni per innamorarsi di TikTok

Facebook? Roba da “boomer”! Il social del momento si chiama TikTok: tutti ne parlano, sempre più persone lo utilizzano e molte aziende lo stanno già usando efficacemente per promuovere la propria attività.

E pensare che fino a un paio d’anni fa, veniva spesso depennato a priori dalle strategie di digital marketing perché considerato “troppo giovanile” e quindi inadatto alle iniziative di aziende consolidate che si rivolgono a un target di decisori d’acquisto più adulto. Mai profezia si rivelò più fallace: in poco tempo il social venuto dall’Oriente si è reso protagonista di una crescita esponenziale che ha letteralmente travolto la scena digitale, in Europa come negli Stati Uniti. E che ha lasciato basiti i suoi principali competitor statunitensi, Facebook e Instagram (entrambi, è bene ricordarlo, appartenenti a Facebook Inc. quindi allo stesso circuito pubblicitario). In meno di cinque anni, TikTok ha superato il miliardo di utenti attivi nel mondo, più o meno la stessa cifra vantata da Instagram (che però ha un’ “anzianità” maggiore essendo nato nel 2010); in Europa è sbarcato nel 2018: oggi gli utenti attivi mensili sono oltre 100 milioni e il loro numero continua a crescere, tanto che TikTok ha annunciato l’apertura di un data center Europeo in Irlanda, per poter gestire più efficacemente i dati raccolti dall’applicazione in ottemperanza con le normative sulla privacy locali.

Gli aspetti relativi alla tutela dei dati avevano infatti causato un’iniziale diffidenza, non solo a Bruxelles ma anche a Washington. Diffidenza che però ha dovuto cedere il passo all’entusiasmo con cui gli utenti digitali hanno accolto l’applicazione nei propri smartphone.

Ma qual è il segreto del successo di TikTok? Perché è riuscito a scalzare Facebook&Co. dal cuore dei suoi utenti più affezionati? Possiamo riassumerlo in pochi ma decisivi punti.

Il potere creativo

I social “storici” più diffusi nascono come piattaforme di condivisione di testo e immagini e solo in un secondo momento hanno adottato anche i video, principalmente per far fronte alla concorrenza di un altro gigante, YouTube (che è parte del circuito pubblicitario di Google). TikTok invece non solo nasce proprio come piattaforma dedicata ai video, ma ha una precisa proposta creativa che spinge a reinterpretare il video come forma espressiva. Mette a disposizione dei suoi utenti potenti strumenti di editing che consentono non solo di caricare i propri filmati, ma anche di integrare quelli altrui secondo diverse modalità (le più famose sono “duetto” e “stitch”). Ci sarà capitato di citare il testo di qualcun altro per ribattere alla sua opinione; ebbene, su TikTok è possibile farlo con i video. Ed è possibile farlo… cantando e ballando! La piattaforma consente infatti di attingere a una nutrita libreria di musiche, effetti sonori e persino canzoni di tendenza, tutte liberamente utilizzabili. Ci sono poi particolari effetti, come filtri e transizioni, che permettono di aggiungere un tocco personale. Il risultato finale è più di un semplice video: è un tiktok! Il social crede molto nei suoi “creators”, tanto da aver stanziato, nella sola Europa, un fondo di 255 milioni di euro da investire nel loro talento.

Breve e coinvolgente

I video di TikTok durano al massimo tre minuti. Un limite che vuole spingere i creator a differenziare la loro comunicazione rispetto ai canali video più consolidati, come il classico YouTube o IGTV, il canale video di Instagram. La brevità è necessaria per mantenersi fedeli allo stile espressivo della piattaforma, ed è particolarmente apprezzata dai più giovani. Nati con lo smartphone in mano, gli adolescenti di oggi non hanno la ritrosia da telecamera che caratterizza le generazioni precedenti. Mostrarsi in video è per loro un fatto naturale e spontaneo. Piuttosto che rimanere a guardare lo schermo, come è abituato a fare chi è cresciuto con la tv, preferiscono rendersene protagonisti, ponendosi quindi come soggetti attivi verso il canale di comunicazione e non come un semplice “pubblico”. Questo spinge molto in alto la lancetta dell’engagement. Spesso nascono dei trend, in cui gli utenti sono chiamati a cimentarsi con dei modelli predefiniti (ad esempio, il celebre “dimmi la tua opinione impopolare che fa arrabbiare tutti quando la dici”) o micro-coreografie associate a testi (ad esempio il popolare “Question I get Asked”, dove gli utenti ballano al ritmo della canzone “The Magic Bomb” e possono far apparire in sovraimpressione le domande peggiori che si sono sentiti rivolgere e le relative risposte).

Un pubblico sempre più eterogeneo

L’entusiasmo dei giovani ha fatto da apripista a target di età più adulta. Oggi non è inusuale imbattersi in utenti di 30, 40 anni o più. Spesso sono coinvolte intere famiglie, facendo di TikTokil social più intergenerazionale in assoluto. Il suo stile ha contagiato tutti, a cominciare dai professionisti: medici e infermieri che smontano falsi miti sulla salute; avvocati che offrono brevi consigli legali; insegnanti che spiegano “in pillole” e in modo simpatico le materie più ostiche. Persino religiosi di ogni Fede hanno trovato in TikTok un nuovo mezzo per raggiungere il proprio “gregge”. Questo significa che anche da un punto di vista della profilazione marketing siamo davanti a un pubblico sempre più variegato, che include influencer, follower e decisori d’acquisto (soprattutto consumer, ma c’è da scommettere che il prossimo a crescere sarà il segmento B2B).

Pubblicità e marketing su TikTok

TikTok mette a disposizione degli investitori una piattaforma di marketing e pubblicità che si differenzia da quelle più note per le potenzialità che offre, in grado di integrare la forza dell’influencer marketing con l’advertising nativo, che grazie a un efficace algoritmo pubblicitario permette di raggiungere facilmente il pubblico desiderato. Un esempio? Lo scorso anno il brand italiano Galbanino ha lanciato su TikTok la #Galbachallenge, una “sfida” che ha coinvolto pubblico e creator sulle note di una canzone trap. I risultati sono stati notevoli: i video distribuiti sulla piattaforma hanno raggiunto 26 milioni di visualizzazioni per oltre 3 milioni di utenti e generato oltre 43mila interazioni.

La situazione in Svizzera

TikTok sta conquistando anche la Svizzera: in un anno il social ha registrato una crescita del 30% e le aziende non sono state a guardare. Il noto digital strategist Mike Schwede ha stilato una classifica: brand attivi su TikTok in Svizzera sono oltre 100, e provengono in particolare dal settore dei beni di consumo e dei media, seguiti in terza posizione dal turismo (ma si tratta pur sempre del settore più colpito dalla recente pandemia). Tra i casi di successo emergono Rado, Coop, Migros e Red Bull, brand molto noti ma che hanno deciso di investire in questo nuovo canale per rafforzare ulteriormente il legame con il proprio pubblico. Con queste premesse, TikTok potrebbe presto diventare il nuovo protagonista del digital marketing mix. Un buon motivo per implementarlo
subito nella vostra strategia digitale.


