Commerci, aziende e industrie sono spesso confrontati con elevati consumi energetici. Per sintetizzare e raggruppare i principali incentivi e programmi di consulenza attualmente disponibili a livello aziendale, l’Associazione TicinoEnergia ha sviluppato un utile documento riassuntivo, che come Cc-Ti, vi proponiamo.
Per ulteriori domande, l’Associazione TicinoEnergia offre una prima consulenza orientativa gratuita, telefonica o via e-mail, a 360° sul tema dell’energia.
Il servizio è attivo il martedì e il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 17.00. Mail: info@ticinoenergia.ch – Telefono: +41 91 290 88 13.
La gestione del rischio è un importante fattore di successo, che permette alle aziende di raggiungere gli obiettivi prefissati in maniera consapevole, identificando in maniera sistematica e costante rischi ed opportunità.
Intraprendere un’attività imprenditoriale comporta l’assunzione di rischi, i quali potrebbero verificarsi a tutti i livelli della catena della produzione del valore. La capacità dell’imprenditore di successo è appunto quella di sapere tenere monitorati i propri rischi e di conseguenza potersi concentrare sulle attività fondamentali dell’azienda anziché rincorrere le urgenze. È questo il tema che è stato affrontato nell’evento di networking della Cc-Ti, tenutosi il 7 settembre 2022 presso la Cc-Ti davanti ad una trentina di associati.
È importante comprendere l’esatta definizione di rischio in termini aziendali, infatti questo sostantivo può assumere molteplici accezioni nei più svariati contesti. A livello aziendale per rischio si intende una serie di eventi o di azioni che possono portare ad uno scostamento dagli obiettivi aziendali prefissati, questi possono essere di carattere positivo (up side risk), definiti opportunità, oppure negativi (downside risk), definiti in senso stretto pericoli.
Per “tenere sotto controllo” questi eventi (rischi) è fondamentale conoscerli, ma soprattutto classificarli. È utile a tal fine una categorizzazione in rischi interni, originati da azioni e decisioni interne all’azienda, e rischi esterni, per i quali invece non può essere imputata responsabilità alcuna al management dell’azienda stessa. Procedendo ad un’ulteriore sotto classificazione dei rischi i rischi interni possono ulteriormente essere suddivisi in rischi derivanti dall’erogazione di prestazioni, rischi economico-finanziari e rischi derivati dalla gestione e organizzazione. Per gestire e controllare i rischi interni, generalmente, è sufficiente attuare misure operative che l’azienda può intraprendere in maniera autonoma. Di fondamentale importanza è la sensibilizzazione e il coinvolgimento del personale riguardo ai rischi che potrebbero ricadere nella loro sfera di competenza e conferire anche a loro responsabilità in merito.
I rischi esterni possono essere a loro volta sotto classificati secondo: rischi di mercato, di concorrenza e congiunturali, rischi tecnologici e legali e rischi ambientali. Non essendo possibile influire in maniera diretta su questa tipologia di rischi, le aziende possono contrastarli modificando la strategia aziendale in considerazione degli stessi, oppure stipulando una copertura assicurativa mirata.
Una gestione professionale dei rischi non si limita ad occuparsi dei rischi assicurabili, ma è un compito strategico dirigenziale di centrale importanza volto ad evitare qualsiasi scostamento dagli obiettivi aziendali stabilendo l’eventuale impatto e quantificando le eventuali conseguenze. Questo processo avviene nell’ambito della definizione degli obiettivi aziendali, al fine di garantire in tutti i casi la sopravvivenza dell’azienda, garantendone il successo e riducendo i costi di rischio.
La gestione del rischio contribuisce ad incrementare la produttività e migliorare l’efficienza aziendale, facendo sì che i principali rischi cui un’azienda è esposta siano: riconosciuti ed individuati, valutati, affrontati e monitorati in modo mirato.
Nell’ambito della gestione del rischio, una parte importante è il trasferimento alla compagnia assicurativa. Oltre alle coperture standard presenti sul mercato assicurativo, negli ultimi anni vi è stata una grande esigenza per delle soluzioni specifiche. Una di queste è sicuramente l’assicurazione cyber; oggigiorno è più probabile rimanere vittima della criminalità informatica che di un semplice furto con scasso. Negli ultimi dieci anni su internet è raddoppiato anche il numero di reati come le offese e le calunnie.
I criminali sfruttano i timori delle persone per entrare in possesso di dati sensibili e password: milioni di utenti in tutto il mondo lo scorso anno sono stati vittime di phishing o di hacking. A tal riguardo i criminali informatici utilizzano tra l’altro dei mittenti di posta elettronica falsificati, spacciandosi per dipendenti della Posta o dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Basta cliccare sul link di una mail di phishing e i dati sul computer privato o aziendale o del proprio smartphone finiscono per cadere in mani sbagliate. Un attacco informatico comporta, nella migliore delle ipotesi, un notevole dispendio di tempo e denaro, nella peggiore, ingenti costi e stress emotivo.
