L’accordo su un meccanismo di pagamento per l’invio di aiuti umanitari in Iran Swiss Humanitarian Trade Arrangement (SHTA) è entrato in vigore il 27 febbraio 2020.
Lo SHTA, elaborato dalla Svizzera in stretta collaborazione con i servizi competenti negli Stati Uniti e in Iran e con alcune banche e aziende svizzere, è aperto alle aziende elvetiche dei settori alimentare, farmaceutico e medico.
Lo Swiss Humanitarian Trade Arrangement (SHTA) intende garantire agli esportatori e alle aziende commerciali dei settori alimentare, farmaceutico e medico con sede in Svizzera un canale di pagamento affidabile presso una banca elvetica per le loro esportazioni in Iran. In linea con la tradizione umanitaria svizzera, il nostro Paese fornisce così un contributo all’approvvigionamento della popolazione iraniana con materie prime agricole, generi alimentari, farmaci e apparecchi medici.
Lo SHTA è stato elaborato dalla Svizzera in stretta collaborazione con i servizi competenti negli Stati Uniti e in Iran e con alcune banche e aziende svizzere. Nell’ambito dello SHTA il Dipartimento del Tesoro americano (US Treasury Department) fornirà alle banche interessate le necessarie garanzie che le transazioni finanziarie avvengano in conformità con la legislazione statunitense.
In cambio, gli esportatori e le banche che sottoscriveranno lo SHTA informeranno in dettaglio la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sulla loro attività e sui loro partner commerciali in Iran oltre che sulle transazioni effettuate. La SECO verificherà queste informazioni e si accerterà, in collaborazione con l’US Treasury Department, che le operazioni avvengano nel pieno rispetto del dovere di diligenza, trasmettendo anche ai servizi americani le informazioni ricevute dalle banche e dagli esportatori.
Dalla fine del 2018, in collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), la SECO si è impegnata per realizzare questo meccanismo di pagamento a scopo umanitario. Il 20 gennaio 2020 il Consiglio federale ha dato la sua approvazione di principio all’attuazione dell’accordo.
Il 27 gennaio 2020 è già stato autorizzato a titolo di prova un primo pagamento per la fornitura di medicinali da parte di un’azienda farmaceutica svizzera all’Iran. Si tratta di farmaci per la cura del cancro e il trapianto di organi.
Da quando gli Stati Uniti, nel maggio 2018, sono usciti dall’accordo sul nucleare con l’Iran e hanno reintrodotto sanzioni unilaterali, gli esportatori svizzeri hanno avuto sempre maggiori difficoltà a fornire aiuti umanitari all’Iran, benché queste forniture non siano in linea di principio soggette alle sanzioni americane. Visti i rischi legali dovuti a tali sanzioni, praticamente nessun istituto finanziario era più disposto a effettuare pagamenti destinati all’Iran. I pochi canali ancora esistenti erano costosi, complessi e poco affidabili.
Fonte: SECO
Informazioni tecniche per le aziende, Segreteria di Stato dell‘economia SECO: Email
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-02-27 15:48:512020-02-27 15:52:39Meccanismo di pagamento verso l’Iran per alcune aziende elvetiche
Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE restano in vigore
L’uscita del Regno Unito dall’UE alla mezzanotte del 31 gennaio 2020 non comporterà a breve termine cambiamenti nelle relazioni tra la Svizzera e questo Paese: gli accordi bilaterali in vigore tra la Svizzera e l’UE si applicheranno al Regno Unito per il periodo transitorio (prorogabile) previsto almeno fino alla fine del 2020. L’accordo commerciale tra la Svizzera e il Regno Unito entrerà in vigore al più presto il 1° gennaio 2021.
Nell’ambito della strategia «Mind the gap» la Svizzera ha concluso tempestivamente una serie di nuovi accordi con il Regno Unito in settori quali il commercio, la migrazione, i trasporti stradali e aerei e le assicurazioni. La strategia «Mind the gap» mira a salvaguardare e, laddove possibile, estendere i diritti e gli obblighi reciproci esistenti. Inoltre, in un secondo momento e nel reciproco interesse, la collaborazione con il Regno Unito sarà ampliata ulteriormente («Mind the gap Plus»).
Relazioni intense e diversificate
Le relazioni tra la Svizzera e il Regno Unito sono intense e diversificate. Nel 2018 il Regno Unito era il sesto partner commerciale della Svizzera, con un volume di scambi di oltre 36 miliardi di franchi svizzeri, e nel 2017 era il terzo mercato in ordine di importanza per le esportazioni svizzere di servizi mentre la Svizzera era la terza piazza più importante per gli investimenti diretti britannici. Ogni anno vengono effettuati circa 58 600 voli tra la Svizzera e il Regno Unito. Nel Regno Unito vivono circa 34 500 cittadini e cittadine svizzeri e in Svizzera risiedono 43 000 cittadini e cittadine britannici.