Vi piacerebbe avere maggiori informazioni sulla strategia TikTok? Vi aspettiamo al corso online “Tik Tok, le opportunità per le aziende dall’advertising all’influencer marketing” organizzato dalla Cc-Ti per il 18 novembre 2021. Iscrizioni e maggiori dettagli qui.

Articolo a cura di Manuela Cuadrado, Account Manager Breva Digital Communication Sagl

Introduzione d’IA nel quotidiano delle aziende

L’intelligenza artificiale (IA) è ormai un tema attuale che viene promosso a più riprese da molte parti. Questo perché il potenziale di questa tecnologia è molto alto e sta trasformando il modo di vivere e lavorare di tutti al pari di altre tecnologie (chi riuscirebbe a immaginare il proprio lavoro oggi senza Internet?). I progressi più importanti per le aziende nel campo dell’IA sono stati realizzati negli ultimi anni e stanno ancora accadendo. In mezzo a questo turbine di informazioni, è di aiuto conoscere esempi concreti di cosa è attualmente implementato per identificare eventuali opportunità per la propria azienda.

Come ogni potenziale innovazione, questa ha senso essere implementata solo se il vantaggio che ne deriva è maggiore dello sforzo necessario per implementarla. È quindi utile tracciare a grandi linee la propria strategia aziendale così da confrontarla con le possibilità esistenti e riconoscere in quale area esplorare l’introduzione di questa tecnologia e dove questa porta maggiori vantaggi: se si è una ditta che lavora su grandi volumi con una forte pressione sui margini, l’IA può aiutare ad automatizzare processi già altamente standardizzati o identificare opportunità nascoste di ottimizzazione. Per altre, l’IA aiuta a posizionarsi in maniera più competitiva sul mercato, a mantenere una posizione di leadership o a espandere il proprio mercato.

Un’opportunità è l’IA impiegata per consentire ai robot di percepire e rispondere al loro ambiente: questo aumenta notevolmente la gamma di funzioni che i robot possono svolgere.

Oggi vediamo per esempio l’utilizzo di robot in aree usate da persone per automatizzare il trasporto di materiale all’interno di un edificio. Questo è un grande progresso che permette di introdurre robot laddove questi erano prima esclusi per questioni di sicurezza. Su un piano più strategico, l’IA può aiutare un’azienda a definire i prezzi per i propri prodotti e servizi con una maggiore precisione, basandosi sui dati passati, così come l’andamento dei mercati e le caratteristiche individuali dei propri clienti. Basandosi sull’analisi dell’esperienza passata, l’IA suggerisce o fissa i prezzi più adatti così da poter ottimizzare il volume di vendita o i margini senza compromettere la propria concorrenzialità, come è stato provato dall’industria del turismo e delle vendite al dettaglio che ne fanno un uso costante.

L’introduzione di IA presuppone la volontà di un’azienda di iniziare una trasformazione che permetterà di valorizzare al massimo le qualità del proprio personale. L’IA può servire da supporto nell’esecuzione di compiti complessi che richiedono rapidità e precisione. Coinvolgere nel modo corretto fin dal principio le persone toccate permette di evitare resistenze e di ottenere risultati che possono superare le aspettative iniziali.

È il caso di una clinica romanda che ha introdotto l’IA per migliorare la gestione del proprio servizio di pronto soccorso. Ogni emergenza è un fatto unico e spesso inaspettato. Quando però si è deciso di esplorare l’opportunità di introdurre l’IA, un’analisi dei dati delle urgenze, combinato con altri dati disponibili sul mercato, ha permesso di notare correlazioni interessanti. Sulla base di ciò si è allenata un’IA capace di predire in tempo reale e con un’accuratezza che supera il 90% il numero di visite al servizio di pronto soccorso della giornata, così come il tipo di emergenza di ogni visita. Questo ha permesso di allocare le risorse in maniera più efficiente in quanto la clinica non è più vittima dell’inaspettato, ma può prepararsi e programmare la giornata in funzione di quanto già previsto. La partecipazione del personale coinvolto ha permesso di tradurre questo vantaggio in un miglioramento di tutte le attività che erano prima impattate dall’incertezza delle urgenze, nonché di far leva su questo successo ed espandere l’uso dell’IA per gestire e prevedere l’andamento in maniera minuziosa della degenza dei propri pazienti. L’attività si è trasformata dal dover principalmente reagire ad avvenimenti inaspettati all’ottimizzare la cura di ogni paziente sulla base di previsioni attendibili.

L’IA inizia ad essere quasi d’obbligo laddove la sua introduzione è iniziata prima di altri settori. È importante scegliere per l’implementazione di queste soluzioni dei fornitori specializzati nel settore specifico. I migliori offrono infatti l’esperienza necessaria per elaborare una soluzione che permetta di portarsi al passo con la concorrenza più avanzata e far emergere il vantaggio che un’azienda offre.

Un altro esempio è l’utilizzo dell’IA per migliorare il controllo qualità di produzioni industriali di componenti meccaniche. Si è in grado di identificare una serie di sensori che analizzano ad una velocità altissima (così da non rallentare le macchine) ogni pezzo prodotto, così da assicurare l’identificazione di eventuali difetti che avrebbero richiesto altrimenti un’analisi più lenta con dei metodi magari più dispendiosi. L’IA è stata allenata ad analizzare tutte queste informazioni e a identificare i pezzi che non corrispondono agli standard richiesti. Grazie alla combinazione delle informazioni analizzate, l’IA è in grado di identificare il pezzo difettoso e di creare un modello tridimensionale che mostra il difetto identificato. Questo permette di aumentare drammaticamente la qualità del prodotto offerto, così come l’impiego dell’esperienza degli specialisti, che possono concentrarsi in attività a maggiore valore aggiunto.

L’IA porta con sé il potenziale trasformativo che hanno portato altre rivoluzioni tecnologiche, il che può però creare rischi legali. Se l’IA viene implementata senza considerare quali sono le conseguenze più ampie legate alla regolamentazione in vigore così come alle aspettative delle persone che ne sono toccate, come per esempio i propri clienti, fornitori, dipendenti o le autorità con cui una ditta collabora, le ripercussioni legali e sulla reputazione e possono essere importanti. Questo perché le questioni legali ed etiche da considerare sono molteplici e complesse, e solo una conoscenza approfondita di questi aspetti combinati con una comprensione profonda del funzionamento dell’IA permette di identificare dove risiede il maggiore potenziale, quali sono le best practices da seguire e quali sono i rischi da evitare.