Un’altra importante soluzione a è l’assicurazione protezione giuridica; le controversie giuridiche sono estenuanti e spesso costose. Eppure, la probabilità di ritrovarsi coinvolti in un contenzioso non è mai stata così alta. Nel 2020 più di una persona su sette è stata trascinata in una causa – e la tendenza è al rialzo. Un’assicurazione di protezione giuridica presta assistenza in caso di questioni e controversie legali e protegge dai rischi finanziari qualora una lite finisca in tribunale.
Commercio comporta sempre un rischio d’impresa e anche la liquidità è sottopressione. Tramite l’assicurazione crediti, se vengono effettuate forniture di merci o prestazioni di servizi in conto aperto, sussiste il rischio che i clienti non saldino le fatture. Un mancato pagamento non solo causa preoccupazioni e seccature nell’attività quotidiana, bensì può anche mettere a rischio la liquidità di un’azienda a lungo termine. L’assicurazione crediti aiuta le aziende ad evitare delle perdite e risarcisce il danno se un committente non paga.
Articolo a cura di Davide Pilotti, AXA, Agente generale esperto in assicurazione, e Stefano Tommaso Pelli, AXA, Risk Consultant.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2022/05/EVT22-rischio.png8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2022-12-01 10:40:082022-12-01 10:40:08Come valutare la gestione del rischio in una PMI
Il Carnet ATA è un documento doganale ufficiale con validità massima di un anno utilizzato per l’esportazione temporanea di merci. Cosa succede se la scadenza non viene rispettata? E se si perde il documento o la merce viene rubata? Ecco a cosa prestare attenzione durante il suo utilizzo.
Il Carnet ATA (acronimo delle parole francesi e inglesi “Admission temporare / Temporary Admission”) è un documento doganale internazionale che consente l’introduzione temporanea di merci in determinati Paesi senza dover pagare dazi e tasse, semplificando così il passaggio alla frontiera e riducendo i tempi di sdoganamento. Le categorie di merci per le quali è consentito l’uso del Carnet ATA sono state illustrate nell’articolo “Il Carnet ATA e il suo utilizzo (parte 1)”.
La scadenza
Un aspetto a cui prestare particolare attenzione durante l’utilizzo del Carnet ATA è la sua scadenza: infatti, il Carnet ha una durata massima di un anno dalla data del rilascio e non è prorogabile. È pertanto imperativo che esso venga timbrato dalle dogane entro la scadenza indicata sulla copertina del documento.
In alcuni casi è possibile che la dogana estera anticipi la scadenza del Carnet ATA (indicando sulla souche di importazione la nuova data stabilita per la riesportazione). Tale data deve essere rispettata.
Una volta eseguito l’ultimo viaggio, e quindi espletate le procedure di riesportazione e reimportazione in Svizzera, il Carnet ATA andrà consegnato al più presto alla propria Camera di commercio per il controllo dei timbri e la relativa chiusura.
Se la data di scadenza indicata sul Carnet non viene rispettata, le dogane non lo potranno più timbrare e di conseguenza il Carnet ATA risulterà “mal scaricato” per mancanza dei timbri di riesportazione da parte della dogana estera e di reimportazione in Svizzera. In tal caso bisognerà procedere con lo sdoganamento e con il pagamento degli eventuali dazi di reimportazione in Svizzera. La Camera di commercio, d’altro canto, non potrà procedere con la chiusura del documento, ma dovrà “bloccare” il Carnet ATA per un anno e mezzo dalla data di scadenza (periodo durante il quale la dogana estera potrà inviare dei reclami).
Furto o smarrimento del Carnet rispettivamente della merce
In caso di smarrimento o furto del Carnet ATA quando la merce è ancora all’estero, è necessario sporgere denuncia alle autorità competenti e presentarla alla propria Camera di commercio, che provvederà a rilasciare un Carnet ATA sostitutivo (un duplicato che ha lo stesso numero di registrazione e la stessa validità). Se il furto o lo smarrimento del Carnet ATA avviene a viaggio concluso, quindi quando la merce è già stata reimportata in Svizzera, il titolare dovrà presentare la denuncia alla propria Camera di commercio. La Camera di commercio terrà in sospeso il Carnet per un anno e mezzo dalla data di scadenza. Questo perché non è possibile verificare immediatamente i timbri presenti sulle souche.
Un altro aspetto da non sottovalutare durante il viaggio con il Carnet ATA è il furto o lo smarrimento della merce all’estero. In tal caso, il titolare del Carnet ATA dovrà innanzitutto sporgere denuncia alle autorità competenti. In mancanza della merce, il documento non potrà essere timbrato dalle autorità doganali e resterà bloccato presso la Camera di commercio per un anno e mezzo dalla data di scadenza.
Carnet CPD Taiwan
Sulla base di un accordo concluso tra la Svizzera e Taiwan ed entrato in vigore il 1° luglio 1993, a differenza di quanto accade per la Cina continentale, per il traffico fra i due Paesi è necessario utilizzare il cosiddetto “Carnet CPD Taiwan”, la cui copertina anteriore e posteriore nonché il foglio della matrice sono di color salmone.