Finora, queste relazioni tra la Svizzera e il Regno Unito si sono basate in modo determinante sugli accordi bilaterali tra Svizzera e UE. Al fine di garantire, per quanto possibile, i diritti e gli obblighi reciprochi esistenti anche dopo l’uscita dall’UE per mezzo di nuovi accordi, ed eventualmente di ampliarli in determinati ambiti, il Consiglio federale ha fissato per tempo la sua strategia «Mind the gap» (ottobre 2016), precisandola poi nell’aprile del 2018. L’Esecutivo ha deciso che nel caso di un’uscita ordinata dall’UE (scenario deal) la possibilità di applicazione temporanea degli accordi UE con Paesi terzi al Regno Unito per un periodo transitorio prevista nell’accordo di recesso potrà valere anche per gli accordi bilaterali Svizzera-UE. Si tratta dell’eventualità che si è verificata.
La validità degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE durante il periodo transitorio è stata confermata formalmente tramite uno scambio di note tra l’UE e la Svizzera. Gli accordi bilaterali Svizzera-UE sono dunque validi fino alla fine del periodo transitorio, il 31 dicembre 2020 (prorogabile), anche per le relazioni Svizzera-Regno Unito.
Mind the Gap Plus
Oltre ad assicurare la continuità, la Svizzera sta verificando la possibilità di ampliare le relazioni con il Regno Unito («Mind the Gap Plus»). Il Consiglio federale sta esaminando in quali campi la collaborazione potrebbe essere approfondita dopo la Brexit e dove sussistono eventuali interessi comuni. Nell’accordo commerciale è già stato stabilito che la Svizzera e il Regno Unito avvieranno colloqui esplorativi per sostituire, ammodernare o sviluppare ulteriormente tale accordo
Cronologia
31.12.2020 Termine previsto del periodo
transitorio
31.01.2020 Uscita del Regno Unito dall’UE
31.10.2019 Firma di un Accordo temporaneo
relativo al coordinamento delle assicurazioni sociali
10.07.2019 Firma di un Accordo temporaneo
sull’ammissione reciproca al mercato del lavoro e di una dichiarazione
d’intenti sulla cooperazione di polizia
25.02.2019 Firma dell’Accordo inerente ai
diritti dei cittadini
11.02.2019 Firma dell’Accordo commerciale
25.01.2019 Firma dell’Accordo sulle
assicurazioni e dell’Accordo sul trasporto stradale
17.12.2018 Firma dell’Accordo sui trasporti
aerei
29.03.2017 Inizio della procedura di uscita
dall’UE del Regno Unito ai sensi dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione
europea (TUE) (data di uscita originale: 29.03.2019)
19.10.2016 Approvazione della strategia «Mind
the gap» da parte del Consiglio federale
23.06.2016 Referendum popolare sull’uscita del
Regno Unito dall’UE («Leave» 51,9%)
Malgrado un clima internazionale caratterizzato da guerre commerciali e tensioni politiche, l’export svizzero ha nuovamente segnato numeri da record, dopo un 2018 già estremamente positivo.
Un franco su due è guadagnato all’estero. La nostra economia è dinamica e volta all’internalizzazione poiché trova condizioni favorevoli sui mercati esteri, grazie anche ai numerosi accordi di libero scambio siglati dalla Svizzera. Prova di questo successo sono i dati presentati dall’Amministrazione federale delle dogane concernenti il commercio con l’estero per l’anno 2019. Malgrado un clima internazionale caratterizzato da guerre commerciali, tensioni politiche e una congiuntura mondiale estremamente instabile, il commercio estero elvetico ha nuovamente registrato numeri da record, seppur con un minimo rallentamento. Dopo un 2018 estremamente positivo, lo scorso anno le esportazioni sono cresciute del 3,9% e le importazioni dell’1,6% portando l’eccedenza della bilancia commerciale a oltre 37,3 miliardi di franchi.
Chi trascina e chi frena?
La locomotiva dell’economia elvetica è il settore chimico-farmaceutico, che in un solo anno ha avuto una crescita esponenziale di quasi il 10%. Da sottolineare che i soli prodotti farmaceutici rappresentano oltre il 40% del valore di tutte le esportazioni di merci svizzere. Segnali positivi arrivano anche dal settore orologiero e dagli strumenti di precisione, che hanno ripreso una buona attività.
La Germania rimane di gran lunga il più importante mercato di esportazione della Svizzera e, malgrado i segnali di recessione, l’export elvetico verso questo Paese ha continuato a crescere. Il clima di tensione a livello internazionale non ha scalfito nemmeno gli scambi con i maggiori leader mondiali: la Cina si è infatti rivelata essere uno dei mercati più dinamici (+9.7%) come pure gli Stati Uniti (9.1%). Le esportazioni svizzere verso il Regno Unito, che avevano già accusato un’importante riduzione nel 2018 (-18%), hanno incassato un nuovo colpo a causa delle incertezze politiche legate alla Brexit (-1.8%). Emerge infine la dinamicità del mercato russo e di quello di Singapore, che negli ultimi tre anni hanno continuato a crescere a ritmo sostenuto.