Un tipico esempio di ciò è l’introduzione di strumenti che permettono di monitorare la propria infrastruttura informatica per identificare e segnalare eventuali minacce. La sicurezza informatica è ormai considerata una delle responsabilità inderogabili della direzione, in quanto i dati e sistemi collegati all’infrastruttura digitale sono di vitale importanza per una ditta e richiedono una protezione elevata da attacchi sempre più sofisticati. Sistemi di monitoraggio basati sull’IA, allenati nello spazio di 24 ore sulle caratteristiche specifiche di una ditta, permettono di identificare attività che si discostano dalla normalità nel giro di manciate di minuti, al posto di giorni, così da poter reagire immediatamente non solo ad attacchi informatici, ma anche a minacce che emergono dall’interno, quale l’utilizzo di servizi non sicuri o addirittura il tentativo di danneggiare la ditta. È però fondamentale analizzare quali dati possono essere raccolti e come possono venire analizzati, così da non incorrere nel rischio di ledere i diritti dei dipendenti e dei propri clienti. La scelta del provider è anche influenzata dai requisiti di sicurezza imposti dal particolare campo d’attività del cliente.

Bisogna infine avere sempre un occhio puntato ai costi e le questioni pratiche legate all’implementazione dell’IA. Come menzionato all’inizio, l’effetto dell’adozione di strumenti IA è moltiplicato se inserito all’interno di una strategia digitale che permette di sfruttare al massimo l’effetto trasformativo che la digitalizzazione dei processi porta con sé. Prevedere una rivoluzione interna del modo di lavorare in poco tempo spesso porta a un’esplosione di costi e ritardi continui. È quindi consigliabile iniziare con piccoli passi, adottando piccole soluzioni che permettono una prima esperienza con questa tecnologia senza dover investire troppe risorse. Il successo di queste iniziative serve come trampolino di lancio per una graduale evoluzione della propria attività mantenendone gli elementi più preziosi.

L’IA può essere introdotta ovunque ed offre magnifiche opportunità. Tuttavia, la scelta dell’iniziativa più adatta, del provider giusto, così come il coinvolgimento delle persone toccate e la pianificazione dei vari aspetti specifici a questa tecnologia è fondamentale per garantire un’esperienza positiva e quindi valorizzare appieno il proprio potenziale.


Abbiamo parlato di “Esempi pratici d’Intelligenza Artificiale nel quotidiano delle aziende” nel primo webinar di settembre della Cc-Ti, a cui hanno assistito una cinquantina di partecipanti.
Sono intervenuti Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti – che ha portato il saluto di benvenuto e fatto un’introduzione al tema – e Prisca Quadroni-Renella e Mauro Quadroni, Avvocati, Partner fondatori della AI Legal & Strategy Consulting SA.

L’approfondimento sul tema è a cura dei relatori del webinar.


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Il prezzo da pagare

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in più occasioni durante questi ultimi mesi, l’aumento dei prezzi e la scarsità di talune materie prime è fonte di preoccupazione importante per l’economia.

In questo contesto l’importante aumento dei costi di trasporto costituisce un ulteriore fattore aggravante che tocca tutti i settori, dall’automobile all’agroalimentare, dall’elettronica al tessile. Basti pensare che i circa 5’000 pezzi che compongono un’automobile arrivano da molti Paesi diversi sparsi in tutto il mondo. Acciaio, plastica, componenti elettronici, elementi meccanici, ecc. devono essere trasportati per via marittima, fino a qualche tempo fa la meno costosa, aerea oppure con la ferrovia e i camion laddove possibile.

Soffermandosi sulla via marittima, essenziale per i trasporti delle merci, si può osservare che, oltre ai tempi di fornitura molto dilatati, i prezzi per i container sono quasi quintuplicati nello spazio di un anno. Ad esempio, un container per la tratta Shanghai – Le Havre può costare anche 17’000 dollari contro i 2’000 dollari necessari prima della crisi pandemica. Inoltre, essendo i porti sovraccarichi, non capita di rado che un trasporto invece di attraccare al porto previsto, come Le Havre nell’esempio appena citato, faccia rotta su un altro porto come può essere Anversa, aumentando evidentemente i costi e allungando i tempi di fornitura.
A Los Angeles i tempi di attesa per scaricare le merci dalle navi vanno dalle due alle tre settimane. Fra le cause principali di questo aumento dei prezzi, a parte la mancanza di alternative di trasporto per talune merci, figurano i consumi durante i periodi di lockdown.

L’aumento esponenziale degli ordini di prodotti online (in larga parte provenienti dall’Asia) ha creato un sovraccarico del trasporto marittimo e una conseguente scarsità di container a disposizione. A fronte del calo massiccio del trasporto di passeggeri, quello delle merci è addirittura aumentato, con incrementi del 27% nel primo semestre 2021, rispetto allo stesso periodo nel 2019 (+37% rispetto al primo semestre del 2020). Nemmeno i 600’000 container supplementari ordinati durante la pandemia e i 180’000 che dovrebbero essere disponibili nei prossimi mesi sono stati sufficienti per arginare la situazione. Con un inevitabile rialzo dei prezzi. Se questo ha ridato il sorriso agli armatori, dapprima paralizzati nella prima fase della pandemia e ora confrontati a un importante aumento degli utili, il resto dell’economia è colpito in maniera pesante in molti settori e in tutti i Paesi. Il problema è che una fine a breve termine non è prevista, dato che si parla di una normalizzazione verso la primavera del 2022, cioè dopo il Capodanno cinese. Si avvicinano momenti di ordinazioni importanti legati ad esempio al Black Friday, al Thanksgiving e a Natale. Il trasporto delle merci via aerea costituisce un’alternativa assai limitata.

Si tratta di elementi spesso ignorati, ma che hanno un ruolo fondamentale per il funzionamento del sistema economico, in una realtà economica interconnessa come quella odierna. Fa capolino evidentemente il discorso della forte dipendenza, non solo della Svizzera, da altri Paesi ma qualche margine di miglioramento può esserci.

Il reshoring di talune attività produttive, cioè il “rimpatrio” di certe aziende per una produzione più “indigena” è senza dubbio un elemento che può essere rafforzato dall’evoluzione tecnologica e alcuni esempi edificanti non mancano. Ma si tratta di un fenomeno ancora abbastanza marginale e comunque la dipendenza dalle materie prime resterà comunque. Ed è normale che talune fasi produttive restino laddove vi sono materie prime per la produzione di molte componenti, altrimenti la sostenibilità economica non sarebbe possibile.