Analogamente al Carnet, il Carnet CPD Taiwan consente di esportare temporaneamente merci a Taiwan in occasione di mostre e fiere oppure per l’utilizzo di campioni commerciali e di materiale professionale.
Se oltre a Taiwan, la merce viene utilizzata temporaneamente anche in Paesi firmatari della Convenzione ATA, è necessario utilizzare contemporaneamente sia il Carnet ATA sia il CPD Taiwan. Le informazioni fornite sui due libretti (titolare, rappresentante, elenco merci) devono corrispondere esattamente.
Se all’atto della reimportazione della merce viene presentato soltanto uno dei due libretti, l’autorità doganale lo scaricherà solo con riserva. Entro 60 giorni il libretto mancante dovrà essere presentato all’autorità competente per lo scarico.
Garanzia per il rilascio
Il rilascio del Carnet ATA è subordinato alla presentazione da parte del richiedente di una garanzia.
Questa può essere depositata a contanti (fino ad un valore massimo di CHF 5’000. -), versata su conto postale o tramite fideiussione bancaria/assicurativa. È possibile stipulare anche una garanzia globale bancaria o assicurativa.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2022/10/ART22-Uso-Carnet-ATA.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2022-12-01 08:00:002022-11-25 10:38:50Esportazione temporanea: l’uso del Carnet ATA (parte 2)
Una collaborazione tra Swiss Medtech e la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti).
Con l’avvio delle attività di Swiss Medtech Ticino – nel corso di un evento inaugurale che ha visto riuniti oggi, 29.11.2022, un centinaio di addetti ai lavori presso il Grand Hotel Villa Castagnola a Lugano – l’associazione di categoria nazionale Swiss Medtech intende consolidare la sua attività nella Svizzera italiana. All’evento sono intervenuti ancheRaffaele De Rosa, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento della Sanità e della Socialità, e Cristina Maderni, Vicepresidente della Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino (Cc-Ti). La Cc-Ti eserciterà la direzione su mandato del segretariato nazionale e sarà supportata da un comitato costituito da figure rappresentative del settore industriale medicale ticinese.
Nel suo discorso introduttivo, Raffaele De Rosa, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento della Sanità e della Socialità, ha sottolineato l’importanza del lancio di Swiss Medtech Ticino per il settore sanitario ticinese. Esso riunisce un’ampia gamma di competenze e know-how provenienti dal settore ospedaliero e sanitario e dall’industria della tecnologia medica, che si muovono tutti nella stessa direzione. Cristina Maderni, Vicepresidente della Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino (Cc-Ti), ha dato il benvenuto a Swiss Medtech nell’associazione delle associazioni professionali affiliate alla Cc-Ti.
Il Ticino ha molto da offrire, non solo come meta turistica con un’offerta culturale variegata. Grazie alla sua università e alla scuola universitaria professionale, un ambiente dinamico favorevole alle start-up e numerose aziende leader dal forte orientamento internazionale, il Cantone si posiziona sempre più come luogo di innovazione. Tra i settori economici con una crescita considerevole si annovera il comparto life science, che comprende anche le tecnologie medicali ed è fortemente orientato alle esportazioni. Negli ultimi dieci anni la creazione di valore per persona occupata nel settore life science è aumentata di circa il 17 percento, collocandosi quindi ben oltre la media svizzera.
Delle oltre 150 aziende medtech in Ticino solo una ventina sono affiliate all’associazione di categoria nazionale Swiss Medtech. Per rappresentare meglio gli interessi particolari e i punti di forza della Svizzera italiana all’interno dell’associazione mantello, le aziende del medtech ticinesi e Swiss Medtech vogliono collaborare ancora più strettamente. E la Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino (Cc-Ti) rivestirà un ruolo centrale.
«Siamo davvero lieti di aver trovato nella Cc-Ti il partner ideale, che dispone dei contatti necessari con il mondo economico e politico, oltre che con le aziende del territorio, svolgendo un ruolo direzionale su mandato di Swiss Medtech», dichiara Peter Biedermann, direttore di Swiss Medtech. Il segretariato sarà supportato da un comitato costituito da una decina di personalità del settore medtech ticinese, sotto la guida di Giuseppe Perale – che assume il ruolo di Presidente della Sezione ticinese – cofondatore di un’impresa hightech, che si dedica alla medicina rigenerativa. «Il Ticino vanta ampie competenze medtech a livello universitario e industriale. Per contro, le imprese medtech ticinesi aderenti a Swiss Medtech possono farsi ascoltare meglio», Perale ne è certo.
Nonostante il rapido susseguirsi di crisi, le piccole e medie imprese europee danno prova di resistenza. La prossima sfida è però all’orizzonte: l’Unione europea è in stallo e l’economia tedesca, locomotiva del mercato unico, sta attraversando grandi difficoltà. Spunta lo spettro della recessione.