Futuro roseo?
I primi indicatori mostrano che l’export svizzero continuerà all’insegna della positività anche nel 2020. A fornire segnali concreti è il sondaggio sul clima dell’export di S-GE e il barometro delle esportazioni di Credit Suisse: oltre la metà delle aziende intervistate hanno infatti indicato che nel primo semestre 2020 prevedono una crescita dell’export. Cc-Ti e S-GE continuano a seguire e a sostenere con impegno le attività delle PMI della Svizzera italiana.
Articolo a cura di
Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana e Valentina Rossi, Responsabile Servizio Export Cc-Ti
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/01/ART20_Rossi_Zurfluh_2020.jpg8531240Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-01-31 09:03:592020-02-11 16:23:00Export svizzero da record anche nel 2019
Con il rilascio della nuova versione delle clausole di resa, la Camera di commercio internazionale (ICC) promuove anche una pratica applicazione per smartphone.
Rimanere connessi digitalmente agli strumenti di
business che utilizziamo quotidianamente è più importante che mai, specialmente
per chi lavora nel commercio con l’estero. Anche restare aggiornati sulle
ultime novità è essenziale per poter portare avanti la propria attività con
successo.
Una delle principali novità di questo anno è
sicuramente la pubblicazione delle nuove clausole Incoterms® 2020. Malgrado abbiate
seguito i corsi della Cc-Ti o acquistato il libro “Incoterms 2020”, può sempre
rimanere un dubbio sulle regole di resa. Ecco quindi che anche la Camera di
commercio internazionale (ICC) ha voluto aiutare gli imprenditori fornendo una
App da scaricare sul proprio
cellulare, utile a colmare i
dubbi che possono sorgere in un momento di distrazione. Anche in viaggio quindi
è sempre pratico e veloce consultare le obbligazioni del compratore o del
venditore in una determinata regola, oppure ripassare la nuova clausola DPU.
L’App fornisce i seguenti servizi:
Breve descrizione delle 11 regole Incoterms®
Aiuta a comprendere quale termine commerciale includere nei contratti di vendita, a seconda del modo di trasporto: aereo, ferroviario, stradale, marittimo o una loro combinazione
Aggiorna sulle novità della ICC
Ricordiamo che gli Incoterms® 2020 aiutano gli
importatori e gli esportatori di tutto il mondo a comprendere le proprie
responsabilità ed evitare costosi equivoci. Le regole formano il linguaggio
delle transazioni di vendita internazionali e contribuiscono a rafforzare la
fiducia nel nostro sistema commerciale globale.
La Cc-Ti, oltre a fornire consulenze ai propri associati, promuove anche corsi di formazione sulle clausole Incoterms®. Il prossimo appuntamento è in programma il 1° aprile e le iscrizioni sono già aperte!
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/01/ART20_incoterms-app.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2020-01-27 15:43:102020-01-27 15:44:09Incoterms® 2020: anche in una pratica App
La Cina ha annunciato che dal 1
gennaio 2020 accetterà i Carnet ATA anche per le merci sportive. Si creano così
le basi per facilitare le Olimpiadi invernali di Pechino nel 2022.
Il Carnet ATA, il documento internazionale per l’esportazione temporanea di merci, denominato anche “passaporto delle merci”, permette il passaggio alle frontiere senza dover pagare tasse né tributi nell’arco di un anno. Questo documento è attualmente accettato da 78 Paesi ed è rilasciato dalle Camere di commercio.
La Cina accetta il Carnet ATA per “mostre,
fiere, congressi” ufficiali, per il “materiale professionale” e
per i “campioni commerciali”. Dal 1 gennaio 2020 le condizioni
vengono estese anche al materiale dedicato alle manifestazioni sportive. Questo
ampliamento giunge al momento opportuno e sarà molto apprezzato dagli atleti e da
tutte le entità coinvolte nei Giochi Olimpici invernali che si disputeranno nel
2022 a Pechino.
La Cina ha introdotto il sistema dei Carnet ATA nel 1998, accettando le esportazioni temporanee solo per mostre e fiere. A gennaio 2019 sono state aggiunte anche le attrezzature professionali e i campioni commerciali, permettendo a queste ultime di entrare temporaneamente nella più grande nazione asiatica.
Il Servizio Export della Cc-Ti è sempre a disposizione per informazioni relative ai Carnet ATA e al loro utilizzo. Non esitate a contattarci.
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2019/12/ART19_carnet-ATA_cina_sport.jpg8151280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2019-12-04 16:37:512019-12-04 16:37:51Cina: I Carnet ATA anche per le manifestazioni sportive
Nel corso delle ultime settimane mercati e governi centrali hanno posto molta attenzione alla situazione turca.