Discorso complesso, che richiede molta attenzione e molto equilibrio di giudizio, perché il sistema non può essere modificato a colpi di decreto e non vi sono soluzioni facili. La pandemia ha portato all’attenzione del grande pubblico l’interdipendenza internazionale, suscitando anche timori, sospetti e risentimenti. Emozioni comprensibili ma anche poco utili nell’insieme. Ma qui il discorso si fa complesso e meriterebbe approfondimenti ben più ampi. L’urgenza è ora quella di cercare alternative, come l’economia svizzera e ticinese hanno sempre dimostrato di saper fare, gestendo questi aumenti di prezzi senza che vi siano conseguenze troppo pesanti sul mercato interno e in termini di competitività internazionale. La “fortuna” è che, per una volta e per restare in ambito navale, quasi tutti i Paesi sono sulla “stessa barca”, per cui almeno su questo fronte, ce la possiamo giocare quasi alla pari con tutti gli altri, visto che le difficoltà elencate toccano tanti se non tutti.

Brexit: gli ultimi aggiornamenti

Un excursus sulle ultime notizie.

11.08.2021: SVIZZERA – REGNO UNITO: IL CONSIGLIO FEDERALE APPROVA UNA NUOVA CONVENZIONE DI SICUREZZA SOCIALE

L’11 agosto 2021 il Consiglio federale ha approvato una nuova convenzione di sicurezza sociale tra la Svizzera e il Regno Unito che garantirà a lungo termine il coordinamento delle assicurazioni sociali dei due Stati dopo il recesso del Regno Unito dall’UE. La nuova convenzione fa parte della strategia «Mind the gap» del Consiglio federale in seguito alla Brexit. Dopo la consultazione delle competenti commissioni parlamentari l’accordo sarà già applicato provvisoriamente.

  • Svizzera e il Regno Unito hanno negoziato un nuovo accordo bilaterale. Il Consiglio federale ha ora approvato il risultato dei negoziati.
  • La nuova convenzione di sicurezza sociale garantisce un’ampia parità di trattamento tra gli assicurati e un accesso facilitato alle prestazioni di sicurezza sociale

30.06.2021: SVIZZERA – REGNO UNITO: IL CONSIGLIO FEDERALE ADOTTA IL MESSAGGIO CONCERNENTE L’ACCORDO SULLA MOBILITÀ DEI PRESTATORI DI SERVIZI

Il 30 giugno 2021 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente l’Accordo tra la Svizzera e il Regno Unito sulla mobilità dei prestatori di servizi (Services Mobility Agreement, SMA). Questo Accordo consente di mantenere l’accesso reciproco agevolato per i prestatori di servizi dopo l’estinzione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra i due Paesi.

  • Questo Accordo regola l’accesso reciproco al mercato e il soggiorno temporaneo di prestatori di servizi, come i consulenti aziendali, gli esperti informatici o gli ingegneri.
  • Garantisce alla Svizzera e al Regno Unito l’accesso reciproco agevolato al mercato per i prestatori di servizi, subentrando così all’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) tra la Svizzera e l’UE, che dal 1. gennaio 2021 non è più applicabile al Regno Unito

08.06.2021: PRIMA RIUNIONE DEL COMITATO MISTO DELL’ACCORDO COMMERCIALE TRA LA SVIZZERA E IL REGNO UNITO

L’accordo commerciale tra la Svizzera e il Regno Unito è entrato in vigore il 1° gennaio 2021. Il comitato misto competente ha tenuto la sua riunione costitutiva l’8 giugno 2021. Sono stati discussi temi chiave per le relazioni commerciali con il Regno Unito, come il cumulo dell’origine e l’ulteriore sviluppo dell’accordo.

  • la Svizzera e il Regno Unito hanno accettato di incorporare nell’accordo commerciale le regole riviste della Convenzione regionale sulle regole di origine preferenziali paneuromediterranee (Convenzione PEM)
  • il cumulo con materie prime provenienti dall’UE e dalla Turchia sarà nuovamente possibile a partire dal 9 giugno 2021.

04.06.2021: NEL CONTESTO DELLA BREXIT, GLI STATI DELLO SPAZIO ECONOMICO EUROPEO E IL REGNO UNITO FIRMANO UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA

  • Ciò che per la Svizzera è già realtà dal 1 gennaio 2021 grazie alla strategia “mind the gap”  lo è ora anche per gli Stati del Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein): una soluzione contrattuale alternativa per le relazioni commerciali post-Brexit con il Regno Unito. L’accordo di libero scambio, firmato il 4 giugno 2021, è ora sottoposto ai rispettivi processi nazionali di ratifica ed entrata in vigore.

27.05.2021: SEGNI DI RIPRESA NEL COMMERCIO DI MERCI TRA SVIZZERA E REGNO UNITO

  • Dopo il crollo massiccio degli scambi di merci tra Svizzera e Regno Unito nel primo trimestre del 2021, ci sono ora segni incoraggianti di una ripresa significativa nel mese di aprile 2021.  La ripresa generale degli scambi di merci con il Regno Unito è superiore alla media anche in confronto alle esportazioni e importazioni complessive della Svizzera da e verso l’Europa.

28.04.2021: L’ACCORDO COMMERCIALE E DI COOPERAZIONE UE-REGNO UNITO È STATO FINALMENTE RATIFICATO 

  • il Parlamento europeo ha chiaramente approvato l’accordo commerciale e di cooperazione tra l’UE e il Regno Unito. Per l’economia svizzera, e non solo per le imprese dell’UE e del Regno Unito, la frammentazione della politica commerciale dell’Europa in seguito alla Brexit comporta un gran numero di nuove barriere commerciali quali dazi doganali, impegnativi controlli alle frontiere e ulteriori requisiti amministrativi.

12.03.2021: FORTE CALO DEL COMMERCIO BILATERALE CON IL REGNO UNITO

  • Nel gennaio 2020 le importazioni hanno subito un calo del -46% e -30% le esportazioni dalla Svizzera verso il Regno Unito per rapporto a gennaio 2020. Il massiccio calo si estende a tutti i settori – ed è maggiore del calo del commercio con l’Unione Europea (importazioni -11%, esportazioni -10%). Per quanto concerne le importazioni dal Regno Unito, è l’industria chimica e farmaceutica ad essere maggiormente colpita (-58,3% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso), mentre il settore dell’energia è particolarmente toccato per quanto riguarda le esportazioni (-82%)

17.02.2021: IL CONSIGLIO FEDERALE APRE LA CONSULTAZIONE RELATIVA ALL’ACCORDO SULLA MOBILITÀ DEI PRESTATORI DI SERVIZI

Il 17 febbraio 2021 il Consiglio federale ha aperto la consultazione relativa all’Accordo tra la Svizzera e il Regno Unito sulla mobilità dei prestatori di servizi (Services Mobility Agreement, SMA), che garantisce un accesso reciproco agevolato per i prestatori di servizi dopo l’estinzione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) tra la Svizzera e il Regno Unito. La consultazione durerà fino al 30 aprile 2021.