Le PMI sono la spina dorsale dell’economia europea, proprio come in Svizzera, e la loro condizione riflette quella dell’intero sistema economico. Negli ultimi due anni, il susseguirsi delle crisi le ha messe sotto pressione, ma l’ultimo indice della produzione industriale pubblicato a novembre da Eurostat, ha evidenziato un aumento della produzione a settembre sia nella zona euro sia nell’UE (del 0,9% in entrambi i casi rispetto ad agosto e del 4,9% rispettivamente 5,7% rispetto a settembre 2021, dati destagionalizzati).
Gli shock scatenati dalla guerra in Ucraina stanno però intaccando la domanda globale e rafforzando le pressioni inflazionistiche. L’inflazione, trainata principalmente dai prezzi elevati dell’energia e dei prodotti alimentari ha raggiunto livelli record nell’UE e ciò si è riflettuto sul clima delle imprese europee, che è diminuito ad ottobre, toccando il livello più basso da agosto 2020. A causa del netto peggioramento del portafoglio ordini complessivo e dell’aumento delle scorte di prodotti finiti, la fiducia del comparto industriale sta crollando.
Impennano inflazione e costo dell’energia
Ad ottobre, il tasso d’inflazione annuo ha raggiunto il 10,6% nella zona euro e l’11,5% nell’UE, con notevoli differenze tra i vari Stati membri. I tassi annui più elevati (oltre il 21%) si registrano nei Paesi baltici e in Ungheria, mentre Francia, Spagna e Malta riescono a contenere meglio il fenomeno (tra il 7,1% e il 7,3%). Il contributo maggiore al tasso di inflazione annuo della zona euro è venuto dall’energia (+4,44 punti percentuali), seguito da alimentari, alcol e tabacco (+2,74), servizi (+1,82) e beni industriali non energetici (+1,62).
La recessione è dietro l’angolo, o è già arrivata
L’economia tedesca occupa una posizione di primo piano in Europa ed è un indicatore fondamentale per capire l’evoluzione dell’economia europea. A sorpresa, secondo una prima stima dell’Ufficio federale di statistica tedesco, nel terzo trimestre l’economia del Paese è cresciuta dello 0,3%, continuando a reggere nonostante tutto. La performance è però basata principalmente sulla spesa per consumi privati. Gli economisti non credono che una recessione possa essere evitata, anzi, il forte consumo sembra piuttosto essere “la calma prima della tempesta”: l’inflazione elevata (10,4% in ottobre) sta erodendo il potere d’acquisto dei consumatori e tutto fa pensare a una contrazione della produzione economica a breve.
La crescente preoccupazione per una recessione emerge anche dai risultati dell’ultima indagine globale sulle prospettive di business delle imprese tedesche condotta dall’Associazione delle Camere di commercio e industria tedesche, che evidenzia però anche il minore pessimismo e la maggiore fiducia delle filiali estere rispetto alle case madri ubicate in patria o le consorelle in Europa. Detto ciò, in linea con le fosche aspettative, anche le loro intenzioni in materia di investimento e di occupazione stanno calando.
Germania e Italia: crescita negativa
A livello globale, le previsioni di ottobre del Fondo Monetario Internazionale (FMI) non lasciano dubbi sugli sviluppi futuri: la crescita globale dovrebbe rallentare al 3,2% nel 2022 e al 2,7% nel 2023. Circa un terzo dell’economia mondiale sta affrontando due trimestri consecutivi di crescita massicciamente ridotta e due trimestri di PIL negativo significano niente meno che recessione. Il rallentamento della crescita colpirà più duramente gli Stati Uniti (1% di crescita nel 2023) e la zona euro (0,5%), dove a soffrire di più saranno altri due partner commerciali principali della Svizzera: Germania e Italia, la prima deve attendersi una crescita negativa del -0,3% e la seconda del -0,2% nel 2023.
Com’è messa la Svizzera?
Secondo l’ultima fotografia effettuata da Swissmem, la principale associazione dell’industria metalmeccanica ed elettrica svizzera, la situazione del comparto è ancora buona: grazie ad un primo semestre forte, il fatturato nei primi nove mesi del 2022 è aumentato del +9,6% rispetto allo stesso periodo del 2021, le esportazioni del +7,0% e le commesse del +2,3%. Il terzo trimestre ha tuttavia fatto segnare un’importante inversione di tendenza per quanto riguarda le nuove commesse, diminuite del -12,4% rispetto allo stesso trimestre del 2021 e del -21,1% rispetto al secondo trimestre del 2022. Da due mesi l’indice dei responsabili degli acquisti industriali (PMI) segna però chiaramente una flessione nella maggior parte dei mercati. Le prospettive si fanno più cupe e le aziende MEM sono più pessimiste, tanto che un terzo prevede una diminuzione degli ordini dall’estero nei prossimi dodici mesi (2021: 13%).