Occorre pertanto valutare anche l’impatto potenziale di un nuovo periodo di tensioni finanziarie in Turchia attraverso tre canali: esposizione in valuta estera, comportamento nei pagamenti e potenziali ricadute.
Dopo il recente intervento militare turco nella Siria settentrionale,
l’amministrazione statunitense ha reagito con una tariffa del 50% sulle
importazioni di acciaio turco, misura recentemente revocata in via provvisoria.
L’impatto diretto di questa misura è stato, e sarebbe in caso di riattivazione,
piuttosto contenuto dato che gli US sono un partner di esportazione minore per
l’economia turca (4.9% del totale).
Tuttavia, gli impatti indiretti, come l’evoluzione della lira turca (TRY),
il differimento del debito e il comportamento in materia di pagamenti,
avrebbero conseguenze più ampie.
L’economia turca non è immune da un nuovo shock. Sebbene sia già uscita
dalla profonda recessione del secondo semestre 2018, innescata da un forte
shock dei tassi di cambio (fino a -50% di deprezzamento del tasso di cambio),
la crescita del PIL rimane contenuta (-0,2% nel 2019 e +2,3% nel 2020).
Dovrebbe tornare al livello precedente la crisi solo nel 2021.
Diventerebbe invece assai problematico per la Turchia se l’UE aderisse a
nuove eventuali sanzioni statunitensi (come ha fatto con la Russia nel 2014).
Ad ogni modo riteniamo che, poiché l’esposizione dell’Europa all’economia turca
è significativa, ciò renda al momento improbabili sanzioni finanziarie severe. In
aggiunta l’UE dipende dalla Turchia per trattenere un afflusso potenzialmente
enorme di rifugiati verso l’UE.
Le riserve estere della Turchia hanno recuperato in parte grazie al
riequilibrio della bilancia commerciale. Tuttavia, le riserve in valuta estera
sono ancora sotto il livello adeguato: non coprono tutte le potenziali esigenze
di liquidità che si presenterebbero in caso di shock.
Il deterioramento dei termini di pagamento è il risultato di un
fabbisogno di liquidità maggiore da quando i giorni medi di pagamento (DSO)
sono aumentati di +11 giorni dal 2008 (68 giorni) al 2018 (79 giorni). Parallelamente,
prevediamo che le insolvenze aziendali cresceranno del +8% nel 2019 raggiungendo
un livello pari a +20% in confronto al valore minimo del 2016.
Le economie europee non sono immuni da eventuali contagi. Il circuito
bancario-sovrano è il canale d’impatto più probabile. Le banche dell’UE hanno
una delle più ampie esposizioni verso la Turchia e, allo stesso tempo, alcune
economie europee devono ancora affrontare un livello significativo di crediti
in sofferenza nei loro sistemi bancari e livelli elevati di debito pubblico.
Le banche spagnole, francesi e britanniche sono
le più esposte con la Turchia e l’esposizione complessiva è ancora rilevante,
nonostante un calo simmetrico nell’ultimo anno (-20% circa).
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.png00Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2019-11-26 09:39:552019-11-26 14:51:59Turchia: uno sguardo da vicino
Il primo gennaio 2020 sono entrate in vigore le nuove regole Incoterms ICC. Presso la Cc-Ti è acquistabile il libro in versione italiano/inglese.
Si è concluso il processo di revisione delle Regole Incoterms®, avviato nel 2016, e il 1° gennaio 2020 sono entrate in vigore le nuove clausole di resa. Ogni dieci anni la Camera di commercio internazionale effettua questo esercizio di rinnovamento per renderle più performanti e per adattarle alle necessità pratiche degli attori attivi nel commercio internazionale.
La nuova edizione degli Incoterms® presenta alcune novità che saranno approfondite durante il corso di aggiornamento, in agenda il 23 gennaio.
Come noto gli Incoterms® sono di supporto alle imprese nell’evitare di incorrere in costi non necessari chiarificando, all’interno del contratto, le obbligazioni delle parti, i costi e i rischi sostenuti da ciascuna di esse durante le operazioni di import ed export delle merci.
Presso la Cc-Ti sono disponibili i libri “Incoterms 2020” nella versione italiano/inglese. Per chi desiderasse acquistarne una o più copie è pregato di scrivere un email con i propri dati.
Costi: (70 CHF per i soci / 82 CHF per i non soci + spese di spedizione).
Il presente articolo a firma di Bernardo Lamoni è il terzo aggiornamento inerente la riforma del sistema dell’IVA nell’UE. I contenuti di questo testo saranno integrati anche durante il corso di formazione “IVA: Cessioni intracomunitarie” in agenda il 19 novembre.
In data 4 dicembre 2018 il
Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una serie di misure urgenti,
integrate nella normativa IVA comunitaria, denominate “Quick Fixes” e che
riguardano quattro specifiche tematiche. Le misure sono finalizzate a
migliorare il funzionamento pratico di determinate aree storicamente
problematiche e saranno applicabili a partire dal 1° gennaio 2020 a tutti i
soggetti passivi registrati ai fini IVA in uno Stato Membro dell’Unione
Europea, senza distinzioni in base all’ubicazione della sede dell’attività
operativa all’interno o all’esterno del territorio comunitario (1).