  • regola l’accesso reciproco e il soggiorno temporaneo dei prestatori di servizi, come i consulenti aziendali, gli esperti informatici o gli ingegneri.
  • La durata di validità del SMA è per ora fissata a due anni, ma le parti contraenti potranno decidere di prolungarlo di comune intesa. L’Accordo è applicato temporaneamente dal 1° gennaio 2021.

Fonti: www.admin.ch e https://www.economiesuisse.ch/it/articoli/news-ticker-la-svizzera-e-la-brexit

La trasformazione digitale delle dogane e DaziT

Informazione per le aziende esportatrici: l’Amministrazione federale delle dogane (AFD) ha avviato da tempo un progressivo ammodernamento dei propri servizi e si trova oggi nel pieno della trasformazione digitale.

Si sta evolvendo gradualmente verso l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). In questo scenario, il programma «DaziT» – che si compone di «dazi» (ovvero dazio o più in generale dogana) e «T» (trasformazione) – è stato avviato ufficialmente il 1° gennaio 2018 e durerà fino alla fine del 2026.
DaziT riduce i costi delle procedure di riscossione del dazio e dei tributi. Entro fine 2026 i processi specialistici verranno gradualmente semplificati, standardizzati e interamente digitalizzati.
La trasformazione si basa sulla semplificazione dei processi, sulla digitalizzazione e su un ulteriore sviluppo organizzativo.

L’AFD ha introdotto delle applicazioni per smartphone utili a semplificare i processi. Si tratta di “QuickZoll” che permette di effettuare imposizioni digitali nel traffico turistico privato, “Via” che consente di versare la tassa forfettaria sul traffico pesante in maniera mobile e “ActivePeriodic” che concede di attivare automaticamente le dichiarazioni doganali al passaggio del confine.

LINK – Le app introdotte dell’AFD

Oltre alle applicazioni ActivePeriodicche consentono già l’attivazione automatica delle dichiarazioni doganali, l’AFD sta sviluppando un sistema ancora più ambizioso: la soluzione telematica. La procedura potrebbe essere interamente digitalizzata, senza l’ausilio dello smartphone.

L’attivazione automatica è un elemento chiave della nuova procedura doganale, infatti avvisa la dogana quando una merce dichiarata sta per attraversare il confine.

Le imprese di trasporto potranno beneficiare di procedure più efficaci e di conseguenza di un risparmio di tempo e di risorse. La completa digitalizzazione della procedura renderà superflui i documenti cartacei. Tutti questi aspetti permetteranno di velocizzare la circolazione dei veicoli e delle merci al confine.

L’obiettivo dell’AFD è di rendere produttiva l’attivazione telematica entro l’estate del 2023, ovvero al momento del lancio del nuovo sistema per il traffico delle merci Passar. Da metà 2023 Passar sostituirà completamente gli attuali sistemi NCTS (transito ed esportazione) nonché e-dec/e-dec web (importazione ed esportazione). A dipendenza del volume delle attività commerciali, le ditte potranno scegliere di utilizzare Passar tramite un’interfaccia utente basata sul web o un’interfaccia automatica ai propri sistemi informatici.


I SERVIZI DIGITALI DELLA CC-TI
Anche la Cc-Ti mette a disposizione dei servizi digitali nell’ambito export.
La piattaforma www.certify.ch permette di richiedere l’emissione dei documenti d’origine direttamente online comodamente da casa o dall’ufficio. I certificati e i documenti legalizzati potranno poi essere comodamente stampati dal richiedente o utilizzati in PDF.
Il portale www.ataswiss.ch consente di richiedere i Carnet ATA online dopo aver creato il proprio account. La piattaforma è accessibile 24 h su 24 h, 7 giorni su 7.

Il Servizio Export Cc-Ti resta sempre a disposizione.

LINK UTILI
Le app introdotte dell’AFD
DaziT
Amministrazione federale delle dogane (AFD)

Fonte: “Telematica, la soluzione chiave in vista della digitalizzazione” e “Le operazioni doganali sono troppo complicate per le PMI?”, Amministrazione federale delle dogane (AFD)

TARES: novità dal 1°.1.2022

La tariffa doganale è un elenco sistematico di merci con l‘indicazione di aliquote di dazio per una specifica quantità di merci.

La tariffa doganale svizzera si basa sull‘accordo internazionale del “Sistema armonizzato”, denominato “SA”, attualmente in uso in quasi tutti i Paesi del mondo (in vigore dal 1°.1.1988). Tutte le Nazioni utilizzano una medesima nomenclatura doganale, armonizzando le prime sei cifre a livello mondiale. Il sistema suddivide la tariffa doganale scomponendo la cifra in sezioni, capitoli e sotto-capitoli.

Le voci di tariffa servono di base per la riscossione dei dazi e di altri tributi, l’allestimento della statistica del commercio esterno e per stabilire l’origine preferenziale delle merci.

Per conoscere la voce doganale di un prodotto è possibile visitare il sito www.tares.ch dell’Amministrazione Federale delle Dogane (AFD). Tramite questa piattaforma è possibile cercare la voce di tariffa doganale in base al nome del proprio prodotto e conoscere le aliquote di dazio. A partire dal 1° gennaio 2022 la tariffa doganale subirà delle modifiche in seguito alla revisione della Convenzione internazionale sul Sistema armonizzato di designazione e di codificazione delle merci (SA).

Fonte e maggiori dettagli: https://www.ezv.admin.ch/ezv/it/home/informazioni-per-ditte/tariffa-doganale–tares/modification-entrant-en-vigueur-le-1-1-2022.html


LINK UTILI
Tariffa doganale – Tares
Modifiche dall’1.1.2022
Piattaforma tares.ch

Il Servizio Export Cc-Ti resta a vostra disposizione.

Prestazioni transitorie per i disoccupati anziani

Le prestazioni transitorie (entrate in vigore il 1° luglio 2021) sono tese a garantire la copertura del fabbisogno vitale delle persone che hanno perso il lavoro poco prima di raggiungere l’età di pensionamento, fino al momento in cui possono riscuotere la rendita di vecchiaia.

Si tratta di prestazioni in funzione del bisogno, che vengono calcolate analogamente alle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS) o all’assicurazione invalidità (AI). I disoccupati che hanno esaurito il diritto all’indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione dopo i 60 anni e non riescono a conseguire un reddito sufficiente possono ricevere prestazioni transitorie fino al pensionamento. Queste prestazioni, finanziate dalla Confederazione e versate dai Cantoni, constano della prestazione transitoria annua, che viene versata mensilmente e del rimborso delle spese malattia e d’invalidità.