Sebbene la situazione delle aziende rimanga prevalentemente buona anche negli altri settori, l’indicatore della situazione economica per il settore privato svizzero, elaborato dal Centro di ricerca congiunturale (KOF) del Politecnico di Zurigo, è sceso significativamente in ottobre, confermando i segnali di rallentamento dell’attività del comparto manifatturiero e il calo nei servizi finanziari e assicurativi, nel commercio all’ingrosso, (leggermente) nel settore del commercio al dettaglio e nel settore dell’ingegneria. Unica eccezione: la discreta performance del settore delle costruzioni.
Come si presenta la situazione in Ticino? Secondo una prassi decennale consolidata, la Cc-Ti ha condotto la sua inchiesta congiunturale tra gli associati, aziende di tutti i settori economici, dimensioni e distretti cantonali. I risultati saranno pubblicati a breve.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2022/11/ART22-stress-test-PMI-europe.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2022-11-29 08:00:002022-11-25 09:40:43Un nuovo stress test per le PMI europee, e non
Il governo britannico ha nuovamente posticipato l’obbligo di marcatura UKCA per la maggior parte dei prodotti industriali, estendendo di due anni il riconoscimento del marchio CE. Il nuovo termine per l’applicazione obbligatoria del marchio UKCA è stato fissato al 1° gennaio 2025.
Le aziende che intendono immettere sul mercato britannico (Inghilterra, Scozia, Galles) i loro prodotti dovranno obbligatoriamente applicare il nuovo marchio UKCA (UK Conformity Assessed) solo a partire dal 1° gennaio 2025 e non più dal 1° gennaio 2023 come previsto in precedenza. La decisione è stata presa per dare “a migliaia di aziende la libertà di concentrarsi sulla crescita”, così recita il comunicato stampa del 14 novembre 2022 del Dipartimento per l’energia, le imprese e la strategia (BEIS).
A partire dal 1° gennaio 2025, la sola marcatura CE non sarà più accettata. Nulla vieta tuttavia che i prodotti immessi nel mercato britannico, debitamente marcati UKCA, presentino al contempo la marcatura CE. Essi devono però rispettare le norme vigenti e i requisiti di visibilità del marchio UKCA.
I prodotti marcati CE ed importati in Gran Bretagna entro il 31 dicembre 2024 sono considerati immessi sul mercato e non devono essere sottoposti a nuovi test, certificazioni o etichettature. Va tuttavia conservata la documentazione a dimostrazione che i prodotti sono stati importati nel Paese prima di tale data.
Si segnala infine che:
in diversi ambiti, tra cui ad esempio i dispositivi medici, i prodotti ferroviari, i prodotti da costruzione, le funivie, le attrezzature a pressione trasportabili e gli esplosivi civili vigono disposizioni specifiche;
l’Irlanda del Nord beneficia di un regime differente e continua a seguire talune regole del mercato unico europeo e nello specifico a sottostare alla marcatura CE.
Accordo CH-UK sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità
Nell’ambito dell’Accordo commerciale tra la Svizzera e il Regno Unito, entrato in vigore il 1° gennaio 2021, i due Paesi hanno convenuto un accordo sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità per i veicoli a motore, la buona prassi di laboratorio (BPL) e le ispezioni della buona pratica di fabbricazione (GMP) e certificazione delle partite dei medicinali. In data 17 novembre 2022 i due Paesi hanno sottoscritto un nuovo accordo che estende il reciproco riconoscimento delle valutazioni della conformità a cinque ulteriori categorie di prodotti: apparecchi a pressione portatili, apparecchiature radio, materiale elettrico e compatibilità elettromagnetica (EMC), apparecchi che emettono rumori destinati a funzionare all’aperto e strumenti di misurazione.
Ulteriori ragguagli sulla marcatura UKCA e sulla valutazione della conformità in Gran Bretagna sono disponibili nell’AREA SOCI o contattando il Servizio Commercio internazionale (T+41919115135, internazionale@cc-ti.ch).
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2022/11/ART22-marchio-UKCA.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2022-11-24 08:00:002022-11-24 08:28:39Posticipato l’obbligo di marcatura UKCA in Gran Bretagna
Se fino a poco tempo fa si parlava di responsabilità sociale delle imprese (CSR) e di sostenibilità come argomenti di moda, ora è sempre più chiaro che queste tematiche rappresentano il cambio di paradigma della nostra economia. Un’informativa sul percorso formativo di SUPSI.