Di seguito le caratteristiche
principali ed alcune osservazioni relative alle quattro misure adottate:
1 –
Obbligo dell’acquirente di disporre di un numero di identificazione per le
cessioni intracomunitarie
L’acquirente di una cessione
intracomunitaria dovrà registrarsi ai fini dell’IVA in uno Stato diverso da
quello in cui ha inizio il trasporto dei beni. Nel caso di una cessione
intracomunitaria tra due operatori, l’acquirente sarà identificato nello Stato
UE di destinazione dei beni.
L’adempimento di quest’obbligo
rappresenta un requisito sostanziale per consentire al fornitore di applicare,
per la cessione intracomunitaria, l’esenzione ad IVA nello Stato UE di partenza
della spedizione.
L’attuale regime IVA prevede per
il fornitore, l’obbligo di trasmissione dei dati alle autorità fiscali dello
Stato UE di arrivo dei beni, attraverso l’inoltro degli elenchi riepilogativi.
Tuttavia ad oggi, il mancato inoltro degli stessi comporta solamente
l’applicazione di sanzioni, senza causare il diniego dell’esenzione all’IVA nel
caso di cessioni intracomunitarie debitamente comprovabili.
Le modifiche in oggetto prevedono
che anche la corretta presentazione degli elenchi riepilogativi diventino un
requisito sostanziale per il riconoscimento dell’esenzione all’IVA alle
cessioni intracomunitarie (2).
2 –
Creazione di disposizioni comuni inerenti alle prove documentali del
trasferimento fisico delle merci nell’ambito delle cessioni intracomunitarie
Il fornitore di una cessione
intracomunitaria per poter beneficiare dell’esenzione all’IVA nello Stato UE di
partenza del bene ha da sempre l’onere della prova del trasferimento fisico
della merce. A tutt’oggi le normative UE non prevedono disposizioni comuni
circa i documenti utilizzabili, lasciando ai singoli Stati l’emanazione di
normative locali.
A partire dal
1° gennaio 2020 saranno considerati elementi di prova:
a) i documenti
relativi al trasporto o alla spedizione dei beni, quali ad esempio un documento
o una lettera CMR riportante la firma, una polizza di carico, una fattura di
trasporto aereo, oppure una fattura emessa dallo spedizioniere;
b) una polizza
assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti
bancari attestanti il pagamento per la spedizione
o il trasporto dei beni; documenti ufficiali rilasciati da una pubblica
autorità, ad esempio
da un notaio, che confermino l’arrivo dei beni
nello Stato membro di destinazione; una ricevuta rilasciata da un depositario nello
Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale
Stato UE
Nel caso in cui il trasporto sia organizzato dal venditoresi
presume avvenuto il trasferimento intracomunitario dei beni in presenza di
almeno due elementi di prova non contradditori rilasciati da parti indipendenti
dal venditore e dall’acquirente, di cui alla lettera a).
In via alternativa quando il venditore è in possesso di uno qualsiasi
degli elementi probatori di cui alla lettera a), in combinazione con uno degli
elementi probatori non contradditori di cui alla lettera b), che confermino il trasporto e che
siano stati rilasciati da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra e
rispetto al venditore ed all’acquirente.
Inoltre,
qualora il trasporto sia organizzato dall’acquirente occorrerà
aggiungere come ulteriore elemento di prova, in aggiunta agli elementi prodotti
secondo la combinazione summenzionata, una dichiarazione scritta rilasciata
dall’acquirente che certifica che i beni sono stati trasportati da quest’ultimo
in un determinato altro Stato UE.
Si tratta
delle uniche disposizioni che non saranno integrate nella
direttiva comunitaria sull’IVA 2006/112/CE ma che andranno a modificare il
regolamento UE 282/2011. In quest’ambito è rimasta tuttavia invariata la
disposizione contenuta nella direttiva che delega agli Stati UE la scelta della
documentazione probatoria (3). Questo principio è stato citato anche dalla
Corte di Giustizia Europea (4).
Occorreranno quindi
ulteriori chiarimenti in merito alla possibilità di utilizzo degli attuali set
documentali previsti in determinati Stati UE, come prove alternative, qualora
la presunzione dell’avvenuto trasporto intracomunitario venisse rigettata da
parte delle autorità fiscali, seguendo i nuovi criteri visti sopra (5).
Favorevoli in
questo senso sono anche le note esplicative ai “Quick Fixes” (non vincolanti),
che sono attualmente in fase di elaborazione da parte del Group of the Future
of VAT, sottostante alla Direzione generale della fiscalità e dell’Unione
doganale (TAXUD).