Possono ricevere le prestazioni transitorie le persone che:

  • esauriscono il diritto all’indennità di disoccupazione nel mese in cui compiono i 60 anni di età o successivamente;
  • sono stati assicurati all’AVS svizzera per almeno 20 anni, di cui almeno cinque dopo aver compiuto i 50 anni di età, e hanno conseguito un determinato reddito da attività lucrativa (una persona deve aver guadagnato 21’510 franchi all’anno -75 % di 28’680 franchi- per poter esercitare il diritto alle prestazioni transitorie -importi per il 2021-);
  • dispongono di una sostanza non superiore a 50’000 franchi (persone sole) o 100’000 franchi (coppie sposate), senza tener conto delle abitazioni ad uso proprio;
  • sono domiciliate e dimorano abitualmente in Svizzera o;
  • hanno spese riconosciute superiori ai redditi computabili (condizione economica).

Non ricevono le prestazioni transitorie le persone che:

  • hanno diritto a una rendita dell’AVS o dell’AI (il coniuge ha un diritto proprio alla PC);
  • hanno esaurito il diritto all’indennità di disoccupazione prima del compimento dei 60 anni;
  • hanno esaurito il diritto all’indennità di disoccupazione prima del 1° luglio 2021.

Le persone che giungono alla scadenza del diritto tra il 1° gennaio 2021 e l’entrata in vigore della presente legge hanno diritto a prestazioni transitorie ai sensi della presente legge, purché soddisfino le condizioni di concessione di cui all’art. 5 LPTD.

Quali prestazioni sono versate e come sono suddivise?

Le PTD comprendono:

  • una prestazione transitoria annua, versata mensilmente
  • il rimborso delle spese di malattia e d’invalidità

A quanto ammontano le prestazioni transitorie?

Le prestazioni transitorie sono fissate in funzione del bisogno e versate fino a un importo massimo annuo di 44’123 franchi per le persone sole e di 66’184 franchi per le coppie sposate (limite massimo delle prestazioni transitorie). Per le spese di malattia e d’invalidità sono rimborsati annualmente al massimo 5’000 franchi per le persone sole e 10’000 franchi per le coppie sposate, fino al raggiungimento dell’importo massimo delle prestazioni transitorie.

Richiesta delle prestazioni transitorie

Si può esercitare il proprio diritto alle prestazioni transitorie con una richiesta all’organo esecutivo competente del luogo di domicilio. Per le persone domiciliate in uno Stato dell’UE o dell’AELS è competente l’organo esecutivo dell’ultimo luogo di domicilio in Svizzera. Per il Cantone Ticino esiste un apposito formulario scaricabile dal sito internet dell’Istituto delle assicurazioni sociali.

Per le persone che non sono mai state domiciliate in Svizzera è competente l’organo esecutivo del luogo della sede dell’ultimo datore di lavoro. Ci si può rivolgere agli organi esecutivi anche per ricevere i moduli ufficiali per la richiesta, che possono essere inoltrati dalla persona richiedente, dal suo rappresentante legale o da un parente stretto. L’organo esecutivo competente comunica per iscritto la decisione concernente le prestazioni transitorie. La persona interessata può fare opposizione.
Come devo procedere per la richiesta del rimborso delle spese di malattia?
Bisogna inviare o consegnare presso la ricezione dell’Istituto delle assicurazioni sociali, Via Ghiringelli 15a, 6501 Bellinzona, gli originali delle fatture o dei conteggi della propria Cassa malati.

Quando inizia e quando finisce il diritto alle prestazioni transitorie?

Il diritto alle prestazioni transitorie nasce in linea di principio dal mese in cui viene presentata la richiesta e sono adempiute le condizioni per il versamento. Il diritto si estingue alla fine del mese in cui il richiedente:

• non adempie più una delle condizioni;

• ha il diritto di riscuotere anticipatamente la rendita AVS (62 anni per le donne e 63 per gli uomini), se dagli accertamenti dell’organo esecutivo competente risulta prevedibile che al raggiungimento dell’età ordinaria di pensionamento avrà diritto alle prestazioni complementari; o

• raggiunge l’età ordinaria di pensionamento.

Le richieste di prestazioni transitorie vengono trattate dalle Casse cantonali AVS.


Il formulario di richiesta per il Cantone Ticino, denominato “Formulario domanda di PTDA” è scaricabile dal presente link: https://bit.ly/3xFDLmR

Il modulo «Prestazioni transitorie per anziani disoccupati» è disponibile sul sito web del Centro d’informazione AVS/AI: www.ahv-iv.ch; Link opuscolo: www.ahv-iv.ch/p/5.03.i

Per maggiori informazioni ci si può rivolgere ai competenti organi esecutivi, che di regola sono ubicati presso la cassa di compensazione del Cantone di domicilio: www.avs-ai.ch.


Fonte: 5.03/i, edizione giugno 2021

analitic

Aziende, LIFT ha bisogno di voi!

Anche durante la pandemia il progetto LIFT – che la Cc-Ti sostiene sin dalla sua introduzione in Ticino nel 2013 – ha continuato ad accompagnare i giovani che rischiano di incontrare delle difficoltà nella transizione dalla scuola verso il mondo professionale.

© Stefan Kaiser – Progetto LIFT

Ricordiamo che LIFT è un progetto di prevenzione dei rischi di non inserimento professionale alla fine della scolarità obbligatoria. Si rivolge agli allievi di terza e quarta media che non hanno delle buone condizioni di partenza per riuscire ad integrarsi nel mondo del lavoro. L’elemento principale che facilita questo futuro inserimento è l’avvicinamento al mondo professionale tramite posti di lavoro settimanali. I giovani che partecipano a LIFT si recano in un’azienda della loro regione, qualche ora a settimana (massimo tre ore al giorno), al di fuori dell’orario scolastico. Ogni esperienza LIFT in azienda dura complessivamente 12 settimane, ciò che permette ai ragazzi e alle ragazze di approfondire sul lungo periodo la conoscenza del mondo professionale. Parallelamente, gli allievi LIFT seguono a scuola dei moduli di accompagnamento, al fine di ottimizzare questa sensibilizzazione al mondo professionale.

In Ticino LIFT ha preso avvio nel 2013 e si sta sempre più consolidando grazie anche al sostegno accordato al progetto per il triennio 2020-2022 dalla Divisione della formazione professionale del DECS. LIFT fa parte delle misure previste dal progetto “Obiettivo 95%” promosso dal DECS a sostegno dei giovani ed approvato dal Gran Consiglio poco più di un anno fa. L’obiettivo principale è di permettere, attraverso l’obbligo formativo esteso fino ai 18 anni di età, ad una maggiore percentuale di giovani di conseguire un diploma del secondario II.