Il limite delle risorse disponibili sul nostro pianeta, a fronte di un aumento costante della popolazione, impone una visione di sviluppo economico rispettosa sia delle esigenze sociali che della tutela ambientale. I recenti avvenimenti dalla pandemia alla crisi climatica fino alla carenza di materie prime e all’improvviso incremento dei costi energetici hanno accelerato il processo in corso. Cosa comporta questo scenario per le imprese? La necessità di orientare alla CSR e alla sostenibilità la loro attività, misurando e comunicando non solo l’impattoeconomico del loro operato ma anche l’impatto sociale e ambientale e valorizzando le buone pratiche realizzate. In termini pratici significa riconsiderare gli aspetti di governance dell’impresa, includere la sostenibilità nella produzione e nella distribuzione di prodotti e servizi, offrire ai propri collaboratori programmi di welfare aziendale, partecipare a progetti con la comunità, misurare e ridurre i consumi energetici e l’impatto dei trasporti. La responsabilità sociale delle imprese abbraccia quindi una pluralità di aspetti e, per questa ragione, richiede una competenza adeguata in grado di affrontare il tema con una visione a 360°. In questo contesto diventa inoltre necessario dotarsi di strumenti di comunicazione efficaci, quali ad esempio, i rapporti di sostenibilità che hanno lo scopo di raccontare e rendicontare il valore generato dall’impresa e, nello specifico, quale contributo concreto essa offre al territorio e alla comunità in cui opera. Per permettere alle imprese di acquisire le competenze necessarie ad affrontare queste nuove sfide, il Dipartimento di economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI promuove un corso di formazione sul tema della responsabilità sociale delle imprese con l’obiettivo di formare manager in grado di definire la strategia e di allestire un rapporto di sostenibilità secondo le modalità più consone alle esigenze della propria impresa. Negli ultimi quattro anni, più di 100 partecipanti hanno frequentato il corso CAS in CSR organizzato dalla SUPSI, oltre 60 imprese hanno presentato i loro cases studies aziendali e le lezioni sono state tenute da 40 docenti universitari ed espertidel settore.
Il prossimo 3 febbraio prenderà il via la quinta edizione del corso che propone 120 ore di formazione dedicate ai principali temi della CSR. Oltre al corso completo, è possibile iscriversi anche a singoli moduli alle condizioni indicate sul programma.
Il corso transfrontaliero si rivolge a imprenditori, quadri e dirigenti di aziende, e responsabili o funzionari di associazioni ed enti pubblici e privati. Il corso è indirizzato alle imprese del Cantone Ticino e delle province di Como e Lecco con apertura ad altri Cantoni e Province in caso di disponibilità. Il numero di posti è limitato e le iscrizioni si chiuderanno il 31 gennaio.
Il percorso formativo è svolto in collaborazione con il gruppo CSR Ticino ed è supportato finanziariamente dalla Divisione dell’economia del Dipartimento delle finanze e dell’economia del Cantone Ticino e dalla Camera di commercio di Como-Lecco. Il contributo economico di enti e istituzioni sottolinea l’importanza del tema per la competitività del territorio e la necessità della costruzione di una cultura comune e condivisa.
“Il tema negli ultimi anni ha subito un’accelerazione incredibile – ha dichiarato Jenny Assi, docente ricercatrice SUPSI e responsabile scientifica del corso”. “Le imprese ogni giorno ricevono sempre più richieste di informazioni da parte di clienti, fornitori, istituti di credito, media e, in qualche caso anche dai collaboratori, sulla loro strategia di sostenibilità. Non vanno inoltre sottovalutati gli aspetti normativi che hanno coinvolto inizialmente le grandi imprese ma che ora riguardano, sempre più da vicino, anche quelle di medie dimensioni. E’ una sfida molto importante per la competitività delle imprese ma anche dei territori”.
Perché partecipare
– per avere una visione a 360° del tema
– per sviluppare le competenze interne
– per essere pronti a adottare le nuove normative
– per rispondere alle richieste degli enti finanziatori
– per soddisfare le richieste dei clienti e delle catene di fornitura
– per imparare a realizzare un rapporto di sostenibilità
– per coinvolgere e motivare i collaboratori
– per confrontarsi con altre imprese che hanno già affrontato il tema
– per entrare a far parte di un network di CSR manager
Il gruppo di studenti nel CAS CSR che hanno recentemente ricevuto il diploma (novembre 2022)
La quinta edizione del Certificate of Advanced Studies in Responsabilità Sociale delle Imprese
• Un percorso formativo completo per il ruolo di CSR manager
• Percorsi brevi su temi specifici
• Teoria e strumenti pratici
• Testimonianza delle imprese
• 120 ore di lezione
• 24 ore di laboratorio
• Il corso è rivolto alle imprese del Cantone Ticino e delle province di Como e Lecco, possono partecipare imprese di altri Cantoni e Province fino a esaurimento posti.
• Il corpo docente è formato da professionisti e docenti universitari con esperienza nazionale e internazionale e da responsabili di imprese e organizzazioni con comprovate esperienze sul tema.