Infine il
nuovo principio che esige che i documenti di trasporto intracomunitari debbano
essere emessi da “parti indipendenti” andrebbe chiarito riguardo
all’eventualità nella quale il trasporto dei beni sia effettuato con mezzi
propri (esempio trasporto carburanti in autocisterne o in altri mezzi di
trasporto) o con mezzi di trasporto di una società appartenente al medesimo
gruppo.
3 –
Disposizioni comuni in regime di “Call-off stock”
Le nuove disposizioni in regime
di “Call-off stock” (conosciuto anche come “Consignment stock”), mirano ad evitare che un fornitore di uno
stato UE, che detiene merci proprie in un altro Stato UE e le mette a
disposizione di un suo cliente stabilito nel medesimo stato, debba anche
identificarsi ad IVA nello Stato UE del cliente.
In una prima fase il
trasferimento dei beni a destinazione del cliente, senza che vi sia passaggio
di proprietà degli stessi, non ha rilevanza ai fini impositivi. Solamente al
momento del prelevamento dei beni per le proprie necessità imprenditoriali da
parte del cliente, si genererà una cessione intracomunitaria tra fornitore e
cliente con relativo passaggio di proprietà. Evidentemente il trasferimento
fisico intracomunitario dei beni ha già avuto luogo in precedenza.
Le attuali normative comunitarie
sono per contro più articolate ed obbligano il fornitore a registrarsi nello
Stato UE del cliente, poiché:
La spedizione della merce all’acquirente
genera nello Stato UE del fornitore un trasferimento intracomunitario di
beni “a sé stesso” in uscita, rilevante perciò ai fini IVA, da dichiarare
con gli stessi criteri delle usuali cessioni intracomunitarie.
Il successivo l’arrivo della merce negli
stabilimenti del cliente genera sempre per il fornitore un trasferimento
di beni “a sé stesso” in entrata, pure rilevante ai fini IVA, da
dichiarare con gli stessi criteri degli usuali acquisti intracomunitari
nello Stato UE del cliente.
All’atto del successivo prelevamento dei beni
da parte dell’acquirente si genererà la cessione rilevante ai fini
dell’IVA che si qualificherà come cessione nazionale imponibile.
Va tuttavia precisato che alcuni
Stati UE hanno già sviluppato misure di semplificazione personalizzate,
attuabili solamente nel caso in cui lo Stato UE di controparte disponga di
norme analoghe, allo scopo di evitare lacune di imposizione o doppie
tassazioni.
A fronte di queste casistiche, si
è quindi reso necessario formulare una solida base giuridica comune per
permettere la sincronizzazione degli scambi commerciali di questo tipo e per
evitare il rischio di eventuali ricorsi alla Corte di Giustizia Europea, la
quale non avrebbe avuto alcuna normativa comunitaria di appoggio se chiamata ad
esprimersi sulle misure semplificative unilateralmente adottate da taluni Stati
UE.
Le nuove disposizioni potrebbero
quindi essere interessanti anche per soggetti passivi non UE che già dispongono
di un magazzino merci in uno Stato UE e che vorrebbero evitare di doversi
registrare anche in un altro Stato UE dove dispongono di merci proprie presso
un loro cliente secondo il regime in oggetto.
A livello pratico le nuove norme
in regime di “Call-off stock” implicano alcune misure di gestione di tipo
organizzativo ed informatico che vanno affrontate per tempo. Se la società
effettua già cessioni intracomunitarie propriamente dette, dove cioè la
fatturazione della cessione intracomunitaria è direttamente collegata alla
documentazione di trasporto, essa dovrà prevedere nuove misure per i presenti
casi di cessioni intracomunitarie “differite”. In questo caso infatti la
documentazione di trasporto sarà collegata ai beni inizialmente trasferiti e
dovrà in un secondo momento essere abbinata ai beni successivamente fatturati,
in modo frazionato, al momento del prelevamento da parte del cliente. Il tutto
dovrà essere predisposto anche in senso inverso in caso di reso.
4 –
Disposizioni concernenti le operazioni a catena tra tre operatori, quando il
trasporto è organizzato dall’operatore intermedio
Le operazioni a catena, rientranti
nel campo di applicazione della proposta in oggetto, sono caratterizzate da
cessioni successive della stessa merce che viene trasferita da uno Stato UE ad
un altro Stato UE mediante un unico trasporto. Le operazioni a catena si
differenziano dalle triangolazioni intracomunitarie (6) in quanto in
quest’ultime l’operatore intermedio è identificato ad IVA in uno Stato UE
terzo, che non deve quindi essere né lo Stato UE di partenza del trasporto
delle merci, né lo Stato UE di destinazione delle stesse.