Tornando a LIFT, le scuole medie ticinesi che finora hanno attuato il programma sono nove e si tratta delle sedi di Balerna, Morbio Inferiore, Riva S. Vitale, Viganello, Pregassona, Caslano, Agno, Gravesano e Castione. Questo significa che ogni sede si impegna a trovare uno o due (a volte tre) insegnanti che, oltre alla loro materia, si dedichino ai-alle giovani LIFT.

Ed è anche grazie al lavoro e alla passione dei docenti che si occupano dei ragazzi e delle ragazze che seguono il programma, che LIFT è apprezzato e ben accolto dagli allievi e allievi, dalle loro famiglie e dalle aziende coinvolte. I-le giovani si impegnano a loro volta a seguire il programma LIFT durante due anni scolastici e ne traggono diversi benefici: uno sviluppo delle competenze sociali e professionali, una maggiore autostima, una ritrovata motivazione scolastica. E soprattutto avranno maggiori possibilità di trovare un posto di apprendistato o un’altra soluzione di formazione subito al termine della scuola dell’obbligo.

Tutto ciò non sarebbe possibile senza la disponibilità delle aziende e degli enti che accolgono i-le giovani offrendo loro posti di lavoro settimanali. Il Ticino può già contare su un buon numero di aziende, grandi, medie e piccole, che hanno accettato di essere partner delle scuole LIFT, permettendo ai-alle giovani di sperimentare concretamente il mondo del lavoro, conoscere la professione, vivere la realtà lavorativa e confrontarsi con gli adulti al di fuori del contesto famigliare. Le esperienze in azienda sono fondamentali nel percorso LIFT dei-delle giovani e i risultati sono sempre positivi in termini di crescita personale.

L’anno scolastico 2020/2021 è stato però un anno particolare a causa del coronavirus. La seconda ondata della pandemia, con la conseguente chiusura di molte attività, il passaggio all’home working e le restrizioni messe in atto, ha gioco forza frenato le esperienze in azienda dei-delle giovani LIFT. Tuttavia, molte ditte, tra quelle che hanno potuto continuare normalmente la propria attività, sono rimaste a disposizione degli allievi e delle allieve e non hanno smesso di offrire posti di lavoro settimanali. È quindi doveroso un sentito ringraziamento a queste aziende. Inoltre, LIFT non si è mai fermato: i ragazzi e le ragazze hanno continuato a beneficiare a scuola dei moduli di accompagnamento e del sostegno dei docenti LIFT nel cercare un posto di apprendistato, una scuola professionale a tempo pieno o un’altra soluzione di formazione.

Perché mettersi a disposizione offrendo un posto di stage?

Il mondo economico trae senz’altro vantaggio da una società che può vantare un tasso di disoccupazione basso. Per questo è importante sostenere quei progetti o programmi che, come LIFT, intervengono precocemente per favorire una transizione di successo dalla scuola al mondo professionale.

Ora che la situazione sanitaria sembra essersi un po’ normalizzata, invitiamo tutte le aziende che desiderano mettersi a disposizione, per il futuro dei giovani e di tutta la società, ad annunciarsi scrivendo a karole.manfredi@progetto-lift.ch.


Quali sono i vantaggi di diventare un’azienda partner di LIFT?

  • Concretizzare il proprio impegno sociale ed etico
  • Assicurare il ricambio generazionale
  • Far scoprire una professione
  • Creare relazioni positive e di fiducia con i-le giovani
  • Creare relazioni privilegiate con le scuole
  • Essere identificata come azienda partner di LIFT

Concretizzate il vostro impegno proponendo un posto di lavoro settimanale!

L’efficacia di LIFT: le cifre di un successo duraturo
Dal 2006 LIFT fa incontrare giovani, scuola ed economia, con vantaggi per tutti: 310 sedi LIFT in tutta la Svizzera – 39 nuove scuole hanno aderito nel 2020 – 21 Cantoni coinvolti, in Ticino circa 80 giovani ogni anno sono seguiti da LIFT e le scuole possono contare su almeno  un centinaio di aziende partner – L’obiettivo per i prossimi anni è di arrivare progressivamente a 150 giovani e 300 aziende partner (cifre al 31.12.2020).

Articolo a cura di Karole Manfredi, Coordinatrice regionale Ticino, Progetto LIFT

Mobilità sostenibile: auto elettrica, sì, ma…

La mobilità personale fa parte della vita quotidiana di tutti noi. Vuoi per lavoro o per svago, quasi ogni giorno dobbiamo spostarci dal nostro domicilio per distanze più o meno lunghe.

La conformazione del nostro territorio, purtroppo, in alcuni casi rende complesso il solo utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici che, è doveroso dirlo, hanno fatto passi da gigante per migliorare la loro efficienza e la fruibilità da parte della popolazione. Anche l’impegno di diverse aziende di offrire ai propri collaboratori soluzioni di trasporto collettivo per il tragitto casa lavoro, non sono sempre attuabili.

Ecco allora che entra in gioco la responsabilità individuale per la scelta del mezzo di trasporto privato o aziendale.

Sfatiamo subito un mito: non esiste una soluzione unica per tutti. Di principio, pensando alla mobilità sostenibile e tralasciando l’andare a piedi o in bicicletta che per distanze relativamente importanti non possono essere prese in considerazione, viene subito da dire prendiamo un’auto elettrica. L’idea è sicuramente buona in quanto le emissioni di un veicolo di questo genere sono praticamente nulle almeno a livello locale. Poi, andando più a fondo della questione, bisogna chiedersi se effettivamente anche la produzione dell’energia elettrica necessaria a caricare le batterie della nostra vettura è a emissioni zero. Purtroppo, anche se in Svizzera buona parte dell’energia elettrica è prodotta da fonti rinnovabili, come l’idro-elettrico e il fotovoltaico, una buona parte di energia viene prodotta o importata da fonti non rinnovabili e inquinanti quali il nucleare o le centrali a carbone. Un altro, e forse più importante fattore di valutazione che va affrontato nel decidere di acquistare un veicolo elettrico, è se effettivamente sarà possibile caricare le batterie in maniera semplice ed efficace.

La situazione attuale delle stazioni di ricarica pubbliche e private non è assolutamente soddisfacente. Per quanto riguarda la rete pubblica di colonnine di ricarica, sebbene abbastanza ampia, è ancora nettamente insufficiente a soddisfare un probabile aumento delle vetture elettriche in circolazione. Nel privato la situazione è ancora più complessa: chi abita in un condominio non sempre può installare una stazione di ricarica nel proprio parcheggio, come pure chi abita in un centro villaggio ed è costretto a lasciare l’auto in un parcheggio pubblico non ha la possibilità di ricaricare la propria auto. Anche chi possiede una propria abitazione deve valutare bene l’acquisto di una vettura elettrica, non sempre l’impianto elettrico è in grado di sopportare il carico maggiore necessario alla ricarica delle batterie.