Alcune testimonianze dei partecipanti
“Oltre a una formazione teorica riguardo i principali strumenti normativi che fanno da guida nell’implementazione della Responsabilità d’impresa nelle aziende, il corso ha soprattuttosaputo trasmettere il “valore” della sostenibilità e l’importanza di un comportamento socialmente responsabile nelle aziende e anche nella vita quotidiana”
“La peculiarità di questo CAS è la ricchezza dei relatori: infatti le numerose testimonianze e gli interventi di diversi consulenti o esperti di settore, non solo hanno saputo fornire esempi pratici di CSR ,ma mi hanno permesso di creare una nuova rete di contatti con cui poter interagire e collaborare. Infine, il confronto con i miei colleghi studenti provenienti dai più diversi ambiti lavorativi e quello con tutti gli insegnanti è stata occasione di crescita personale oltre che professionale”
“Partecipare al Cas in CSR è stata un’esperienza formativa molto importante per il mio percorso professionale. Ho avuto modo di incontrare realtà leader nel campo della sostenibilità e ricevere una formazione di alto livello sui temi cruciali che oggi ogni professionista del mio settore deve conoscere”
“Considero un privilegio aver partecipato al corso. Ho redatto il primo bilancio di sostenibilità semplificato. Ho acquisito molte competenze ma il valore aggiunto di questa esperienza non è solo formativo. Ho capito che ognuno di noi deve contribuire sia a livello personale che professionale. Il confronto con tante realtà diverse tutte impegnate a creare valore e ridurre gli impatti negativi rappresentano per me una guida rispetto a ciò che potremo fare in azienda”
“Il CAS in CSR di SUPSI costituisce un’ottima base di partenza per chi deve approcciare il tema in modo strutturato. Grazie alle testimonianze di importanti aziende insubriche, il valore aggiunto per chi vi partecipa è percepibile già dal primo modulo.”
Informazioni dettagliate sul percorso sono disponibili attraverso questo link.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2022/11/ART22-cas-csr.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2022-11-19 11:56:002022-11-29 11:57:08CAS in Responsabilità sociale delle imprese (CSR)
Il 10 ottobre 2022 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2022/1616 del 15 settembre 2022 sui materiali e gli oggetti di plastica riciclata destinati a venire a contatto con gli alimenti. Esso abroga il Regolamento (CE) n. 282/2008.
Nell’ambito del piano d’azione per l’economia circolare del 2015, la Commissione ha individuato nell’aumento del riciclaggio della plastica una condizione necessaria per conseguire la transizione verso un’economia circolare e si è impegnata ad affrontare tale settore con particolare attenzione. Nel 2018 la Commissione ha quindi adottato una strategia europea per la plastica nell’economia circolare, che presenta impegni fondamentali per un’azione a livello UE al fine di limitare gli impatti negativi dell’inquinamento da plastica. Tale strategia mira ad accrescere la capacità di riciclaggio della plastica nell’UE e ad aumentare il materiale riciclato nei prodotti e negli imballaggi di plastica. Poiché gran parte dei materiali plastici da imballaggio sono utilizzati come imballaggi alimentari, tale strategia può raggiungere i suoi obiettivi solo se aumenta anche il contenuto di materia plastica riciclata negli imballaggi alimentari.
Il Regolamento (UE) 2022/1616 del 15 settembre 2022 s’inserisce proprio in questo contesto e stabilisce le norme relative all’immissione sul mercato dei materiali e degli oggetti contenenti materia plastica proveniente da rifiuti o fabbricata a partire da essi e destinati a venire con contatto con i prodotti alimentari allo scopo di garantirne la sicurezza e la qualità.
Il regolamento disciplina anche le tecnologie di riciclaggio autorizzate a partire dal 10 giugno 2023, quali il riciclaggio meccanico del PET post-consumo e il riciclo a circuito chiuso (closed loop), non escludendo nuove tecnologie innovative attualmente in fase di sviluppo.
Per garantire la trasparenza e facilitare il controllo della qualità e la rintracciabilità viene istituito un registro, accessibile al pubblico, contenente informazioni sui riciclatori, sugli impianti di riciclaggio e sui processi di riciclaggi. L’immissione di materiali e oggetti di materia plastica riciclata sul mercato è subordinata all’obbligo di iscrizione in tale registro.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2022/11/ART22-Regolamento-plastica-riciclata.jpg8531280Giulia Scalzihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngGiulia Scalzi2022-11-17 08:00:002022-11-15 16:48:59Nuovo regolamento UE sulla plastica riciclata a contatto con gli alimenti
Le aziende non stabilite nell’Unione europea possono importare ed esportare avvalendosi unicamente di un rappresentante doganale che agisca in rappresentanza indiretta. Cosa significa? Vi invitiamo a leggere l’articolo sottostante.
Il Regolamento UE 952/13 che rappresenta il codice doganale dell’Unione ha cambiato in molti aspetti le dinamiche doganali legate direttamente o indirettamente all’espletamento delle formalità ovvero allo sdoganamento delle merci.
Si è partiti con la nozione di esportatore riportata sia del CDU che nella circolare 8/D del 2016 con la quale si chiariva che si considera esportatore un soggetto residente escludendo dalla possibilità di eseguire pratiche doganali nel territorio unionale a tutti quei soggetti non residenti che si fossero muniti di una mera rappresentanza fiscale o identificazione diretta ribadendo la necessità di nominare un rappresentante doganale, il quale avrebbe agito come rappresentante indiretto e figurando come esportatore si sarebbe assunto gli obblighi doganali derivanti dall’esecuzione dello sdoganamento.