Nelle operazioni a catena tra tre
operatori (A, B e C) l’assenza di disposizioni comunitarie aveva costretto
varie volte i soggetti interessati a ricorrere alla Corte di Giustizia Europea
(CGE) per conoscere il trattamento ad IVA delle due cessioni. Nelle sue
sentenze la CGE aveva stabilito che in un’operazione a catena potevano
realizzarsi due scenari:
qualora la prima cessione fosse stata quella
collegata al trasporto delle merci (cessione intracomunitaria da A a B, esente
da IVA), la seconda andava qualificata come cessione nazionale nello Stato UE
di destinazione delle merci (cessione imponibile da B a C).
viceversa, qualora la seconda cessione fosse stata
quella collegata al trasporto delle merci (cessione intracomunitaria da B a C,
esente da IVA), la prima andava qualificata come cessione nazionale nello Stato
UE di partenza delle merci (cessione imponibile da A a B).
Per quanto
riguarda i criteri da considerare al fine di stabilire quando si sarebbe
verificato il primo o il secondo scenario, la GCE stabiliva che la risposta
dipendeva da una valutazione
globale di tutte le circostanze del singolo caso che doveva essere
effettuata dal giudice nazionale.
In particolare occorreva
determinare “il momento in cui
il potere di disporre del bene come proprietario era stato trasferito al
destinatario finale. Infatti, nell’ipotesi in cui il secondo trasferimento del
potere di disporre del bene come proprietario (cessione da B a C) avesse avuto
luogo prima che fosse stato effettuato il trasporto intracomunitario,
quest’ultimo non avrebbe più potuto essere imputato alla prima cessione in
favore del primo acquirente.” In tal caso si sarebbe quindi realizzato il
secondo scenario. Mentre nei rimanenti casi si sarebbe realizzato il primo
scenario (7).
Questi criteri,
di difficile realizzazione pratica, avevano generato parecchie insicurezze
nelle amministrazioni fiscali dei vari Stati UE. Si è quindi reso necessario
creare a livello di direttiva UE una nuova normativa più semplice e sicura.
I nuovi criteri, applicabili a
decorrere dal 1° gennaio 2020 e che determinano la cessione intracomunitaria
quando il trasporto è organizzato dal fornitore intermedio B in
un’operazione a catena tra tre operatori (A-B-C), dipendono esclusivamente
dall’utilizzo della partita IVA da parte di B e si possono così riassumere:
se B è identificato ad IVA nello Stato UE di
arrivo dei beni, la cessione tra A e B qualificherà come intracomunitaria
e la successiva cessione tra B e C sarà imponibile nello Stato UE di
destinazione dei beni,
mentre se B comunica ad A la propria
partita IVA dello Stato UE di partenza, la cessione tra B e C qualificherà
come intracomunitaria e l’anteposta cessione tra A e B sarà imponibile
nello Stato UE nel quale ha avuto origine la spedizione.
Pur trattandosi di un passo
importante e utile per i numerosi operatori attivi in campo intracomunitario,
occorre tuttavia considerare che in alcune specifiche situazioni, ad esempio
nel mercato delle materie prime, le cessioni a catena avvengono spesso tra
numerosi operatori in un lasso di tempo assai ridotto. Questa nuova normativa
dovrebbe quindi senz’altro essere ulteriormente approfondita ed affinata al
fine di considerare le reali molteplici casistiche che posso presentarsi.
Per contro non si è ritenuto
necessario estendere a livello di normativa comunitaria le ipotesi nelle quali
il trasporto sia organizzato dal primo fornitore A o dall’ultimo acquirente C.
In questi casi, la regola generalmente adottata dagli Stati UE è la seguente:
se il
trasporto è organizzato da A: la cessione da A a B si qualificherà come
intracomunitaria, mentre la successiva cessione da B a C sarà imponibile ad IVA
nello Stato UE di destinazione;
mentre se
il trasporto è organizzato da C: la cessione da A a B sarà imponibile
nello Stato UE di partenza dei beni, la successiva cessione da B a C si
qualificherà come intracomunitaria.
Queste semplici regole sono state
considerate talmente ovvie da parte della Commissione Europea da ritenere
superflua la loro integrazione nella nuova normativa in oggetto (8). Tuttavia
proprio di recente la Corte di Giustizia ha avuto modo di esprimersi su un caso
di cessione a catena nella quale il trasporto dei beni era organizzato
dall’ultimo acquirente, ribadendo ancora una volta il proprio orientamento,
come descritto precedentemente, alla luce di una “valutazione globale di tutte
le circostanze del singolo caso” (9). Un
vero peccato che anche quest’ultime regole non siano state conglobate nelle
presenti “Quick Fixes”.
Testo a cura di Bernardo Lamoni, MA Business and Economics Università di Zurigo Fiduciario commercialista, Rappresentante IVA Via Bosia 13, 6900 Paradiso Email
La clausola DPU e altre novità per le regole internazionali di resa
Lo scorso 12 settembre la Camera di commercio internazionale (ICC) ha pubblicato le nuove clausole di resa Incoterms che entreranno in vigore il 1° gennaio 2020. È dal 1936 che l’ICC propone regole standard che definiscono gli obblighi e i rischi degli acquirenti in una compravendita internazionale. La nuova versione conferma l’attuale suddivisione delle 11 clausole: quelle per tutti i modi di trasporto (EXW, FCA, CPT, CIP, DAP, DPU, DDP) e le regole applicabili solo per i trasporti marittimi o fluviali (FAS, FOB, CFR, CIF).