Rileggi l’articolo “Focus su una nuova mobilità”

Deduzione delle spese di ricerca e di sviluppo

Quale Paese dall’alto tenore di vita e dagli elevati prezzi (“Hochpreisinsel”) dal dopoguerra la Svizzera è costretta, soprattutto per le sue ditte esportatrici, a puntare sui settori ad alto valore aggiunto e alla continua innovazione dei prodotti e dei processi. Infatti, la Confederazione è uno dei Paesi che, rispetto al loro PIL, più investono nella ricerca e lo sviluppo (in seguito anche “R&S”).

Secondo alcuni studi, l’economia privata sostiene oltre i due terzi dei costi del settore R&S svizzero, che si attestano al momento a circa 22 miliardi di franchi, cioè più di 3 percento del PIL.

Con la Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (in seguito “RFFA”) è stata creata agli articoli 10a e 25a della Legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (in seguito “LAID”) la base legale per consentire ai Cantoni di maggiorare la deduzione per le spese di R&S fino a concorrenza del 50% di quest’ultime. Si tratta di un’incentivazione dal lato input delle spese di R&S (mentre l’incentivazione dal lato output è promossa attraverso il Patent box).

Trattandosi di una facoltà e non di un obbligo imposto ai Cantoni, il Legislatore ticinese non era tenuto a recepire questa nuova deduzione fiscale.

In modo molto lungimirante, il nostro Legislatore ha però intuito il potenziale attrattivo di questo nuovo incentivo per l’innovazione e ha colto questa occasione al volo. Con la Riforma fiscale cantonale di adeguamento della Legge tributaria cantonale alla RFFA, sfruttando al massimo i margini di manovra concessi dalla LAID, sono stati così introdotti nella Legge tributaria cantonale (in seguito “LT”) i nuovi articoli 30a e 73a LT che permettono l’ulteriore deduzione per spese di R&S (cosiddetta “superdeduzione R&S”).

Nelle prossime righe cercheremo di descrivere le caratteristiche principali di questo nuovo importante incentivo fiscale e in quali condizioni esso possa essere d’interesse per le PMI ticinesi.

Funzionamento della superdeduzione (o deduzione maggiorata)

Secondo le nuove disposizioni di legge, in vigore dal 1° gennaio 2020, la superdeduzione R&S è concessa solo al contribuente che ne fa richiesta all’autorità di tassazione competente. Non si tratta infatti di un costo che può essere registrato nella contabilità commerciale, ma di una deduzione nel calcolo (extracontabile) delle imposte.

L’agevolazione in questione consiste in una deduzione fiscale supplementare quantificata in ragione di un importo pari al 50% delle spese di R&S giustificate dall’uso commerciale e sostenute in Svizzera direttamente dal contribuente stesso o indirettamente da terzi.

Non tutte le spese che, a prima vista, potrebbero sembrare di R&S qualificano per il calcolo della superdeduzione. Infatti, secondo l’art. 73a cpv. 3 LT, per quanto riguarda le spese sostenute dal contribuente stesso, possono essere considerate solo le spese, sostenute in Svizzera, per il personale direttamente imputabili alla R&S, a cui si aggiunge un supplemento pari al 35%di queste spese, fino a concorrenza delle spese complessive del contribuente.

Per spese per il personale sono da intendersi i costi aziendali di personale (salari e oneri sociali) purché si tratti di collaboratori effettivamente attivi nella R&S. Non qualificano, per esempio, i costi del personale che svolge funzioni di management, attività amministrative, di produzione, di vendita, ecc. Con il supplemento del 35% sulle spese per il personale si tiene conto in modo forfettario delle altre spese di R&S, quali p.es. i costi di materiale, gli investimenti, i costi delle attrezzature di ricerca o per i servizi ecc.

Per quanto concerne le spese di R&S indirettamente sostenute da terzi, cioè fatturate al contribuente da mandatari esterni, la norma di legge consente l’applicazione della superdeduzione R&S per l’80% dell’importo addebitato per attività di R&S, purché tale attività sia stata effettuata da società del gruppo o da terzi su suolo svizzero.

Da notare che ai fini del calcolo della ulteriore deduzione del 50% è possibile aggiungere alle spese qualificanti del proprio personale del settore R&S l’80% delle spese di R&S fatturate dai mandatari esterni. Inoltre, nel caso in cui sia il mandante che il mandatario siano residenti in Svizzera e abbiano entrambi diritto alla agevolazione, per evitare una doppia deduzione, il Legislatore ha previsto che solo la persona che ha conferito il mandato di R&S abbia diritto alla relativa deduzione, che pertanto non potrà essere fatta valere dal mandatario.

L’interesse per le PMI ticinesi

Si può calcolare che, sfruttando al massimo la superdeduzione R&S e tenuto anche conto della norma sulla limitazione dello sgravio fiscale (art. 73b LT), una società di capitali con sede a Lugano possa ridurre la propria aliquota sull’utile effettiva da circa 18.31% fino a circa 10.35%.

In linea di principio dovrebbe essere più agevole la possibilità di fare valere la superdeduzione R&S rispetto al Patent box. Quest’ultimo è infatti concesso solo in relazione agli utili netti da brevetti e diritti analoghi, mentre la superdeduzione R&S non presuppone l’ottenimento di un brevetto.

Eppure, la possibilità di far valere la superdeduzione R&S non è aperta a tutte le aziende. Infatti, la tipologia di ricerca che qualifica per la deduzione maggiorata per le attività di R&S è limitata alla ricerca scientifica e all’innovazione fondata sulla scienza ai sensi dell’art. 2 della legge federale sulla promozione della ricerca e dell’innovazione. In altre parole, qualificano per l’agevolazione le spese che riguardano la ricerca fondamentale, la ricerca orientata all’applicazione e l’innovazione fondata sulla scienza. Con quest’ultima sono da intendersi lo sviluppo di nuovi prodotti, procedure, processi e servizi per l’economia e la società, ma non la ricerca sostenuta per il lancio dei prodotti sul mercato e la loro valorizzazione (p. es. il marketing). Sapere individuare le spese che qualificano per la superdeduzione R&S costituisce una delle maggiori sfide per le PMI.

Per poter fare valere la superdeduzione l’azienda, a cui spetta l’onere della prova secondo le regole generali, dovrà pertanto potere dimostrare, oltre che il calcolo della deduzione, anche la natura delle attività svolte e perciò dovrà tenere a disposizione dell’autorità fiscale idonea documentazione di supporto.


Articolo a cura di Peter A. Jäggi, Avv. Esperto fiscale dipl. fed., LL.M., Jäggi & Scheller SA, Lugano