Tale rappresentante indiretto, generalmente un operatore doganale, munito di apposito mandato, deve provvedere ad agire secondo le disposizioni del codice.
Alla stessa stregua, con la circolare 40/2021, ADM chiarisce che tale obbligo si estende anche in importazione.
L’importatore non stabilito nell’UE può, quindi, solo nominare un “rappresentante doganale indiretto”, stabilito nel territorio dell’UE, che agirà come “dichiarante”.
I dati del soggetto passivo di imposta ovvero P.IVA nel caso di riconoscimento diretto del non residente o nomina di un rappresentante fiscale saranno indicati nella dichiarazione doganale ai soli fini fiscali, mentre da un punto di vista di tecnica doganale, il rappresentante indiretto sarà responsabile dell’esecuzione dello sdoganamento.
I Servizi della Commissione hanno altresì categoricamente escluso la possibilità di utilizzo della rappresentanza diretta da parte di importatore non stabilito nel territorio dell’UE, precisando inoltre che nel caso di specie non è possibile per il rappresentante indiretto, nominato da un importatore non stabilito nell’UE, nominare, a sua volta, un altro rappresentante doganale.
Un personale correttamente formato permette di intervenire rapidamente ed in maniera efficace in attesa dell’arrivo dei soccorsi professionali contenendo i danni fisici subiti in caso di malore o infortunio. Dei semplici gesti che possono salvare una vita. Per tale motivo, alcuni collaboratori della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) hanno avuto la possibilità di partecipare al corso di primo soccorso “BLS-DAE SRC 4h” presso Croce Verde Lugano.
Già nel gennaio 2018 alcuni dipendenti della Cc-Ti avevano aderito a questa proposta formativa, certificandosi.
I partecipanti hanno acquisito le nozioni di base e le capacità necessarie a soccorrere la persona colta da arresto cardiocircolatorio (ACR) e di sostenere le funzioni vitali per mezzo della rianimazione cardiopolmonare e l’uso del defibrillatore (DAE). Questa formazione ha inoltre permesso al team Cc-Ti di aggiornare alcune conoscenze e tecniche di base per riconoscere e far fronte a situazioni che potrebbero sfociare in un ACR.
I corsi di formazione erogati da Croce Verde Lugano sono organizzati secondo le raccomandazioni dello Swiss Resuscitation Council (SRC) e le linee guida 2020 della International Liason Committee on Resuscitation (ILCOR). Al termine della formazione BLS viene rilasciata una certificazione di abilitazione alla rianimazione e defibrillazione, riconosciuta a livello europeo con una validità di 2 anni. Successivamente sarà possibile effettuare il corso BLS Refresh.
La formazione BLS permette inoltre di aderire alla rete dei “First Responder”, modello organizzativo innovativo ideato dalla Fondazione Ticino Cuore e dalla Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanze (FCTSA) nell’ambito del “piano cantonale di intervento in caso di arresto cardiaco e rianimazione precoce”.
La rete “First Responder” è costituita infatti da un insieme di persone ed istituzioni che, su base volontaria, hanno dato la propria disponibilità ad essere allarmati da Ticino Soccorso 144 per situazioni di arresto cardiaco.
Nel nostro Cantone si contano annualmente tra i 250 e 300 arresti cardiaci improvvisi con una sopravvivenza globale del 14%, che aumenta fino al 55% in caso di fibrillazione ventricolare. Ad ogni minuto di ritardo nella defibrillazione la probabilità di successo per una rianimazione efficace si riduce del 7-10%.
Il sistema di emergenza territoriale ticinese generalmente giunge sul paziente colpito da ACR improvviso mediamente in 9 minuti. I tempi di arrivo sul luogo sono influenzati da diversi fattori quali la distribuzione della popolazione, il tipo di territorio, le caratteristiche dell’organizzazione dei servizi di soccorso sanitario ed altre variabili.
La scelta della Cc-Ti di partecipare nuovamente alle iniziative proposte da Croce Verde Lugano è stata dettata dalla volontà di fornire ai propri dipendenti un’importante ed utile formazione di malore o infortunio.
Inoltre, con questa partecipazione, la Cc-Ti tiene a sensibilizzare le aziende sull’importanza di avvicinarsi alle tecniche di primo soccorso, con lo scopo di incrementare la rete di persone abilitate ad intervenire in caso di arresto cardiocircolatorio e di conseguenza aumentare le possibilità di sopravvivenza dei pazienti.
Per un’informazione mirata sull’offerta formativa di Croce Verde Lugano è possibile contattare la Coordinatrice, Signora Remina Sorrentino: corsi@croceverde.ch – T. +41 79 762 66 22.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2022/11/ART22-Croce-Verde.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2022-11-07 14:43:522022-11-07 14:43:53I collaboratori della Cc-Ti pronti ad intervenire in caso di arresto cardiocircolatorio
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