Il più grande cambiamento è sicuramente l’eliminazione del DAT (Delivered at Terminal), sostituito con il DPU (Delivered at Place Unloaded). DPU prevede la consegna della merce non più in un determinato punto, solitamente un terminal, ma in un qualsiasi luogo definito con la merce scaricata dal vettore. Con questa clausola il venditore si assume quindi il rischio non solo del trasporto, ma anche del suo scaricamento.
Anche la resa FCA ha avuto un’evoluzione. La versione 2020 prevede la possibilità per l’acquirente, in accordo con il venditore, di richiedere una polizza di carico che indichi che la merce è a bordo del vettore. Qualora vi sia una lettera di credito, il venditore potrà così avere il documento per poter emettere il credito documentario. Va rilevato che questo meccanismo è facoltativo e potrebbe far sorgere più problemi di quanti ne possa risolvere.
Vi sono cambiamenti anche per i termini assicurativi, CIF e CIP. Per la clausola marittima CIF è stato deciso lo statu quo mantenendo quindi un grado di copertura minima, la “C” secondo l’Istitute Cargo Clauses (fermo restando che le parti possono convenire un’assicurazione più completa). Nel caso della resa CIP invece, il venditore è tenuto a presentare una copertura assicurativa conforme alla clausola A, detto altrimenti una “all risk”, anche se venditore e acquirente possono accordarsi per un livello inferiore.
Infine, la versione 2020 inserisce per le clausole FCA, DAP, DPU E DDP la possibilità di utilizzare i propri mezzi di trasporto per lo spostamento delle merci, senza quindi dover far capo a un vettore terzo.
Articolo a cura di
Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana e
Valentina Rossi, Responsabile Servizio Export Cc-Ti
L’individuazione di un nuovo mercato e la scelta del modello di elaborazione si basano sia su fattori interni all’azienda sia su fattori legati al mercato prescelto. A tal proposito, è innanzitutto opportuno conoscerlo da vicino.
Tastare il polso del mercato
Aggregarsi a viaggi di prospezione o ancora partecipare a fiere internazionali in qualità di espositori o visitatori consente di “sentire il polso” del mercato. Le opzioni sono diverse e la Cc-Ti e S-GE vi supportano volentieri: sapevate ad esempio che ad ottobre S-GE organizza un viaggio negli Emirati Arabi Uniti per le PMI attive nelle tecnologie per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti, mentre a novembre la Cc-Ti terrà una missione economica multisettoriale a Shanghai? In alternativa, perché non esporre ad una fiera internazionale nel quadro di uno SWISS Pavilion ed approfittare della notorietà e visibilità del marchio “Svizzera.”?
Collaborare con un partner di vendita
Dopo aver acquisito le conoscenze fondamentali del mercato target, l’identificazione della modalità d’ingresso più adeguata è sicuramente una delle decisioni più difficili da affrontare, ma anche quella più strategica in quanto determina il successo o meno dell’intera operazione. Nell’accedere a un nuovo mercato, spesso la scelta ricade sul modello d’esportazione indiretta, ovvero sulla collaborazione con un partner commerciale locale (in generale un distributore) per beneficiare della sua rete di vendita, dei suoi clienti e della sua competenza. D’altra parte però, la vicinanza diretta al cliente finale viene meno e il controllo sulle attività per l’elaborazione del mercato spetta al partner. Deve quindi prima essere instaurato un rapporto di fiducia. La selezione del partner è una tappa fondamentale: andrebbe evitato di affidarsi al primo incontrato in fiera e che si dice entusiasta dei prodotti o servizi, sarebbe invece opportuno selezionare più candidati, esaminandoli sotto vari aspetti: dalla copertura del mercato alla solidità finanziaria, passando per il suo portafoglio di prodotti, la possibilità di gestire uno stock, le attività di marketing fornite o ancora, e se del caso, il servizio tecnico offerto. Nel formalizzare la collaborazione, sarebbe altresì opportuno fissare obiettivi periodici (di fatturato o di acquisizione di nuova clientela) e pattuire un periodo di prova.
Le possibilità di sondare il mercato sono molteplici, la scelta del partner di distribuzione è fondamentale. Fatevi consigliare. Siamo a disposizione.
Articolo a cura di
Monica Zurfluh, Responsabile S-GE per la Svizzera italiana e
Valentina Rossi, Responsabile Servizio Export Cc-Ti
https://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2018/05/CNTO-team-zurfluh-rossi-01.jpg8531280Lisa Pantinihttps://www.cc-ti.ch/site/wp-content/uploads/2020/05/LG-cc-ti-03.pngLisa Pantini2019-09-18 07:41:082019-09-10 16:48:31Consigli utili per affrontare un nuovo mercato
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